TASSE CASSATE

La «legge bugia» di Chiodi impugnata dal Governo e la propaganda sulle tasse

Bagarre in consiglio regionale dopo l’ennesima bocciatura di una legge regionale

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La «legge bugia» di Chiodi impugnata dal Governo e la propaganda sulle tasse

Il potere ieri e oggi



ABRUZZO. Sperare dalla politica di avere qualcosa che assomigli alla verità è cosa ardua ed è stato così anche ieri in consiglio regionale nella discussione seguita alla notizia della impugnazione da parte del governo della legge 32 del 2014 approvata a maggio scorso dalla maggioranza Chiodi poco prima di lasciare il posto alla nuova giunta.
Il fatto dunque è questo: sospetti di grave illegittimità di una legge regionale. Non che sia la prima volta, anzi durante il quinquennio del centrodestra si è assistito svariate volte (verosimilmente un numero che probabilmente supera le 10 volte) in censure di questo tipo che significa almeno che gli uffici regionali preposti non controllano a dovere i testi e le norme da approvare, il che oltre ad essere un errore non lieve  porta via molto tempo e denaro (oltre comprensibili conseguenze per la collettività).
L’ultima legge impugnata  è una tra le ultime ma quella forse più importante sulla quale Chiodi e compagni hanno basato la campagna elettorale con lo slogan «abbiamo abbassato le tasse».

LE CENSURE DEL GOVERNO
La legge prevede Provvidenze sociali a favore dei malati oncologici e dei soggetti trapiantati, contiene modifiche alle leggi regionali 20/2010, 2/2013, 23/2014, 24/2014, sostegno alimentare alle persone in stato di povertà e finalizzazione di risorse e determinazione aliquote addizionale Irpef per l'anno d'imposta 2014 e aliquote imposta regionale sulle attività produttive per il periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2014.   
Secondo il governo «va considerata la questione relativa all’esercizio del potere dell’organo legislativo regionale in casi di scioglimento dell'assemblea regionale per fine legislatura, con specifico riferimento all’approvazione della legge regionale in esame». Dunque in prossimità delle elezioni i consigli regionali hanno poteri «attenuati»
«Pertanto, la legge in esame potrebbe essere ritenuta legittima soltanto laddove la sua adozione fosse giustificata dalla sussistenza di presupposti di urgenza e di indifferibilità, ovvero laddove la medesima costituisse un atto dovuto», sostiene il governo.
Oltre questo aspetto non proprio secondario ce n’è un altro molto più grave perché «si ritiene che la legge regionale presenti anche aspetti di illegittimità costituzionale relativamente alla disposizione contenuta nell’articolo 9, che, sostituendo l’art. 13 della l. r. n. 23 del 2014, prevede che “le industrie insalubri, che emettono in atmosfera e che abbiano subito un provvedimento di sequestro del proprio impianto per violazioni al Testo Unico Ambientale ed al Codice Penale, al fine della riattivazione e riaccensione dell’impianto sono sottoposti a nuova procedura autorizzativa. Nelle more della nuova eventuale autorizzazione è sospesa l’attività relativa alle emissioni in atmosfera”».
Qui l’errore rosso starebbe nel fatto che il testo è stato ricopiato pari pari da un’altra legge già impugnata e dunque «presenta gli stessi vizi di legittimità». Come è possibile fare errori del genere?

IN CONSIGLIO

Questi i fatti ma ieri in consiglio regionale si è preferita la propaganda e la strumentalizzazione.
Il capogruppo di Forza Italia, Lorenzo Sospiri, ha subito accusato i centrosinistra di «voler cancellare la riduzione delle tasse agli abruzzesi della giunta Chiodi»  
«Con un emendamento presentato all’ultimo momento – sottolinea Sospiri – il centrosinistra vuole abrogare la legge 32 approvata dal Consiglio lo scorso maggio, quando alla guida della Regione c’era il Presidente Gianni Chiodi. Non consentiremo in alcun modo che ciò avvenga e siamo pronti a presentare centinaia di emendamenti per bloccare questa iniziativa».
Alla fine però l’emendamento viene ritirato.
Camillo D’Alessandro (Pd) ha commentato: «Nel dibattito in Aula è emersa la verità: la famosa legge regionale n. 32 del 21 maggio 2014, che avrebbe ridotto le tasse, introdotto contributi per i malati oncologi ed altri provvedimenti approvati a fine legislatura, impugnata dal Governo perché approvata in regime di prorogatio, non potrà attuarsi. È una bugia, come è una bugia, il tentativo che avremmo voluto aumentare le tasse agli abruzzesi».
D’Alessandro spiega che l’emendamento per cancellare la norma era ovviamente conseguenza diretta dell’impugnazione del governo: «dobbiamo cancellarla per riscriverla».

L'assessore al Bilancio, Silvio Paolucci, ha spiegato meglio la posizione dell’attuale maggioranza.
«Non è vero che la maggioranza voleva cancellare la riduzione delle tasse agli abruzzesi», ha detto, «Si tratta di un'evidente strumentalizzazione dell'opposizione di centrodestra, anche perché se la legge 32 non verrà interamente riscritta sarà impossibile renderne operative le misure. La legge approvata dalla precedente maggioranza lo scorso maggio - ha spiegato Paolucci - è stata impugnata dal Governo nazionale. Prevedeva, oltre agli interventi sulla fiscalità, anche misure a sostegno del welfare e contributi ai malati oncologici. Per quanto riguarda quest’ultimo asse, in particolare, si tratta di provvedimenti extra Lea, che non possono essere adottati da Regioni sottoposte a Piano di rientro dal deficit sanitario. E’ evidente, dunque, che non hanno alcuna efficacia. Di qui la nostra decisione di abrogare quella legge e procedere a una revisione completa della normativa, in modo da superare l'impugnativa statale».
Ad onor del vero tuttavia il governo nella sua impugnativa ufficiale –come spiegato sopra- non parla affatto di questo aspetto che riguarda i Lea.