AMBIENTE RISTUPRATO

Truffa bonifiche:ex dg Mascazzini tra 26 indagati

Nel mirino i finanziamenti per i Siti di interesse nazionale

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Truffa bonifiche:ex dg Mascazzini tra 26 indagati
UDINE. Uno stato di emergenza ambientale concepito e alimentato al solo scopo di ottenere denaro dal ministero, per bonifiche mai eseguite.
Progetti di risanamento faraonici ma irrealizzabili. E anche minacce di controlli di polizia, denunce e ispezioni ministeriali agli imprenditori di Porto Marghera. Sono i meccanismi con cui un gruppo di soggetti, tra cui esponenti di spicco dell'apparato romano, imprenditori e politici locali di Friuli Venezia Giulia e Veneto, avrebbero trovato il modo di far circolare un cospicuo flusso di denaro pubblico, in cambio di assunzioni e l'assegnazione di incarichi di progettazione sempre ai "soliti amici".
A portarli alla luce una maxi inchiesta della Procura di Roma, con accertamenti della Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Roma e dei Carabinieri della Compagnia di Cividale (Udine) che vede 26 indagati a vario titolo per associazione per delinquere, falso, truffa ai danni dello Stato, tentata corruzione, concussione e abuso d'ufficio.
Molti si sono visti recapitare un avviso di garanzia in vista di un interrogatorio davanti al pubblico ministero. A dare il via all'inchiesta capitolina era stata un'indagine avviata dalla Procura di Udine sui fiumi di denaro, circa 100 milioni di euro, erogati nei dieci anni di commissariamento del Sin della Laguna di Grado e Marano (Udine), cancellato con decreto del 6 aprile 2012 dell'allora presidente del Consiglio Mario Monti.
L'indagine si è allargata fino a coinvolgere i nomi di funzionari romani del ministero dell'Ambiente, delle sue società in-house, dirigenti di Ispra e Arpa, ex commissari dell'emergenza in laguna, soggetti attuatori e dipendenti di alcune società già coinvolte nello scandalo del Mose, come il Consorzio Venezia Nuova, tra cui il presidente Giovanni Mazzacurati.
Ideatore e promotore del sistema sarebbe stato Gianfranco Mascazzini, ex direttore generale del ministero dell'Ambiente, membro del comitato tecnico scientifico del commissario per Grado e Marano e consulente Sogesid. Una vecchia conoscenza anche dell’Abruzzo, nominato dall’ex presidente Chiodi commissario per il rischio idrogeologico non si è mai insediato perché arrestato pochi giorni dopo la nomina.

Tornando all’operazione di ieri: sospetta per gli inquirenti l'esagerata perimetrazione dell'area della Laguna per un presunto inquinamento da mercurio, con costosissimi carotaggi e piani di caratterizzazione mai validati. Ma anche il progetto di risanamento ambientale che si continuava a voler imporre alla Caffaro chimica di Torviscosa (Udine), progetto faraonico da 230 milioni di euro di Sogesid (per la progettazione aveva ricevuto 1.150.000 euro), che sarebbe stato «tecnicamente improponibile ed economicamente insostenibile».
A Porto Marghera, invece, il meccanismo utilizzato era quello delle "transazioni ambientali": gli indagati avrebbero indotto numerosi imprenditori proprietari di immobili ad aderirvi, facendo entrare nelle casse del ministero ingenti somme di denaro poi riversate al Consorzio Venezia Nuova. In questo modo l'obbligo di bonifica si trasferiva sul ministero "che sistematicamente non vi provvedeva", determinando un perdurare del danno ambientale.

GLI INDAGATI
Secondo gli investigatori, ideatore e promotore del sistema sarebbe stato proprio Mascazzini, 75 anni di Monza, già direttore generale del ministero dell'Ambiente e della Tutela del territorio e del mare, nonché membro del comitato tecnico scientifico del commissario delegato per l'emergenza socio economico ambientale della Laguna di Grado e Marano e consulente di Sogesid, la società in-house del ministero dell'Ambiente.
Tra gli altri indagati, nel Nordest e a Roma, figurano i tre commissari delegati che si sono succeduti nei 10 anni di commissariamento per l'emergenza socio-economico ambientale della Laguna di Grado e Marano, Paolo Ciani, Gianfranco Moretton e Gianni Menchini, insieme ai soggetti attuatori: Dario Danese e Giorgio Verri. Indagati pure Francesco Sorrentino, già ingegnere capo del Genio civile di Gorizia, in qualità di responsabile del procedimento, e la dirigente dell'Arpa di Udine Marta Plazzotta.
L'inchiesta si è allargata fino al Veneto, dove gli avvisi sono stati recapitati tra gli altri al presidente del Cda del Consorzio Venezia Nuova e di Thetis srl Giovanni Mazzacurati.
Nell'indagine sono finite anche le aziende Tethis (in cui risultano indagati l'ad Maria Brotto e l'ex responsabile della divisione ingegneria dell'ambiente e del territorio Andrea Barbanti), lo studio Altieri (l'ad Guido Zanovello), e la Sviluppo Italia sas (Simone Fassina e Vito Antonio Ardone).
Tra i 26 indagati anche l'avvocato dello Stato a Venezia Giampaolo Schiesaro e consulente del ministero per la tematica delle transazioni ambientali. Travolti dallo scandalo anche alcuni funzionari dell'Icram, Massimo Gabellini e Silvestro Greco, le ricercatrici dell'Ispra Antonella Ausili ed Elena Romano, oltre ai vertici di Sogesid: il direttore generale Fausto Melli, il presidente del cda e direttore generale Vincenzo Assenza, il commissario Franco Pasquino e la dipendente Giorgia Scopece. Completa il quadro degli indagati Raffaele Greco, fratello del funzionario dell'Icram e presidente della Nautilus di Vibo Valentia, società a cui erano state affidate le attività di caratterizzazione della laguna, costata circa 4 milioni di euro, ma rimasta priva di validazione.