SANITA'

Crollano le vaccinazioni in Italia: «colpa delle campagne di disinformazione»

Calo consistente anche del -25%. Riscoppiano alcuni focolai di malattie “debellate”

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ROMA.  Da tempo vittime di vere e proprie campagne mediatiche denigratorie e oggetto di sentenze, le coperture vaccinali, oltre che distribuite a macchia di leopardo sul territorio italiano, sono in forte discesa, con picchi che, in alcune zone, raggiungono il -25%.
La denuncia viene dalla Società Italiana d'Igiene (SItI) e conferma quanto si temeva, compresa la preoccupazione del riemergere di nuovi focolai di malattie quasi debellate. Occasione per fare il punto è stata la conferenza stampa 'L'importanza di VaccinarSì', organizzata in occasione dell'anno di vita del portale informativo www.vaccinarsi.org, patrocinato dalla SItI, insieme al Ministero della Salute e all'Istituto Superiore di Sanità.
Negli ultimi anni, è l'allarme lanciato dal presidente SItI Michele Conversano, «a causa delle campagne di controinformazione antivaccinale, assistiamo a un calo pauroso della copertura, con picchi anche del 25% in meno per morbillo e rosolia».
 Se, infatti, negli ultimi anni in Italia si registra, in media, una perdita di un punto percentuale annuo, «i cali sono più evidenti nelle località in cui queste associazioni sono più attive e in prossimità di convegni», specifica Antonio Ferro, responsabile della Campagna VaccinarSì della SItI.
«Siamo inondati di informazioni ma, paradossalmente, molto disinformati», sintetizza il ministro della Salute Beatrice Lorenzin.
«E' facile - sottolinea - pensare: io il vaccino a mio figlio non lo faccio, lo farà il mio vicino di casa».
 Ma è solo con una copertura pressoché completa che sono state debellate, in Italia, poliomelite e vaiolo.
E, laddove «la copertura è insufficiente, le malattie ritornano».
 Per questo sui vaccini «non possiamo abbassare la guardia né in Italia né in Europa e ho inserito il tema nel programma del semestre europeo».

«SUPER INFORMAZIONE UGUALE DISINFORMAZIONE»
 Conferma la preoccupazione per le stime diffuse oggi il Presidente della Commissione Affari Sociali della Camera Pierpaolo Vargiu, «dimostrano che le campagne di disinformazione, figlie anche di allarmi infondati lanciati da alcune procure, ci spingono lontano dal progresso scientifico e dalla necessaria attenzione alla prevenzione. Un doppio salto all'indietro mentre il Sistema Sanitario Nazionale dovrebbe solo cominciare a preoccuparsi di come garantire la sostenibilità dei nuovi vaccini innovativi».
 In Italia non vige l'obbligo di vaccinazione per malattie come morbillo e rosolia che, nonostante sembrino innocue, possono avere conseguenze anche molto gravi. La prima può originare complicanze che possono portare alla morte, la seconda, in caso il contagio riguardi donne in gravidanza, può comportare malformazioni al feto. Affinché sia efficacie la copertura vaccinale dovrebbe coprire il 95% dei bambini. Tuttavia la realtà è ben diversa e, come molti altri aspetti della sanità, si differenzia molto da regione a regione.
«In genere - spiega Ferro - è maggiore al Nord dove, in Regioni come Veneto, Lombardia, Emilia Romagna e Toscana, raggiunge il 90-92% di copertura. Mentre al Sud scende ben al di sotto. In particolare in Campania siamo all'80% del totale».
 Eppure, ad esempio per quanto riguarda il morbillo, negli ultimi 18 anni, grazie a vaccinazioni 'su larga scala' sono stati evitati 2 milioni di casi di contagio e 2000 di decessi. Vaccinare in larga scala, inoltre, «fa risparmiare» il Sistema Sanitario, ricorda Renato Soncini, presidente Gruppo Vaccini Farmindustria. «Secondo uno studio dell'Università Tor Vergata di Roma - specifica - vaccinando contro l'influenza tutte le persone tra 50-64 anni, si spenderebbero 76 milioni di euro ma se ne risparmierebbero 746 milioni in cure e diagnosi».

4 VACCINI OBBLIGATORI
Sono 4 le vaccinazioni 'obbligatorie' per i bambini italiani, ovvero quella contro difterite, tetano, poliomelite e epatite B. Tutte le altre sono facoltative, benché fortemente consigliate.
Tuttavia anche laddove vige l'obbligo, se un genitore si rifiuta di far vaccinare il figlio, in almeno cinque regioni non sarà sottoposto a sanzioni e potrà aspettarsi, al massimo, di venir chiamato per un colloquio informativo presso la ASL di appartenenza, nella speranza di fargli cambiare idea.
«Alcune regioni, come Piemonte, Emilia Romagna, Friuli e Toscana hanno tolto la sanzione amministrativa. Mentre l'obbligo vaccinale è stato del tutto sospeso in Veneto, in base a un progetto pilota», chiarisce Antonio Ferro, responsabile della Campagna VaccinarSì della Società italiana di Igiene (SItI).
Sono lontani i tempi in cui il rifiuto prevedeva la segnalazione dei genitori ai Tribunali dei minori.
«Un tempo poteva anche venir sollevato il padre dalla patria potestà e al piccolo vietato l'accesso a scuola, se non aveva il libretto sanitario in regola», spiega Stefania Salmaso direttore del Centro nazionale di epidemiologia dell'Istituto Superiore di Sanità.
«Oggi - prosegue - i Servizi sanitari regionali si orientano verso il tentativo di convincere i genitori attraverso il dialogo. Perché si ritiene opportuno arrivare all'obiettivo non attraverso la coercizione ma attraverso l'ottenimento di un consenso».

GLI INVITI A FARE ALTRI VACCINI
 Oltre a quelle 'obbligatorie', in base al Piano di prevenzione vaccinale 2010-2014, sottoscritto dall'Intesa Stato regioni, il Servizio Sanitario Nazionale invita anche a vaccinare i nuovi nati contro la pertosse, il morbillo, la parotite, la rosolia, la meningite C, pneumococco e l'Haemophilus influenzae b (Hib).
E' chiamato, vaccino esavalente, quello che raggruppa difterite-tetano-pertosse acellulare, Polio, Hib, Epatite B. Quello trivalente riunisce, invece, le vaccinazioni contro morbillo, parotite e rosolia(MPR). Il calendario dei vaccini inizia al terzo mese di vita, quando vengono somministrati l'esavalente e l'antipneumococco, poi richiamati al 5°e 11° mese. Tra il 13° e il 15° mese invece si procede, per chi la sceglie, con la trivalente, richiamata al sesto anno. Un bambino non deve essere vaccinato se ha un'allergia grave nei confronti di un qualunque componente del vaccino e la vaccinazione può esser rimandata in caso di malattie moderate o gravi. Effetti collaterali, che possono verificarsi come per qualunque altro farmaco, riguardano in media un bimbo su 4 e durano al massimo 1 o 2 giorni. Si tratta, in genere, di rossore e gonfiore localizzati nel punto dell'iniezione, a volte con febbre.