LE INCHIESTE

Aviaria e Lingua Blu, non è finita: inchieste sul business e sugli uomini chiave

Coinvolti dirigenti pubblici (anche a Teramo) e imprese per vendere più vaccini

Redazione Pdn

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Aviaria e Lingua Blu, non è finita: inchieste sul business e sugli uomini chiave


ABRUZZO. Bufera a scoppio ritardato per la “lingua blu” l’epidemia che si diffuse oltre 10 anni fa in tutta Italia. Sui vaccini per combatterla si scatenarono proteste feroci degli allevatori.
Oggi La nuova Sardegna scrive che la Procura di Roma ha aperto un'inchiesta e tra le ipotesi su cui starebbero lavorando i magistrati c'è quella che i vaccini invece di debellare la malattia negli allevamenti in realtà ne avrebbero favorito la diffusione. Nell'inchiesta sarebbero coinvolti anche due dirigenti pubblici - Romano Marabelli, direttore generale del Dipartimento alimenti e sanità veterinaria del ministero della Sanità, e Vincenzo Caporale, direttore dell'istituto zooprofilattico sperimentale di Abruzzo e Molise, accusati di aver organizzato una catena criminosa che, negli anni, anziché prevenire la malattia avrebbe contribuito a far strage di pecore e capre con ingenti danni per l'Erario e, in particolare, per la Sardegna, prima regione italiana per l'allevamento di ovini e caprini.
Nella stessa inchiesta risulterebbe indagata la virologa e deputata di Scelta civica Ilaria Capua.
L’inchiesta si intreccia e per certi versi si sovrappone a quella di cui i giornali hanno parlato pohi giorni fa e riguarda gli allarmi lanciati per l’aviaria, allarmi che sarebbero secondo l’accusa legati strettamente all’acquisto di vaccini e a presunte tangenti a pubblici ufficiali.
Lirio Abbate su L’Espresso ad aprile del 2014 aveva già parlato di moltissimi particolari di questa inchiesta.
«Questa indagine svela il retroscena dell’emergenza sanitaria provocata dall’aviaria in Italia», si legge nell’articolo de L’Espresso, «E si scopre che i ceppi delle malattie più contagiose per gli animali e, in alcuni casi, persino per gli uomini viaggiano da un Paese all’altro, senza precauzioni e senza autorizzazioni. Esistono trafficanti disposti a pagare decine e decine di migliaia di euro pur di impadronirsi degli agenti patogeni: averli prima permette di sviluppare i vaccini battendo la concorrenza.

L’indagine è stata aperta dalle autorità americane e poi portata avanti dai carabinieri del Nas. Perché l’Italia sembra essere uno snodo fondamentale del traffico di virus. Al centro c’è un groviglio di interessi dai confini molto confusi tra le aziende che producono medicinali e le istituzioni pubbliche che dovrebbero sperimentarle e certificarle. Con un sospetto, messo nero su bianco dagli investigatori dell’Arma: emerge un business delle epidemie che segue una cinica strategia commerciale. Amplifica il pericolo di diffusione e i rischi per l’uomo, spingendo le autorità sanitarie ad adottare provvedimenti d’urgenza. Che si trasformano in un affare da centinaia di milioni di euro per le industrie, sia per proteggere la popolazione che per difendere gli allevamenti di bestiame. In un caso, ipotizzano perfino che la diffusione del virus tra il pollame del Nord Italia sia stata direttamente legata alle attività illecite di alcuni manager».

Il traffico di virus è stato scoperto dalla Homeland Security, il ministero creato dopo le Torri Gemelle per stroncare nuovi attacchi agli Stati Uniti.
Fondamentale per l’indagine è la testimonianza di Paolo Candoli, manager italiano della Merial, la branca veterinaria del colosso Sanofi: l’uomo ha patteggiato l’immunità in cambio delle rivelazioni sul contrabbando batteriologico.
Ai detective ha descritto come nell’aprile 1999 si fece spedire illegalmente a casa in Italia un ceppo dell’aviaria tramite un corriere Dhl.

Secondo le indagini  la referente di Candoli –che sa come muoversi e sponsorizza convegni medici-
è Ilaria Capua, virologa di fama internazionale, attualmente deputato di Scelta Civica e vice presidente della Commissione Cultura alla Camera.
«È nota per i suoi studi sul virus dell’influenza aviaria umana H5N1: la rivista “Scientific American” l’ha inserita tra i 50 scienziati più importanti al mondo, “l’Economist” due anni fa l’ha inclusa tra i personaggi più influenti del pianeta. Fino all’elezione alla Camera, era responsabile del Dipartimento di scienze biomediche comparate dell’Istituto Zooprofilattico sperimentale (Izs) delle Venezie con sede a Padova. E con lei anche altri suoi colleghi della struttura veneta sono finiti nel registro degli indagati».
«Secondo le conclusioni dei carabinieri», si legge sempre nell’articolo di Abbate, «l’azione di Ilaria Capua con la complicità di altri funzionari dell’istituto di Padova avrebbe contribuito a creare un cartello fra due società, la Merial e la Fort Dodge Animal, escludendo le altre concorrenti, nella vendita di vaccini veterinari per l’influenza aviaria. Il marito della Capua, Richard John William Currie, lavorava alla Fort Dodge Animal di Aprilia, attiva nella produzione veterinaria. Anche Currie è indagato insieme ad altre 38 persone. Nell’elenco ci sono tre scienziati al vertice dell’Izs di Padova (Igino Andrighetto, Stefano Marangon e Giovanni Cattoli); funzionari e direttori generali del mistero della Salute (Gaetana Ferri, Romano Marabelli, Virgilio Donini ed Ugo Vincenzo Santucci); alcuni componenti della commissione consultiva del farmaco veterinario (Gandolfo Barbarino, della Regione Piemonte, Alfredo Caprioli dell’Istituto superiore di sanità, Francesco Maria Cancellotti, direttore generale dell’istituto zooprofilattico di Lazio e Toscana, Giorgio Poli della facoltà di Veterinaria dell’università di Milano, Santino Prosperi dell’università di Bologna); coinvolta anche Rita Pasquarelli, direttore generale dell’Unione nazionale avicoltura. I fatti risalgono a sette anni fa ma molti degli indagati lavorano ancora nello stesso istituto».

LINGUA BLU, UMORE NERO
Chi si è battuto da 10 anni producendo denunce e documenti è stato il Cospa Abruzzo il cui responsabile, Dino Rossi, venen ascoltato da più propcure ma nessuna inchiesta riuscì mai ad approdfare alle aule di tribunale.
Rossi ricorda che l’indagine aperta a Torino dal giudice Guariniello venne poi trasferita ed archiviata a L’Aquila.
«La procura di Sulmona, titolare dell’indagine Leacche, successivamente affidata alla Ciccarelli», spiega oggi Rossi, «aveva nominato il CTU Maria Tollis e Domenico Fenizia, anche questo caso finì in archivio. Avevamo documenti importanti, “prodotti involontariamente” dall’istituto zooprofilattico di Teramo, in quanto, oltre ad essere il promotore era anche il controllore del vaccino,  diretto all’epoca dei fatti dall’onnipresente  Vincenzo Caporale, amico e compare d’anello del famoso dottor Romano Marabelli, dai quali si evinceva chiaramente che il vaccino invece di prevenire, diffondeva l’epidemia. Qualcuno si era interessato, tanto che il direttore dell’Istituto zooprofilattico di Portici, Domenico Fenizia, venne poi licenziato e pare sia ancora in causa per riavere l’incarico».

«Ma ci chiediamo», aggiunge Dino Rossi del Cospa Abruzzo, «chi potrà mai rimborsare tutti gli allevatori d’Italia che hanno avuto danni tanto ingenti da dover spesso chiudere le attività, sia per i numerosi casi di decessi e aborti, per l’impossibilità della movimentazione del bestiame e delle carni, sia per l’enorme calo della produzione del latte? E chi rimborserà tutti gli Italiani per le enormi spese dirette e indotte da questa inutile e dannosa vaccinazione? E chi rimborserà sempre gli Italiani per la perdita di gran parte del patrimonio zootecnico e per i danni ambientali causati dal mancato pascolo, dalle mancate transumanze ecc., con danni veri e propri agli ecosistemi e pascoli  montani? E le organizzazioni di categoria che per la maggior parte fecero orecchie da mercante alla numerosa e giustificata protesta degli allevatori, che faranno adesso, forse un class action per spillare qualche lira?».