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La protesta dei sindaci contro i tagli: oggi incontro con il Governo

«No a riduzione dei servizi o aumento del fisco locale»

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ROMA. Il faccia a faccia di oggi a Palazzo Chigi tra il governo e l'Anci riaccende i riflettori sugli affanni dei sindaci, alle prese con una legge di stabilità che taglia risorse per 1,2 miliardi, a cui dovrebbero sommarsi 300 milioni di riduzione di spese approvate quest'anno e nel 2013. Ma i sindaci, ha spiegato Piero Fassino una settimana fa al termine di un ufficio di presidenza dell'Anci, «non intendono ridurre i servizi ai cittadini o essere costretti a far salire l'asticella del prelievo fiscale per sopperire a minori risorse».
 E' necessario quindi rivedere la cronistoria delle finanziarie degli ultimi anni, ha esortato ancora recentemente Fassino, visto che tra il 2007 e il 2014 lo Stato centrale ha ridotto risorse ai sindaci per 16 miliardi, di cui otto derivanti dal Patto di stabilità. Inoltre, in vista del nuovo scenario degli enti locali che si profilerà dal prossimo 1 gennaio, che ha pressoché stoppato l'operatività delle Province a vantaggio dei Comuni, i Sindaci dovranno fare i conti con l'introduzione del nuovo sistema di contabilità, che contribuirà «ad irrigidire ancora di più i bilanci dei Comuni».
 Tutto ciò con l'incognita dell'entrata in funzione del fondo di spesa per i crediti poco esigibili, «che produrrà un peso ancora più gravoso rispetto ai tagli», e con il timore che i tagli di spesa da 4 miliardi chiesti alle regioni possano tradursi, con uno spiacevole effetto domino, sui Municipi. Si tratta di elementi, ha sottolineato il presidente Anci, «che possono vanificare l'allentamento» da 1 miliardo «del patto di stabilità, con il conseguente rischio di saldo zero per i Comuni».
 Tuttavia, nonostante un giudizio positivo sulla legge di stabilità dato da più di un sindaco (Fassino ha espresso «apprezzamento» per un provvedimento che intende rimettere in moto lavoro, crescita e investimenti), coesistono all'interno dell'Associazione posizioni assai più sfumate, come quella del delegato alla finanza locale Guido Castelli, che ha invitato l'esecutivo «ad avviare un processo di integrazione delle Regioni, visto che si tratta di enti con costi assai più rilevanti dei Comuni».
 O di chi pensa, come il vicepresidente vicario dell'Anci Alessandro Cattaneo, che l'entità dei tagli porterebbe «il sistema dei Comuni vicino al collasso», per cui varrebbe la pena contrattare qualche limatura alle risorse in cambio «di strumenti straordinari», come l'abolizione dell'articolo 18 nella pubblica amministrazione.
E' possibile ma non molto probabile che il confronto di domani possa portare a qualche risultato concreto, ma la vicenda è chiaramente complessa.
Ieri ad esempio Fassino in una lettera inviata al ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan ha chiesto lumi su «diversi provvedimenti di assegnazione di risorse ai Comuni che non risultano ancora pubblicati in Gazzetta Ufficiale».
 Tra questi la definitiva assegnazione del Fondo di solidarietà 2014, il conguaglio Imu 2013 (348,5 milioni) e i 625 milioni per le compensazioni Imu/Tasi. Al puzzle degli enti locali manca quindi ancora qualche tassello importante, come dimostra l'incontro di domani degli eletti delle nuove province, che passeranno sotto la lente d'ingrandimento le risorse disponibili per i servizi e la fattibilità del percorso della riforma Delrio. Magari anche alla luce delle tante Province in dissesto o in pre-dissesto che rischiano di zavorrare i conti delle città metropolitane.