DI TUTTO DI PIU'

Rai, commercianti e partite Iva contro il canone bis

Bollettini da 200 a 400 euro

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

8335

Rai, commercianti e partite Iva contro il canone bis




ROMA. Migliaia di bollettini stanno arrivando in questi giorni nelle cassette delle posta.
Mittente: la Rai. Destinatari: commercianti e partite iva. Causale: pagamento canone speciale.
La richiesta è indirizzata alle aziende iscritte alle Camere di Commercio che abbiamo apparecchi che ricevono trasmissioni televisive. Dunque il provvedimento riguarda tutte quelle attività che usano per motivi lavorativi i televisori come i ristoranti e gli alberghi ma non solo. Sul piede di guerra artigiani, commercianti e partite Iva che si sono visti recapitare il bollettino e possiedono magari solo un computer per lavorare e non certo per guardare i programmi tv.
Il canone speciale, così si chiama, va pagato, spiega la Rai, da chi detiene «uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni radio televisive fuori dall’ambito familiare nell’esercizio di un’attività commerciale e a scopo di lucro diretto o indiretto: per esempio alberghi, bar, ristoranti, uffici».
Le buste inviate dalla Rai «sono lettere informative, non cartelle esattoriali» spiega Marco Zuppi, direttore Rai Canone, che precisa che «il personal computer senza sintonizzatore non comporta come noto il pagamento del canone».
Il consigliere Rai Antonio Verro ha spiegato: «il canone speciale è una una legge e la Rai sta semplicemente facendo rispettare una legge. La Rai finora è stata timida, mentre ora non più». 

Ma in questi giorni, come detto, sono stati spediti bollettini anche a attività manifatturiere, di noleggio, artigianali, informatiche, alimentari, aziende di servizi, agenti di commercio ai quali proprio non va giù questa richiesta. C’è poi il caso dei professionisti o partita Iva che lavorano da casa che potrebbe vedersi costretto a pagare il doppio canone: quello relativo al televisore che usa per la sua abitazione privata e uno per il computer che usa per lavorare.
Alzano la voce Cna e Confartigianato che avevano segnalato già qualche mese fa il ritorno di fiamma della RAI con le richieste di canone televisivo con un intervento nei confronti del Ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi per stigmatizzare «l’aggressiva» ripresa della campagna abbonamenti nei confronti di tutte le imprese, indipendentemente dall’effettivo possesso delle apparecchiature sottoposte al pagamento della tassa. Adesso la questione si sposta nella sede parlamentare, su iniziativa di Confartigianato.
Si stanno infatti promuovendo sia un’interrogazione parlamentare sia una proposta di emendamento legislativo per porre la parola fine ad una vicenda che annualmente preoccupa milioni di imprese.

In particolare l’emendamento proposto fa chiarezza in ordine alla corretta applicazione delle norme relative all’obbligo di pagamento dell’abbonamento speciale alla RAI, escludendo da tale obbligo la detenzione di apparecchiature atte o adattabili alla ricezione del segnale radiotelevisivo (Personal Computer, Tablet PC, smartphone, ecc.), impiegati normalmente per lo svolgimento di attività lavorativa, imprenditoriale o professionale, diversa dalle attività di intrattenimento ed utilizzati per scopi strettamente legati allo svolgimento ditali attività.
La norma esclude anche ogni occasionale fruizione di programmi radiotelevisivi attraverso dette apparecchiature ed abroga espressamente ogni diversa disposizione vigente che dovesse risultare in contrasto con quanto disposto.
«Le imprese – secondo Nadia Beani Presidente di Confartigianato di Ascoli Piceno e Fermo - non hanno bisogno di balzelli ulteriori e di incertezze normative né possono ancora una volta rappresentare il salvadanaio per finanziare inefficienze e novità che tardano a venire. A prescindere dalle interpretazioni formali delle norme in vigore abbiamo manifestato al Ministro la nostra forte contrarietà all’applicazione di questo iniquo balzello basato sulla teorica eventualità che apparecchi utilizzati solo ed esclusivamente per finalità intrinseche al lavoro dell’impresa (come ad esempio le apparecchiature per la videosorveglianza) possano essere utilizzati per accedere al servizio di ricezione del segnale radio/TV. Avvisi che generano confusione: questo è il risultato di una campagna che non aiuta a fare chiarezza su chi deve effettivamente pagare l’abbonamento RAI nelle imprese e che nei toni perentori ne suggerisce di fatto il pagamento».