POLITICA

Città metropolitane. Anci: «rivedere il ruolo delle Regioni»

Lanzetta: «statuto strumento per integrazione singoli territori»

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Città metropolitane. Anci: «rivedere il ruolo delle Regioni»



ROMA. Il varo definitivo della legge 56, la cosiddetta Delrio, che ridisegna la mappa istituzionale sui territori, con il varo delle città metropolitane e la revisione delle Province, che opereranno come ente di secondo livello, inciampa inevitabilmente sul ruolo delle Regioni.
Per questa ragione oggi l'Anci, in un doppio convegno dedicato alle città metropolitane e alle nuove province, è tornata a tastare il polso ai sindaci italiani, richiamati in gran numero per l'occasione, anche per limare le richieste da avanzare al governo.
Ma a pacificare gli animi ha pensato il ministro per gli Affari Regionali, ed ex sindaco di Monasterace (Rc), Maria Carmela Lanzetta: la legge Delrio rappresenta «l'atto iniziale di un importante processo di prospettiva, che va costruito nel tempo, chiamando in causa la corresponsabilità di tutti i livelli di governo per ripensare progressivamente il modo di essere delle istituzioni».
 Per questa ragione lo statuto delle città metropolitane «dovrà essere lo strumento che consente il superamento delle individualità e l'integrazione dei singoli territori».
 Ma non tutto fila liscio secondo molti Sindaci, soprattutto per la mancanza di chiarezza. Tanto da indurre il compassato primo cittadino di Catania, ex presidente Anci e già ministro dell'Interno, Enzo Bianco, a puntare il dito sul ruolo delle Regioni.

«Molti guai dei Comuni italiani dipendono dalla voglia delle Regioni di avere un ruolo preminente nella programmazione e nel governo dei territori», ha affermato.
E pensando al sistema elettorale del futuro Senato delle autonomie ha aggiunto che «è inaccettabile che i Sindaci vengano eletti dai consiglieri regionali».
 Chiaro anche il messaggio del presidente Anci e sindaco di Torino Piero Fassino, che più volte ha toccato il tasto della sussidiarietà nei rapporti con le Regioni.
«Siamo consapevoli che queste siano istituzioni politiche e amministrative decisive, ma la legge di riforma - ha sottolineato - deve imporre una riflessione sul fatto che le Regioni sono nate per fare leggi e per programmare e non per gestire».
 Sul futuro Senato delle Autonomie Fassino ha anche chiesto «un ruolo diverso dei Comuni che non può essere ridotto ad un eletto per Regione e per lo più scelto da consiglieri regionali».
 Su questo aspetto si è espresso anche il costituzionalista Franco Pizzetti, per molti versi coautore della legge di riforma Delrio. Parlando delle città metropolitane ha spiegato che «le Regioni non debbono vedere il nuovo sistema nascente come concorrenziale, anche perché le città metropolitane hanno un diritto-dovere di intessere un rapporto privilegiato con l'Unione Europea».
 Sulla stessa linea il sottosegretario agli Affari regionali Gianclaudio Bressa, per il quale «la nuova cultura delle autonomie deve riuscire a percepire nel migliore dei modi la diversità di ciascun territorio», anche se «in questo momento sono presenti elementi di contrasto come, secondo alcuni, le Regioni, che interpreterebbero male i contenuti della legge 56».