LO STUDIO

«La Medicina Omeopatica arrivò in Italia grazie ai teramani Delfico e Comi»

La ricerca sarà illustrata oggi a Parigi in un convegno internazionale

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«La Medicina Omeopatica arrivò in Italia grazie ai teramani Delfico e Comi»




TERAMO. Una ricerca storica curata dal medico Gaetano Maria Miccichè di Roma e dalla giornalista Michela Ridolfi ha messo in luce il ruolo decisivo che ebbero il filosofo ed economista Melchiorre Delfico, e il medico Vincenzo Comi nella diffusione della Medicina Omeopatica in Italia.
Lo studio è stato inserito dal Comitato scientifico della Liga Medicorum Homoeopathica Internationalis (LMHI), nel programma del 69° Congresso internazionale che partirà oggi a Parigi.
«I due illustri teramani», spiega Ridolfi, «seguivano e studiavano i primi esperimenti di Samuel Hahnemann, fondatore della medicina omeopatica, già trentasei anni prima della sua applicazione pratica presso l’Ospedale Militare della Trinità di Napoli. L’analisi di lettere, pubblicazioni, riviste ha permesso di dimostrare quanto la medicina italiana fosse attenta, a cavallo tra il ‘700 e l’800 a ciò che accadeva oltre confine. L’omeopatia ha avuto modo di attecchire a Napoli nel 1821 perché la scienza e la cultura del Regno avevano già preparato un terreno fertile per il suo germogliare. Il bimestrale di Vincenzo Comi “Commercio Scientifico d’Europa col Regno delle Due Sicilie” pubblicò, dal 1792 al 1794, ben tre articoli a firma di Samuel Hahnemann. La conoscenza si tramutò in brevissimo tempo in venerazione - da parte del Comi e di tutti gli scienziati e letterati facenti parte del suo colto circolo - per Hahnemann e le sue scoperte».
«Anche un altro grande uomo di cultura e scienza di Teramo, il filosofo – economista Melchiorre Delfico», continua Ridolfi, «nel 1822, dopo avere curato il nipote Orazio con i nuovi rimedi, scrisse: “...divenni Annemaniano di cuore. …Fu per questo soave sentimento che eccitò il mio spirito ad aprir anche all’approvazione della ragione. …Presi in mano l’Organon dell’illustre riformatore».
«Grazie a Vincenzo Comi e Melchiorre Delfico entrambi di Teramo, Francesco Romani medico e filosofo di Vasto e Rocco Rubini medico e farmacologo di Cellino Attanasio, la nuova medicina di Hahnemann entra in Italia e ha modo di attecchire. L’entusiasmo per il fondatore del nuovo medico sapere è così elevato che il conte Quintino Guanciali di Loreto Aprutino pubblica un poema dal titolo ‘Hahnemannus seu homoepathia nova medica scientia’, con cui celebra le nuove pratiche mediche che lo hanno guarito da una grave malattia. L’opera riscuote grande successo e fortuna fra i contemporanei», dichiara Michela Ridolfi.
«La nostra ricerca è solo ai primi passi. Dal contesto italiano ci proponiamo di allargare l’indagine in Europa, attenti a rintracciare tutti i satelliti che seppur da lontano, seguivano passo-passo, il genio di Samuel Hahnemann nella sua crescita e sintesi della Nuova Medicina», dichiara Gaetano Maria Miccichè.