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Riforma Senato, Colletti (M5S): «deriva pericolosissima»

Il parlamentare ha inviato una lettera, con i suoi dubbi, ai professori ordinari di Diritto Costituzionale

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Riforma Senato, Colletti (M5S): «deriva pericolosissima»




ABRUZZO. Il deputato abruzzese del Movimento 5 Stelle, Andrea Colletti, capogruppo in Commissione Giustizia ha scritto una lettera ai professori ordinari che si occupano di Diritto Costituzionale e Scienze Politiche ai quali esprime tutte le sue perplessità sulla riforma del Senato.
Colletti spiega di scrivere non solo in qualità di deputato ma anche «come avvocato ed anche come semplice cittadino preoccupato da una deriva pericolosissima».
I senatori saranno 100, 95 dei quali rappresentano le istituzioni territoriali e 5 sono nominati dal capo dello stato. Non saranno scelti dai cittadini, ma dai consiglieri regionali. Bicameralismo addio perché il Senato si occuperà di materie costituzionali. I Senatori del futuro, a differenza dai progetti iniziali, potranno esprimersi anche sulle leggi di bilancio, ma dovranno votare le proposte di modifica entro 15 giorni.
Per quanto riguarda, invece, l’indizione dei Referendum abrogativi, la costituzione dice 500 mila firme, il testo dei relatori ne proponeva 1 milione, l’emendamento approvato in commissione le ha portate a 800 mila.
Inoltre aumenta il quorum necessario per eleggere il presidente della Repubblica (modifica all’articolo 83 della Costituzione). L’emendamento approvato prevede un quorum dei due terzi per i primi 4 scrutini, di tre quinti per le successive 4 votazioni e dal nono voto in poi basterà la maggioranza assoluta. Attualmente richiede il quorum dei due terzi nei primi tre scrutini, che diventa alla quarta votazione maggioranza assoluta. Dal testo licenziato dalla Commissione viene anche ridotto il numero di questi ultimi, rispetto all’attuale Costituzione. Sono cancellati, infatti, i tre rappresentanti di ciascun Consiglio regionale. Eleggeranno il capo dello Stato, quindi, i 630 deputati e i 100 senatori. 

Colletti contesta «l'instaurazione di un monocameralismo di fatto unito ad una legge elettorale ipermaggioritaria. Il problema non è il monocameralismo in sé (su cui sono peraltro favorevole) ma l'assenza di contrappesi che una scelta di questo genere richiederebbe».
Per il deputato accompagnare una legge elettorale maggioritaria ad un impianto costituzionale monocameralista consentirebbe l'istituzione di un governo della minoranza, artatamente divenuta maggioranza.
«Se poi pensiamo che il nuovo Senato sarà espressione dei territori regionali e locali ove vige sempre una legge elettorale di tipo maggioritario», contesta ancora il deputato, «appare chiaro che l'istituto della democrazia rappresentativa sarà per sempre cancellato. A favore della democrazia per acclamazione o plebiscitaria».
Qualora poi dovesse davvero essere introdotto l'istituto della “ghigliottina” sui disegni di legge governativi per il pentastellato verrebbe delegittimata, ancora più di oggi, l'attività legislativa del parlamento, «unico organo di vera rappresentanza dei cittadini».
Colletti contesta anche le riforme che investono il presidente della Repubblica, la Corte costituzionale ed il Consiglio Superiore della Magistratura. «Avremo un presidente della Repubblica tutt'uno con il Governo e con il Partito al potere. Ed anche una militarizzazione dei giudici della Corte costituzionale attraverso il duplice controllo delle nomine parlamentari e delle nomine presidenziali.
Dove sono la tutela della legalità costituzionale, delle minoranze e delle opposizioni? Dov'è la tutela dei singoli cittadini?»
Per finire l'innalzamento delle firme necessarie per il deposito di iniziative di legge popolari: «mira ad allontanare sempre di più la partecipazione popolare dalla vita pubblica e politica di questo paese».
Inoltre, con la possibilità delle “liste bloccate” «avremo un parlamento di nominati, fedeli alla linea di una o poche persone che non dovranno mai rendere conto a coloro che li hanno votati. Una tale riforma elettorale mi sembra troppo simile alla tristemente famosa Legge Acerbo ed alla modifica statutaria avvenuta negli anni venti e trenta».