ITALIA NERA

Abruzzo e Petrolio, «con Renzi le attività petrolifere diventano strategiche»

L’appello: «no allo sblocca petrolio»

Redazione Pdn

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BASTA IDROCARBURI PETROLIO





ABRUZZO. Ombrina, Elsa, gli stoccaggi gas e tutte le attività che riguardano gli idrocarburi diventano “strategiche” con il Decreto “Sblocca-Italia”.
Il Forum acqua lancia l’allarme: «Abruzzo verso il distretto petrolifero, i parlamentari abruzzesi come voteranno?»
Il Governo Renzi nel cosiddetto Decreto “Sbocca Italia” sancisce la trasformazione dell'Abruzzo e di altri territori italiani in distretti petroliferi. Nel comunicato stampa del Governo si può leggere testualmente “Si è quindi proceduto a riconoscere il carattere strategico delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e quelle di stoccaggio sotterraneo di gas naturale, delineando quindi procedure chiare ma commisurate alla natura di pubblica utilità, urgenza e indifferibilità.”

Quindi Ombrina, Elsa, gli stoccaggi gas di S. Martino sulla Marrucina e San Benedetto del Tronto e tutti gli altri progetti che aleggiano sul territorio abruzzesi sembrano destinati ad avere una via preferenziale.
«Si arriva al paradosso», denuncia il Forum dell’Acqua, «che le produzioni viti-vinicole, il paesaggio della costa dei trabocchi e in generale il nostro territorio e i tanti impianti e lavorazioni che non provocano inquinamento, compresi quelli per la produzione energetica da fonti rinnovabili, e su cui si fonda la nostra economia non sono attività strategiche a norma di legge mentre lo sono i pozzi e l'economia del petrolio che sono causa dei cambiamenti climatici e di un pesante inquinamento e su cui fanno grandi profitti poche multinazionali».
Gli ambientalisti aspettano la pubblicazione del testo definitivo del Decreto per ulteriori commenti sui passaggi più tecnici del provvedimento che introduce anche il titolo concessorio unico, «altro grande regalo alla lobby del petrolio».
Si legge nel Comunicato governativo “In particolare, si è prevista l’introduzione di un titolo concessorio unico, comprensivo delle attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi...”.
«E' ovvio», chierisce Augusto De Sanctis, «che con queste norme sarà più difficile opporsi alla deriva petrolifera prevista per la nostra regione dalla Strategia Energetica Nazionale (puntualmente citata nel comunicato del Governo*) per proteggere e sostenere l'economia del turismo e delle produzioni di qualità».
Il Forum abruzzese dei Movimenti per l'Acqua e il Coordinamento No-Triv Abruzzo lanciano quindi un appello preventivo a tutta la classe politica regionale affinché tutti gli eletti di qualsiasi livello, «siano essi Sindaci, Consiglieri Comunali, Presidenti di Provincie, Consiglieri regionali, Assessori, e lo stesso Presidente della Regione intervengano presso il Governo per scongiurare la trasformazione concreta della regione dei parchi in distretto minerario petrolifero».

Un grido d’allarme nelle ultime settimane è arrivato anche da parte dell’eurodeputato del Movimento 5 Stelle Piernicola Pedicini che ha chiesto la piena applicazione, anche in Italia, del piano della Ue “Clima-energia 20-20-20”

«L'estrazione del petrolio nelle regioni e nel mare italiano è uno scempio ambientale devastante e inaccettabile che produce danni irreversibili», sostiene Pedicini, «i progetti di perlustrazione per trovare idrocarburi nel mare Adriatico e nello Ionio rischiano di essere un altro colpo mortale per la tutela dell’ecosistema e della salute pubblica. Tutto questo ci deve spingere a fermare con ogni mezzo e prima che sia troppo tardi, i piani scellerati e irresponsabili del governo Renzi e delle multinazionali del petrolio».
Intanto 38 associazioni ambientaliste (tra queste anche alcune abruzzesi) hanno firmato il ‘documento di Crotone’ per contestare la revisione costituzionale del governo Renzi, che interviene principalmente su due questioni: il bicameralismo e l’assetto delle competenze legislative dello Stato e delle Regioni. «Se la riforma vedrà la luce, lo Stato potrà ergersi a decisore unico delle sorti dell’ordinamento locale, dei beni culturali e paesaggistici, del turismo, dell’energia, del governo del territorio, delle infrastrutture strategiche e di altre materie ancora», denunciano le associazioni.