LA QUESTIONE

Abruzzo. Presunto danno alla voce del giudice, l’otorino Croce si difende

Ma la Asl di Chieti risarcisce 130 mila euro al giudice Canzio

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Abruzzo. Presunto danno alla voce del giudice, l’otorino Croce si difende

Il giudice Canzio




CHIETI. «I danni alle corde vocali? E’ la tesi della difesa del giudice Canzio, ma noi diciamo esattamente il contrario: non può essere considerato un errore averlo operato due volte se c’erano due polipi da togliere, il tutto peraltro dopo visite preliminari, consensi informati firmati ed esami istologici che hanno confermato la necessità degli interventi chirurgici».

Sulle notizie che arrivano dal tribunale di Campobasso, dove è in corso il processo civile contro l’otorino professor Adelchi Croce accusato di lesioni da parte del suo paziente (appunto il giudice Giovanni Canzio), non si è fatta attendere la replica dell’avvocato teatino Andrea Di Lizio, che difende Adelchi Croce, docente alla d’Annunzio e primario otorino al SS. Annunziata insieme agli avvocati Davide Brunelli di Perugia e Federico Liberatore di Campobasso. Il processo è stato chiesto per i danni che l’otorino avrebbe provocato al giudice, attuale presidente della Corte d’appello a Milano ed all’epoca degli interventi chirurgici (2011) in servizio all’Aquila.
Secondo il presidente Canzio la sua voce non sarebbe tornata normale a seguito degli interventi alle sue corde vocali eseguiti dal prof. Croce, tanto che la Asl di Chieti gli ha già pagato un risarcimento di 130 mila euro.
«Questo pagamento della Asl al paziente, dopo il tentativo di mediazione previsto dalla legge nei casi di contenzioso civile – chiarisce l’avvocato Di Lizio – è stato deciso senza il consenso del prof. Croce il quale non ha partecipato a questa mediazione. Se ci fosse stato, avrebbe contestato ogni responsabilità ed ogni danno, come sta facendo nel processo che si sta celebrando».
 Si spieghi meglio…
«Per questioni di privacy e per rispetto del giudice e del processo che si sta celebrando, non mi dilungherò sugli aspetti tecnici dell’intervento – spiega l’avvocato Di Lizio – dico solo che siamo partiti dalle difficoltà della laringe del giudice Canzio e dalla assoluta necessità dei due interventi alle corde vocali, prima a sinistra e poi a destra, considerato che il paziente si era presentato in visita praticamente afono o con grave disfonia. Dopo questi interventi c’è stata la rieducazione curata dalla logopedista ed intanto a Milano, dove il paziente si è poi trasferito, un otorino ha deciso che l’afonia persistente del giudice fosse legata ad esiti cicatriziali sulle corde vocali. Il che non è, e non tanto per questioni di invalidità permanente che darebbe diritto ad un risarcimento: infatti al massimo il paziente disfonico era e disfonico è rimasto, quindi il danno non esiste. Noi invece dimostreremo che queste cicatrici sono congenite, non hanno nessun nesso causale con i polipi asportati e quindi nulla hanno a che vedere con gli interventi chirurgici. D’altra parte al processo è stato già acquisito un dato inconfutabile e cioè che il doppio intervento era necessario perché c’era un polipo su entrambe le corde vocali».
 E’ solo una tesi difensiva o c’è di più?
«I periti che assistono il professor Croce sono i presidenti delle società nazionali di Otorino, di Foniatria, un medico legale come il professor Fineschi e tutti esponenti di spicco del settore – conclude l’avvocato Di Lizio – se questi personaggi ci mettono la faccia, per il momento significa solo che credono alle nostre tesi. Siamo ancora alle udienze istruttorie, ma siamo fiduciosi sull’esito del processo visto che errore medico non c’è stato. Certo è che per la ultra ventennale professionalità del professor Croce, va chiarito il fatto che la decisione della Asl di pagare il risarcimento non può significare che si danno per accertate sia la colpa professionale del chirurgo Croce sia l’esistenza del danno preteso, soprattutto quello che la parte civile vorrebbe aggiungere ai 130 mila euro già pagati dalla Asl».

Sebastiano Calella