SANITA'

Eterologa: sequestro delle cartelle cliniche Antinori a Milano

Verso archiviazione inchiesta scambi embrioni

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Eterologa: sequestro delle cartelle cliniche Antinori a Milano



ROMA. E' con un nuovo blitz che oggi i Carabinieri Nas hanno sequestrato le cartelle cliniche di 5 pazienti sottoposte alla fecondazione eterologa dal ginecologo Severino Antinori nella clinica Matris di Milano, mentre l'esperto ha annunciato una seconda gravidanza accertata dopo la prima resa nota nelle scorse settimane.
 Ed in attesa del decreto legge per la regolamentazione dell'eterologa in Italia, che dovrebbe approdare a breve in Cdm, arriva una 'svolta' per il caso degli embrioni scambiati all'Ospedale Pertini di Roma: la procura si appresta a chiedere l'archiviazione dell'inchiesta, non ravvisando alcun reato.
La cartelle sequestrate nella clinica di Antinori sono relative alle due pazienti la cui gravidanza è accertata e ad altre tre per le quali si attende la conferma degli esami. E' stato rilevato, ha affermato il ginecologo, «che io avrei commesso un atto di opposizione sulla base dell'articolo 650, in occasione del primo sopraluogo dei Nas le scorse settimane, rispetto alla richiesta di consegnare la documentazione relativa alla prima gravidanza ottenuta da eterologa, ma è falso. Non mi sono opposto alla consegna della documentazione amministrativa, ma mi sono appellato al segreto professionale rispetto alla consegna della cartella clinica. Ora il pm ha chiesto le cartelle cliniche alla luce di tale ipotesi di reato e le abbiamo consegnate».

 Duro il giudizio dell'esperto: «Ritengo questo un atto persecutorio» ed è in atto «una strategia per reprimere la libertà procreativa nel Paese, a fronte della sentenza della Corte che invece rende l'eterologa praticabile».
 Intanto, a Roma, la procura ha accertato che non vi è alcun reato dietro lo scambio di embrioni avvenuto nell'ospedale Pertini nel dicembre scorso, ed ora si appresta a chiedere l'archiviazione del fascicolo. Gli accertamenti al vaglio del pm, Claudia Alberti, avevano preso lo spunto, ad aprile, dalla denuncia presentata da una delle coppie sottoposte al trattamento di fecondazione. 

Nell'atto con il quale si sollecitava l'avvio dell'azione penale si faceva riferimento a possibili violazioni della legge 40 del 2004 che, a giudizio della procura, prevede solo sanzioni di tipo amministrativo e civilistico qualora venga identificato il responsabile dello scambio di embrioni.
Nessun profilo, invece, a livello penale. Una vicenda, quella romana, che evidenzia, secondo alcuni, possibili rischi legati alle tecniche di procreazione medicalmente assistita. Problematiche più evidenti nel caso delle tecnica eterologa, a partire dalla questione dell'anonimato del donatore che, in queste ore, sta suscitando accese polemiche dopo che il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha annunciato di voler demandare questo punto alla discussione parlamentare.
Secondo la senatrice del Pd Laura Puppato, infatti, «concedere la riconoscibilità dei donatori dei gameti, anche affidando al Parlamento la questione della conoscenza delle origini da parte del nato, significa affossare l'eterologa, come è avvenuto in Svezia».
 Tale punto, osserva l'avvocato e docente di Biodiritto Gianni Baldini, è già disciplinato da altre norme e volerlo ridiscutere è «strumentale».
 Opposta l'opinione della vicepresidente della Commissione Affari sociali della Camera, Eugenia Roccella: «La riconoscibilità dei donatori nella fecondazione eterologa è un diritto figli», afferma.