IL PROCESSO

Processo di Bussi: Lo stato chiede 2 miliardi di risarcimento per l’inquinamento

Riprende a Chieti il processo agli ex dirigenti della Montedison: parlano le parti civili

Redazione Pdn

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Processo di Bussi: Lo stato chiede 2 miliardi di risarcimento per l’inquinamento

CHIETI. Sebbene i 700 mila abitanti della Val Pescara non bevano più dal 2007 l'acqua dei pozzi inquinati dalla discarica, le sostanze inquinanti continuano a finire nel fiume Pescara con grave danno per l'ambiente. L'Avvocatura dello Stato utilizzerà, questa mattina in udienza, 200 slide e spiegherà in aula come i nuovi test effettuati dall'organo dello Stato dimostrano al 99,9% che ad inquinare la Val Pescara è stata proprio la Montedison, con valori che superano di migliaia di volte i limiti di legge.
E’ ripreso oggi infatti il processo sulle mega discariche di Bussi in Corte di Assise a Chieti dove il dibattimento è nelle fai conclusive con le requisitorie delle parti civili e dunque le richieste di risarcimento danni.
L'Avvocatura dello Stato chiederà agli imputati alla sbarra per la mega discarica di Bussi sul Tirino danni per oltre un miliardo di euro.
«Lo Stato è al processo di Bussi sul Tirino per chiedere soldi per Bussi e per l'Abruzzo, non per portare denaro alla cassa del ministero o a Roma», spiega l'Avvocatura dello Stato nel commentare le richieste. Le provvisionali serviranno per permettere al territorio di riparare i danni decennali della mega discarica di veleni industriali della Montedison, oggi Edison, che ha inquinato i pozzi di captazione dell'acquedotto della Val Pescara e che ancora oggi continua a spargere veleni nel terreno e ad avvelenare le falde sotterranee.
Una parte della consistente richiesta di danni servirà anche, a quanto trapelato, a «risarcire il grave danno di immagine arrecato all'Abruzzo e alla salute dei cittadini abruzzesi».
A quanto si è appreso non è da escludere una ulteriore richiesta risarcitoria proprio a favore della Regione Abruzzo. Oggi alla ripresa del processo, benchè a porte chiuse, si farà vedere anche il presidente della Regione Luciano D'Alfonso. La Regione Abruzzo è parte civile nel processo contro i dirigenti della Montedison.

SI FA PRESTO A SPARARE LE CIFRE…
Se i titoli dei giornali si concentrano sulla enormità delle cifre richieste nel processo bisognerà poi superare una serie di ostacoli prima di poter davvero dire di poter spendere quei soldi per le bonifiche.
Intanto quelle di cui si parla oggi sono le richieste delle parti civili, cioè dei danneggiati (Stato e Regione e Comuni) per cui di solito si “esagera” sempre un po’ , la decisione sarà del giudice che solo in caso di condanna dovrà valutare tali richieste magari ridimensionandole.
Non vi è dubbio che il danno arrecato sia di immane proporzioni e probabilmente di inestimabile valore, cioè che nessuna cifra potrà mai bastare per ripagare i danni all’ambiente, ma bisognerà anche capire –sempre in caso di condanna- in che modo, e se, la Edison di oggi possa realmente cacciare quelle cifre.
Non è la prima volta che a margine delle udienze si sentono ventilare ipotesi e pressioni che anche senza troppi giri di parole puntano il fuoco sulle eventuali conseguenze per l’economia se davvero la Edison fosse costretta a cacciare quella cifra. Potrebbe essere l’inizio del fallimento del colosso? E quali conseguenze potrà generare tale nuova situazione?
Ecco c’è chi oggi inizia a preoccuparsi molto anche di questo aspetto. Per cui alle cifre tonde tonde bisognerà poi opporre la cruda verità che -nella migliore delle ipotesi- racconterà una storia molto diversa.

«INQUINAMENTO ATTUALE»
«L'inquinamento esiste ancora ed è molto grave, ed è un inquinamento che coinvolge le matrici sotterranee, le falde profonde, che però sono le falde che poi alimentano le acque superficiali. Non possiamo assolutamente dire che questo inquinamento è finito e lo proveremo scientificamente, con dei dati scientifici, non è un'opinione dell'avvocatura dello stato».
 E' quanto ha tra l'altro detto in una pausa dell'udienza l'avvocato Cristina Gerardis, uno degli avvocati dello Stato parte civile al processo in corso oggi in corte d'assise a Chieti per le discariche di Bussi.
«Esiste un nesso causale diretto tra i fatti di reato che ci ha esposto la Procura molto esaurientemente nelle scorse udienze e il gravissimo danno che noi lamentiamo all'ambiente - ha aggiunto Gerardis - il gravissimo pericolo per la salute dei cittadini che sono stati coinvolti per anni da questo inquinamento».
 Per quanto riguarda le richiesta di risarcimento, Gerardis ha parlato di «una richiesta di risarcimento importante del danno ambientale per il ministro dell'ambiente e del danno alla salute dei cittadini per la Regione Abruzzo; del danno all'immagine dello Stato per la presidenza del Consiglio dei Ministri e un recupero da parte del commissario delegato Goio delle somme che ha anticipato per la messa in sicurezza di alcune aree anticipando rispetto all'inquinatore che non le ha mai volute pagare».
«Questo è un caso sicuramente importantissimo nel panorama nazionale di questo tipo di processi ed è ben diverso, e su questo punto ci siano soffermati, da quello di Venezia, dal processo di Porto Marghera. E' un processo molto diverso - ha detto ancora Gerardis - dove le evidenze sono molto più pesanti in termini di presenza di inquinanti e di contaminanti nelle matrici ambientali e quindi di pericolo per la salute umana. Aspettiamo l'esito del processo e faremo una causa civile sicuramente, la causa civile serve molto perchè avere le risorse serve per fare gli interventi di bonifica».

«DANNO AMBIENTALE DA 1,3 MILIARDI DI EURO»
«Sulla base delle relazioni predisposte dall'Istituto superiore della protezione ambientale, è possibile stimare il danno ambientale arrecato dagli imputati alle varie matrici ambientali compromesse in un cifra che si aggira intorno a un miliardo e 300 milioni di euro. A cui vanno aggiunti i vari danni non patrimoniali e patrimoniali arrecati alle altre autorità che rappresento in questo processo e segnatamente la Regione Abruzzo che ha riportato anch'essa un gravissimo danno patrimoniale e non patrimoniale che potremo stimare in diverse centina di milioni di euro come poi ci accingeremo a illustrare anche nel corso del processo».
 Lo ha detto Giovanni Palatiello, avvocato dello Stato parte civile nel processo per le discariche Montedison di Bussi, nella seconda pausa dell'udienza in corso a Chieti davanti alla Corte d'Assise.
«E poi ci sono i danni all'immagine arrecati alla presidenza del Consiglio dei Ministri, al Governo che rappresenta l'intera collettività nazionale, la cui immagine anche internazionale è stata gravemente compromessa dalle condotte illecite degli imputati - ha aggiunto Palatiello. E poi c'è la posizione del commissario Goio che ha speso svariati milioni di euro per gli interventi di messa in sicurezza, in particolare della discarica abusiva TreMonti. E questi interventi di messa in sicurezza li ha pagati con i soldi dei contribuenti. Tutti i cittadini italiani hanno pagato, hanno sostenuto dei costi che avrebbe dovuto invece affrontare Edison, proprietaria dl sito, in particolare del sito inquinato, in particolare della mega discarica Tremonti. Costi ai quali però fino ad oggi Edison si è pervicacemente sottratta».