TRASPARENZA

Accesso agli atti, una proposta di legge per conoscere tutte le carte delle Pubbliche Amministrazioni

Partita la campagna FOIA4Italy

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Accesso agli atti, una proposta di legge per conoscere tutte le carte delle Pubbliche Amministrazioni




ROMA. Prosegue la campagna promossa da diversi soggetti della società civile, fra cui Openpolis, per ottenere un Freedom of Information Act (FOIA) anche in Italia. Strumento indispensabile per una cittadinanza consapevole e partecipe al bene comune.
Openpolis ha elaborato una proposta di legge che ha offerto come contributo al Parlamento e al Governo: se approvata, consentirà a chiunque (non solo ai cittadini) di poter conoscere tutti gli atti, documenti e dati formati e detenuti dalle Pubbliche Amministrazioni, con poche e tassative eccezioni.
La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha riconosciuto l’accesso alle informazioni detenute dai governi come diritto: oggi più di 90 Paesi democratici hanno un FOIA.
In Italia, nonostante diverse leggi sulla trasparenza, manca ancora uno strumento comparabile a un FOIA. La legge 241 del 1990 sul procedimento amministrativo è considerata tra le più restrittive d’Europa. Il Decreto Legislativo 33 del 2013 non ha ridotto i limiti entro i quali un cittadino può chiedere informazioni alla pubblica amministrazione e a poco più di un anno dalla sua adozione sono ancora più evidenti i limiti di un provvedimento che non prevede sanzioni per le amministrazioni non trasparenti. L’iniziativa FOIA4Italy nasce dalla società civile. «Il nostro scopo», spiegano da Openpolis, «è ottenere, anche in Italia, strumenti già disponibili in molti altri Paesi per controllare l’operato dell’amministrazione e snellire il suo lavoro. Vogliamo norme sulla trasparenza moderne, di larga applicazione e facilmente utilizzabili dai cittadini».
La visione è quella di mettere qualunque cittadino italiano che lo desideri in condizione di diventare agente di trasparenza. «FOIA4Italy», spiegano i promotori, «si batterà perché i cittadini sappiano a che punto sono i piani per gli asili nido pubblici; perché si possa scoprire dove sono gli investimenti promessi per contrastare la violenza domestica; per avere dati certi sulla situazione sanitaria della propria regione; perché si possano avere cifre precise su quanti sono gli esodati; per sapere di finanziamenti, incarichi e conflitti di interessi e per scoprire la corruzione che si cela dietro a un appalto prima che sia troppo tardi ed evitare così gli enormi sprechi e ritardi che abbiamo visto negli ultimi anni».
Negli Stati Uniti, dove la legge sul diritto all’informazione è una risorsa cui i cittadini ricorrono di frequente, il costo totale annuo per l’applicazione della legge è inferiore a $1,4 per ogni cittadino. Agli italiani la corruzione pubblico-privata costa 1.000 euro a testa all’anno. Anche una piccola diminuzione della corruzione ripagherebbe i costi di applicazione della legge.

+++ LA PROPOSTA DI LEGGE