L'NCHIESTA

Vaccini senza controllo e virus introdotti illegalmente: in 41 rischiano il processo

Coinvolto anche l’allora direttore dell’Izs di Teramo, Caporale.

Redazione Pdn

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Vaccini senza controllo e virus introdotti illegalmente: in 41 rischiano il processo




ROMA, 14 LUG - Dietro le emergenze vaccini per combattere, negli scorsi anni, Lingua Blu e Aviaria ci furono illeciti ed omissioni che, specie per il virus della Blue-Tong, hanno provocato danni al patrimonio zootecnico. Di ciò è convinta la procura di Roma che ha chiuso recentemente un'inchiesta con 41 indagati che ora rischiano di finire sotto processo con accuse che, a seconda delle posizioni, vanno dall'associazione per delinquere alla corruzione, dall'epidemia alla diffusione di una malattia degli animali, dalla falsità ideologica alla rivelazione di segreti d'ufficio. Tra gli indagati dirigenti e funzionari del ministero della Salute e responsabili della ditta farmaceutica Merial Italia. Spiccano, nell'elenco dei destinatari dell'avviso di chiusura inchiesta del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, i nominativi di Romano Marabelli, già direttore generale del Dipartimento Alimenti e Sanità veterinaria del dicastero della Salute, di Vincenzo Caporale, all'epoca dei fatti direttore dell'Istituto zooprofilattico sperimentale dell'Abruzzo e del Molise, e della virologa, nonché deputata di Scelta Civica, Ilaria Capua.
Ed è proprio dalla Coldiretti e da esponenti soprattutto politici di quella Regione che si invocano chiarezza e pene severe. Non solo.
Si chiede al ministro della Salute Beatrice Lorenzin di avviare un'indagine interna e sospendere gli indagati.
Marabelli e Caporale devono rispondere, tra l'altro, di diffusione di una malattia degli animali per aver disposto «l'impiego - si legge nel capo di imputazione - per la campagna vaccinale contro la Blue-tongue 2003-2004» del vaccino prodotto da un'azienda sudafricana «omettendo di disporre la prevista sperimentazione del suddetto vaccino» e cagionando «la diffusione in gran parte degli allevamenti italiani del virus della blue-tongue provocando ingenti danni al patrimonio zootecnico nazionale».
 Negli anni, così, anziché prevenire la malattia l'attività illegale avrebbe contribuito a far strage di pecore e capre con ingenti danni per l'Erario e, in particolare, per la Sardegna, prima regione italiana per l'allevamento di ovini e caprini.
Gli episodi di corruzione sono legati alle campagne contro la "blue-tongue", nel periodo 2006-2009, che favorì la Merial Italia, anche con false attestazioni, attraverso la vendita di «ingenti quantitativi di vaccino non necessari al fabbisogno nazionale, ed in particolare della Regione Sardegna, causando un danno patrimoniale di due milioni e mezzo di euro».
 Quanto all'aviaria, gli accertamenti hanno portato alla scoperta di un'associazione per delinquere finalizzata all'utilizzazione di «virus altamente patogeni dell'influenza aviaria, del tipo H9 ed H7N3, di provenienza illecita - si legge nel capo di accusa - al fine di produrre in forma clandestina, senza la prescritta autorizzazione ministeriale, specialità medicinali ad uso veterinario procedendo successivamente, sempre in forma illecita, alla loro commercializzazione e somministrazione agli animali avicoli di allevamenti intensivi».
L'inchiesta giudiziaria preso le mosse da segnalazioni delle autorità Usa al vaglio delle quali erano finite le ammissioni di Paolo Candoli, della ditta Merial Italia, uno dei 41 indagati, il quale aveva riferito di aver introdotto illecitamente il virus dell'aviaria nel nostro paese.

LINGUA BLU E ISTITUTO ZOOPROFILATTICO DI TERAMO

La Bluetongue è una malattia che colpisce gli ovini e i caprini, provocandone spesso la morte, ed è trasmessa da un piccolo insetto, simile a un moscerino (culicoide). L’infezione interessa anche i bovini, che in genere non si ammalano ma possono fungere da fonte di infezione per i culicoidi e quindi diffondere la malattia. Il virus responsabile della Bluetongue non è in grado di infettare l’uomo e quindi non vi è alcun pericolo per la salute umana.
L’Istituto zooprofilattico di Teramo è Centro di Referenza Nazionale per le malattie esotiche degli animali - CESME (la Bluetongue è classificata tra queste) e dal 2006 è stato designato anche Laboratorio nazionale di riferimento per la Bluetongue.

Il CESME, questo è il nome del centro, opera quindi all’interno del Servizio Sanitario Nazionale sotto l’egida del Ministero della Salute. Tra le sue competenze annovera gli studi sui rischi di introduzione o diffusione della Bluetongue sul territorio nazionale, l’esecuzione e la conferma della diagnosi della malattia e, come organo tecnico del Ministero, partecipa all’elaborazione dei piani di sorveglianza nazionali.
La Bluetongue è comparsa in Italia per la prima volta nell’estate del 2000 in Sardegna, dove si è diffusa rapidamente grazie all’elevata densità di culicoidi presenti e all’elevato numero di capi ovini e caprini. La malattia negli anni successivi si è diffusa anche nel Continente, dove è stata posta sotto controllo, ed in alcune Regioni debellata, anche grazie all’utilizzo dei vaccini.