TRASPARENZA

Autorità Anticorruzione bacchetta Regioni: «dati monchi su organi e consulenti»

E in parlamento non passa (per ora) la trasparenza delle Commissioni

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Autorità Anticorruzione bacchetta Regioni: «dati monchi su organi e consulenti»

Raffaele Cantone

ROMA. Dati ancora incompleti da parte delle Regioni per quanto riguarda la pubblicazioni sui propri siti istituzionali delle informazioni relative agli organi di indirizzo politico-amministrativo e a consulenti e collaboratori.
Lo rileva l'Autorità Anticorruzione guidata da Raffaele Cantone, che chiede agli enti di adeguarsi entro fine novembre. La pubblicazione on line di tali dati è uno degli obblighi anticorruzione a cui le pubbliche amministrazioni sono tenute.
Proprio sul livello e la qualità dell'assolvimento di tale obbligo, l'Autorità ha svolto un'attività di vigilanza sui siti istituzionali delle Giunte delle Regioni e delle Province autonome. Quindi ha prodotto un primo report, che ha mandato alle giunte interessate, chiedendo di inviare entro il 20 giugno scorso eventuali osservazioni.
Tenuto conto delle risposte pervenute, e di una ulteriore verifica sui siti effettuata dall'Autorità a fine agosto, sono stati predisposti i rapporti definitivi per ciascuna Regione e Provincia autonoma, ora disponibili on line sul sito dell'Authority. Come si legge nel rapporto, «la qualità dei dati pubblicati nei siti istituzionali delle Giunte risulta ancora insoddisfacente. Emblematico è il caso dei dati relativi agli organi di indirizzo politico-amministrativo e ai consulenti e collaboratori per i quali il tasso di adempimento è massimo mentre è minimo quello relativo alla completezza delle informazioni».
In sostanza gli organi hanno provveduto a pubblicare le informazioni ma queste ultime sono per lo più incomplete. In particolare, «sugli organi di indirizzo politico-amministrativo, solo Abruzzo, Liguria, Marche e Umbria hanno pubblicato informazioni complete».
L'Anticorruzione rileva che «il basso livello di qualità di questo obbligo di trasparenza è riconducibile anche al limitato ricorso al procedimento sanzionatorio» e «nonostante la diffusa incompletezza delle informazioni relative agli organi di indirizzo politico-amministrativo, infatti, nessuna Regione e Provincia autonoma ha comunicato all'Autorità di aver adottato misure sanzionatorie».
«Per quanto concerne i dati su consulenti e collaboratori, solo Puglia, Sardegna e Valle d'Aosta hanno pubblicato informazioni complete», rileva ancora il rapporto. Agli enti sono state inviate delle lettere firmate da Cantone con cui si chiede di adeguarsi entro il 30 novembre prossimo.

MA QUALE CASA DI VETRO?
Intanto Openpolis tramite Open Blog racconta che nonostante l’adesione di 293 Deputati le richieste della campagna ‘ParlamentoCasadiVetro’ non sono state accolte. Si chiedeva in pratica trasparenza dei lavori nelle commissioni parlamentari ma voto elettronico e resoconto integrale per le commissioni non rientrano nel testo preparato in giunta dai relatori.
Da inizio Legislatura, ricorda Openpolis, la giunta per il regolamento della Camera sta discutendo su come migliorare procedure e meccanismi delle attività di Montecitorio.
Per questo sono state presentate dai Deputati ben 9 proposte di riforma, tra cui anche quella elaborata dalla campagna ParlamentoCasadiVetro per rendere le commissioni parlamentari trasparenti attraverso l’introduzione del voto elettronico e del resoconto integrale.
«Nelle 12 sedute fin qui svolte, attraverso soprattutto al lavoro dei relatori, i membri della giunta hanno definito un testo unico di riforma del regolamento che purtroppo non comprende le nostre richieste».
La giunta sarà convocata nuovamente il 15 Novembre ed entro quella data i Deputati possono presentare emendamenti e sub emendamenti che andranno poi in discussione e votazione.
Ma perché la le proposte di ParlamentoCasadiVetro vengono avversate? Nell’ultima seduta della Giunta per il Regolamento sono state palesate due obiezioni alla trasparenza delle commissioni. 


Alcuni intravedono il pericolo che se fossero pubbliche le attività nelle commissioni, queste si trasformerebbero in un palcoscenico dove non sarebbe più possibile discutere e trovare accordi.
Sono preoccupazioni perlopiù legate all’ipotesi di riprese audio/video in presenza delle quali alcuni parlamentari potrebbero ricercare una certa spettacolarizzazione della politica.
«Diciamo subito», replica l’associazione Openpolis, «che fra gli elementi che vorremmo introdurre non sono presenti le dirette streaming ma il volo elettronico e il resoconto integrale che permettono di strutturare dati per creare informazioni a vantaggio dei cittadini e non empatia con i telespettatori».
Altri intravedono il pericolo che l’introduzione di termini di trasparenza possa far sembrare “più digeribile” una riforma complessiva del regolamento della Camera molto dibattuta soprattutto per quanto riguarda il rapporto Governo-Parlamento e la dinamica Maggioranza-Opposizione.
«A dubbi di questo tipo rispondiamo che dentro una revisione generale delle regole logica vorrebbe che si avversassero le disposizioni non condivise e non quelle meritevoli», replica Openpolis