QUESTIONE DI ETICHETTA

Etichetta dei prodotti alimentari, da dicembre sparisce lo stabilimento di provenienza

Il Ministero non ha intenzione di introdurre questo obbligo

Redazione Pdn

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Etichetta dei prodotti alimentari, da dicembre sparisce lo stabilimento di provenienza

ROMA. Dal prossimo 14 dicembre sarà sempre più difficile trovare sulle etichette alimentari informazioni sullo stabilimento di provenienza o confezionamento della merce italiana che state per acquistare.
Il Governo Renzi, infatti, ha spiegato in aula che manca la legge che confermi perentoriamente questa disposizione e al momento non c’è alcune intenzione di obbligare i produttori a farlo.
Dunque meno trasparenza e meno certezze per gli acquirenti. Cosa sta per accadere lo spiega molto bene sul sito ‘Il Fatto Alimentare’ Dario Dongo, esperto di diritto alimentare e autore del libro “L’etichetta”. Dongo chiarisce che il regolamento (UE) 1169/2011 non prescrive la sede dello stabilimento tra le informazioni obbligatorie in etichetta. Ma questa informazione non era neppure prescritta dalla previgente direttiva 2000/13/CE. «Il legislatore italiano», spiega l’esperto, «aveva perciò introdotto la sede dello stabilimento quale notizia obbligatoria ulteriore, rispetto al cosiddetto “aquis communautaire”, con l’avallo della Commissione europea (la quale aveva riconosciuto il fondamento di tale prescrizione nella esigenza di garantire l’efficacia di gestione delle crisi). Allo stato attuale il decreto legislativo 109/92 é ancora applicabile, in Italia, fino a sua formale abrogazione. E dunque, in linea teorica, l’indicazione della sede dello stabilimento rimane obbligatoria per i prodotti realizzati e commercializzati in Italia».

Ma dal prossimo 14 dicembre, data di formale applicazione di gran parte del regolamento UE 1169/11, tuttavia, la prescrizione italiana della sede dello stabilimento potrà venire mantenuta solo a condizione che il Governo italiano provveda alla notifica di tale norma alla Commissione europea, ai sensi del regolamento predetto. «E il Ministero per lo Sviluppo Economico, per sua parte, non ha manifestato interesse in tal senso», sottolinea Dongo.
Proprio Il Fatto Alimentare spiega che Il Ministero ha espresso l'assenza di volontà rispetto al mantenimento dell'obbligo nazionale di citare la sede dello stabilimento. «una volontà ribadita in una nota informativa diffusa alla fine del mese luglio 2014 che però non é stata resa pubblica, bensì trasmessa alle Associazioni rappresentative delle varie categorie produttive».
Dunque tra poco meno di un mese di indicare la sede dello stabilimento non sarà più obbligatorio, con buona pace dei consumatori che vorrebbero sapere da dove arrivano i prodotti che compra.