LEGGI SBAGLIATE

Ater e malati oncologici, consiglio ministri impugna due leggi regionali dell’era Chiodi

Il Consiglio regionale era in prorogatio: «non c’era urgenza»

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Ater e malati oncologici, consiglio ministri impugna due leggi regionali dell’era Chiodi




ABRUZZO. Il Governo Renzi ha impugnato la legge regionale sui malati oncologici e i trapiantati: la 32 del 2014. Ma pure quella sulla riforma dell’Ater, ovvero la numero 24, sempre del 2014.
Alla base delle contestazioni, per entrambi, la condizione di prorogatio del Consiglio regionale che si apprestava ad arrivare alle elezioni regionali. Ma non solo.
Il Cdm ricorda che come chiarito già dalla sentenza 515/1995 della Consulta, il Consiglio Regionale può deliberare «in circostanze straordinarie o di urgenza, o per il compimento di atti dovuti o di ordinaria amministrazione».
Pertanto, le due leggi impugnate potrebbero rivelarsi legittime solo nel caso in cui la loro adozione fosse giustificata dalla sussistenza di presupposti di urgenza e di indifferibilità, ovvero «un atto dovuto».
Ma in tutti e due i casi il Governo Renzi tira le orecchie al Consiglio regionale sostenendo che «abbia legiferato oltrepassando i limiti riconducibili alla sua natura di organo in prorogatio».

L’ARTICOLO 9 IN CONTRASTO CON CODICE AMBIENTE
Per quanto riguarda la legge sui malati oncologici e trapiantati si sottolinea anche un altro aspetto di incostituzionalità, ovvero all’articolo 9 che, sostituendo l’articolo 13 della legge regionale prevede che “le industrie insalubri, che emettono in atmosfera e che abbiano subito un provvedimento di sequestro del proprio impianto per violazioni al Testo Unico Ambientale ed al Codice Penale, al fine della riattivazione e riaccensione dell’impianto sono sottoposti a nuova procedura autorizzativa”.
Ma secondo il Cdm quanto disposto dal Consiglio regionale «si pone in contrasto con il sistema delle autorizzazioni previsto dal Codice dell’ambiente, secondo cui “In caso di inosservanza delle prescrizioni l'autorità competente procede, secondo la gravità dell'infrazione, alla sospensione o alla revoca».
La disposizione regionale censurata, invece, non distingue tra sospensione temporanea e revoca dell’autorizzazione, «attraverso una valutazione effettuata caso per caso in relazione alla gravità dell’infrazione, ed impone, per la riattivazione-riaccensione dell’impianto, che quest’ultimo sia sottoposto sempre ad una nuova procedura autorizzativa, determinando così un inutile aggravio del procedimento e un dispendio di costi per i privati».

LA VENDITA DEI BENI DELL’ATER
E c’è un’altra contestazione anche alla base della contestazione della legge sulla riforma delle Ater e precisamente si punta il dito contro l’articolo 1 che consente alle aziende territoriali in condizioni di deficit strutturale di destinare al risanamento finanziario dei rispettivi bilanci i proventi della vendita, tra l’altro, degli immobili di edilizia agevolata e convenzionata nonché degli edifici di fatto non utilizzati come alloggi in quanto inagibili o inabitabili.
Un escamotage che avrebbe potuto aiutare i bilanci in deficit a riprendersi. Ma non si può fare.
«Le suddette previsioni», si legge nell’impugnazione, «non risultano in linea con le norme introdotte dall’art. 3, comma 1, del d.l. 28 marzo 2014, n. 47, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 maggio 2014, n. 80, che ha previsto che “Le risorse derivanti dalle alienazioni devono essere destinate esclusivamente a un programma straordinario di realizzazione o di acquisto di nuovi alloggi di edilizia residenziale pubblica e di manutenzione straordinaria del patrimonio esistente».

Alessandra Lotti