ABRUZZO NERO PETROLIO

Sblocca Trivelle, l’Adriatico strategico per fare concorrenza alla Croazia

l’Abruzzo trema e il Pd dovrà dimostrare quanto conta

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Sblocca Trivelle, l’Adriatico strategico per fare concorrenza alla Croazia




ABRUZZO. L’allarme è elevato e gli ambientalisti ne sono certi:  il Governo Renzi nel cosiddetto Decreto “Sbocca Italia – Italia fossile” sancirebbe la trasformazione dell'Abruzzo con la deriva petrolifera segnandone il futuro per i prossimi decenni.
Così dopo mesi di proteste, e anche qualche vittoria, torna lo spettro di nuove trivelle. L’Abruzzo si prepara ad affrontare un autunno difficile: entro due mesi il decreto sarà trasformato in legge e il pressing romano dovrà essere serrato.
Ma servirà veramente a qualcosa?
Il punto è che sembra essersi creata una frattura netta e forse insanabile tra i “delegati del popolo” che operano in parlamento e quelli invece costretti sul territorio. Così il Parlamento è nettamente favorevole ai petrolieri votando norme che agevolano e incrementano le trivellazioni e invece nel locale come in Abruzzo il governo regionale si dice nettamente contrario.  

La politica regionale al momento sembra compatta più che mai: il no è univoco ma c’è il dubbio, il serio dubbio, che Renzi e i suoi non lo abbiano capito o quantomeno se ne infischino.
Determinante sarà l’impegno dei parlamentari abruzzesi che con questa prova avranno la possibilità di dimostrare il loro peso nei piani alti, nel caso lo vogliano davvero. Anche D’Alfonso dovrà farsi sentire ma la risposta del premier (che aveva promesso di venire in Abruzzo tra fine agosto e inizio settembre e ancora non si è visto) oggi appare scontata.
Nel Decreto ‘Sblocca Italia’ si fa esplicito riferimento al  raggiungimento degli obiettivi della Strategia energetica nazionale, ovvero il raddoppio delle estrazioni nazionali di idrocarburi.  Per il Governo , l’Abruzzo è considerato un distretto  minerario. Questa strategia è partita tre anni fa, con il Governo Monti e il ministro Passera, lo stesso che ha fortemente voluto la riduzione dei divieti per le trivellazione nel limite delle 12 miglia marine, riesumando progetti petroliferi come Ombrina, Elsa e Rospo Mare. Le pressioni delle lobbies sembrano molto più forti a Roma che in Abruzzo e sta di fatto che proprio le nuove norme impongono un passaggio di competenze al ministero con lo svuotamento di quelle regionali.

Così di fatto si anticipa la riforma della Costituzione con l'accentramento del potere a Roma senza lasciare alcun ruolo ai cittadini e ai territori. Il rischio è quello di essere tagliati completamente fuori da ogni decisione che sarà presa a livello centrale mentre alla “provincia” non resterà che subire tali decisioni.
Nel decreto, hanno fatto notare i comitati No Triv, si prevede il riconoscimento del carattere strategico praticamente di ogni infrastruttura legata agli idrocarburi: gassificatori, gasdotti, stoccaggi di gas nel sottosuolo, attività di prospezione e sfruttamento di giacimenti di idrocarburi: «qualsiasi norma inserita in un piano per la tutela paesaggistica e ambientale (ad esempio un piano di un parco nazionale) potrà essere superata per la realizzazione dei gasdotti».
Inoltre denunciano gli ambientalisti, il titolo concessorio sarà unico, mentre ora i titoli sono due: permesso di ricerca e concessione di coltivazione. Un grande favore alle multinazionali? Una volta individuato un giacimento, potranno reclamare "un diritto acquisito" per lo sfruttamento del patrimonio dello Stato.
Inoltre, contestano gli oppositori di questo ‘Sblocca Trivelle’, tutte le procedure di Valutazione di Impatto Ambientale per le attività di ricerca, prospezione ed estrazione in terraferma saranno sottratte alle Regioni e assegnate allo Stato, con conseguente accentramento dei poteri a discapito del diritto dei cittadini che abitano su territorio di far sentire la propria voce.

LO SPAURACCHIO DELLA CROAZIA
C’è poi il comma 10 dell’articolo 38 che crea perplessità e che riguarda le risorse nazionali di idrocarburi in mare “localizzate in ambiti posti in prossimità delle aree di altri Paesi rivieraschi oggetto di ricerca e coltivazione di idrocarburi”.
“Prossimità” è concetto vago così come sembra generica la formulazione di questo comma che invece per molti si riferisce chiaramente e solamente all’apertura della Croazia alle trivellazioni. Non esistono infatti altri paesi rivieraschi che non siano quelli dell’Adriatico, per cui di sicuro questo comma con le agevolazioni che prevede si riferisce sicuramente a questo mare.
Con questa previsione si finisce per derogare al divieto di esercizio di nuove attività in mare, che ricadano entro le 12 miglia marine dalla costa. Individuate tali risorse, il Ministero dello Sviluppo Economico può, infatti, autorizzare per massimo cinque anni (prorogabili per altri cinque) progetti “sperimentali” di coltivazione di giacimenti di idrocarburi. 

La manina che ha inserito tali norme sembra aver ascoltato con attenzione l’ex premier Romano Prodi che in una intervista che fece il giro del mondo aveva parlato proprio della situazione croata e del pericolo connesso più che all’ambiente al mancato introito delle tasse nel nostro Paese.
Il comma 10 crea agevolazioni per i petrolieri per non farli irretire dalla Croazia?
Ogni giorno, ormai da settimane, partono appelli all'intera comunità abruzzese affinché si mobiliti con tutte le sue forze per evitare che la Regione Verde d'Europa abbia per decenni un futuro nero petrolio.
Ma mentre la politica locale in modo bipartisan si sta, mobilitando a Roma le cose non vanno così. Lo racconta il deputato di Forza Italia, Fabrizio Di Stefano: «Il mio appello lanciato qualche settimana fa, affinché chi rappresenta l’Abruzzo al Governo s’impegnasse per scongiurare la deriva petrolifera della nostra Regione è caduto nel vuoto. Delle due l’una: o il Pd è per la petrolizzazione dell’Abruzzo o i suoi parlamentari abruzzesi non contano nulla a Roma». Di certo questo non appare come un segnale confortante.
«Noi faremo battaglia», avverte Di Stefano, «e ripresenteremo l’emendamento per bloccare Ombrina e una qualsiasi deriva petrolifera delle nostre coste. Ognuno, a quel punto, di dovrà assumere le proprie responsabilità, a cominciare dal Presidente della Regione D’Alfonso che ha strumenti e mezzi per intervenire».