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«L’HIV non mi riguarda»: 8 italiani su 10 non si sentono a rischio

il 3% ritiene che il test sia impiegato come strategia preventiva

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«L’HIV non mi riguarda»: 8 italiani su 10 non si sentono a rischio





MILANO. 8 italiani su 10 non si sentono a rischio di contrarre l’HIV perché confidano nelle proprie abitudini e comportamenti e il 90% ritiene che avere rapporti sessuali protetti sia il metodo più efficace per non contrarre l’infezione, mentre una quota residuale (circa il 17%) ritiene invece che il modo migliore per prevenire l’infezione sia non avere contatti con le persone sieropositive.
Questi sono alcuni dei dati emersi dalla ricerca GfK Eurisko, con il supporto non condizionato di Gilead, che ha coinvolto oltre mille soggetti in tutta Italia e che ha inteso indagare le conoscenze degli italiani sull’HIV, sugli strumenti di prevenzione e sulle possibilità terapeutiche, ma anche sulla percezione del rischio di contagio e sulla rappresentazione della persona con HIV nella società odierna.

ITALIANI: QUADRO CONTRADDITTORIO
Emerge un quadro contraddittorio della rappresentazione dell’HIV/AIDS oggi. Se da un lato non si sentono a rischio personale, il 60% degli italiani pensa sia comunque facile contrarre il virus dell’HIV, perché questo riguarda prevalentemente i tossicodipendenti, le persone con relazioni promiscue e gli omosessuali. Emerge qui una ulteriore contraddizione: mentre dalla ricerca risulta che solo per 2 italiani su 10 la categoria degli eterosessuali è a rischio di contagio, l’epidemiologia dimostra che tra i nuovi infetti la maggioranza relativa sono etero (oltre il 40%).

LA CONSAPEVOLEZZA DELL’IMPORTANZA DELLA DIAGNOSI PRECOCE
Anche il test dell’HIV rappresenta uno strumento molto importante, anche se sottovalutato, per individuare subito l’infezione e iniziare precocemente i trattamenti con antiretrovirali ma solo la metà degli intervistati (46%)  lo indica come possibile strumento di prevenzione e controllo, mentre solo il 3% ritiene vi si faccia ricorso.

Lo stigma pare essere onnipresente come in passato tanto che 2 italiani su 3 hanno affermato che si sentirebbero a disagio e con non poche preoccupazioni a frequentare una persona con HIV. Quindi il malato di HIV è solo apparentemente accettato: lo stigma e la paura, legati a false credenze e mancanza di informazione, sono ancora molto presenti nelle percezioni degli italiani. Inoltre, sembra che la persona sieropositiva debba far fronte a barriere sociali in diversi ambiti, non solo nella sfera personale ma anche in quella lavorativa. Secondo gli italiani le persone sieropositive sono oggi molto discriminate nei rapporti sociali (74%), sul luogo di lavoro (71%) e nei luoghi di divertimento (55%). A risentire di queste barriere sociali anche i diritti del paziente: il 66% degli intervistati crede che il datore di lavoro sia legittimato a richiedere ai propri dipendenti il test HIV mentre 7 su 10 ritengono che la persona con HIV debba sempre dichiarare il suo stato di sieropositività.
Solo 1 italiano su 3 si sente sicuro a rapportarsi con i malati di HIV, e il 60% di chi dichiara questo conosce personalmente un paziente. Probabilmente più si conosce da vicino la malattia e il malato più aumenta la consapevolezza del reale stile di vita delle persone sieropositive, quindi vengono sfatate tutta una serie di false credenze.

IL VUOTO D’INFORMAZIONE
Il bisogno di informazione della popolazione resta insoddisfatto: 9 italiani su 10 hanno sentito parlare di HIV, ma non di recente, e il 75% ritiene che il tema sia poco trattato e vorrebbe che fosse più affrontato soprattutto nelle scuole (79%), sui mass media (66%), ma anche dal medico (54%).
«La responsabilità di questa carenza di informazioni è da ricondurre alle Istituzioni politiche,  – afferma  Rosaria Iardino - Da anni non si sente più parlare di HIV: a risentirne sono gli adolescenti, che si apprestano alle prime esperienze sessuali, e i giovani adulti eterosessuali che rappresentano oggi la popolazione a maggiore rischio di contrarre l’infezione. E’ sottovalutato l’effetto positivo di campagne di sensibilizzazione mirate, strumenti essenziali per formare una coscienza diffusa del rischio e dell’importanza della prevenzione».