"L'EQUIVOCO"

Tangenti L’Aquila, Marchetti risponde ai magistrati: «nessuna mazzetta, c’è stato un equivoco»

Tre ore di interrogatorio per Vinci

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Tangenti L’Aquila, Marchetti risponde ai magistrati: «nessuna mazzetta, c’è stato un equivoco»

Luciano Marchetti




L'AQUILA. Sono andati avanti per tutta la giornata di ieri gli interrogatori degli indagati dell'inchiesta "Betrayal" su presunte tangenti negli appalti per la ricostruzione di chiese e monumenti.
I reati contestati, a vario titolo, sono corruzione aggravata per un atto contrario ai doveri d'ufficio; falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico; distruzione e occultamento di atti veri; uso di atto falso; turbativa d'asta; millantato credito; emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti.
Tutti sostengono di essere riusciti a dimostrare la loro estraneità ai fatti contestati e i legali hanno avanzata istanza di revoca delle misure cautelari.
Dalle intercettazioni sembrerebbe che a innescare il meccanismo affinchè la Curia fosse stazione appaltante sia stato lo stesso Luciano Marchetti (arrestato ieri, ai domiciliari) che illustrava al prelato gli scenari derivanti dalla modifica di una norma a livello governativo.
L’idea era quella di trasferire attraverso il Cipe centinaia di milioni di euro alla Chiesa che poi avrebbe affidato direttamente i lavori alle ditte amiche o prescelte.
«Si è mosso con chiarezza in una questione di enorme complessità»: così l'avvocato Stefano Rossi, difensore dell'imprenditore Massimo Nunzio Vinci. L'indagato ha parlato ieri per circa tre ore di fronte ai pm titolari dell'inchiesta, Antonietta Picardi e David Mancini, alla presenza di un finanziere e di un poliziotto, rappresentanti dei due corpi che hanno condotto le indagini.
«L'interrogatorio più che altro si è basato sulla copiosa massa di intercettazioni - ha spiegato Rossi - quindi su fatti documentati».
Lunedì scorso Vinci si era avvalso della facoltà di non rispondere, nell'impossibilità di leggere e riflettere sulle carte processuali, rimandando a ieri il colloquio, questa volta con i pm. Rossi ha annunciato che oggi presenterà al Gip l'istanza di scarcerazione o di domiciliari, «essendoci stato un notevole affievolimento delle esigenze cautelari».
Dopo Vinci è stata la volta dell'altra indagata finita in carcere, la funzionaria della Direzione regionale dei Beni Culturali Alessandra Mancinelli, che ha seguito lo stesso iter di Vinci.

MARCHETTI HA RISPOSTO ALLE DOMANDE
«Ho parlato tanto e ho chiarito. Ho risposto a quello che chiedeva il magistrato. Il parere lo deve dare l'avvocato, non sono io a poter parlare». Queste, invece, le sole parole pronunciate, all'uscita dell'interrogatorio di garanzia, dall'ex vice commissario per la Tutela dei beni culturali Luciano Marchetti, ascoltato per ultimo.
Era accompagnato dai legali Alessandro Gaeta di Roma e Francesco Compagno di Rieti, che hanno chiesto la revoca della misura cautelare ai domiciliari.
«Il nome dell'ingegnere - ha detto Compagno - emerge da diverse intercettazioni, si tratta poi di chiarire se vi sia stato un coinvolgimento dal punto di vista fattuale. Noi abbiamo cercato di spiegare che, se si esaminano i fatti e non le conversazioni, questo coinvolgimento fattuale finisce per essere profondamente sminuito fino a diventare, nella nostra prospettiva, totalmente irrilevante sul piano penale».
Secondo l'avvocato Compagno, «già da oggi gli elementi forniti in interrogatorio hanno consentito di chiarire molti aspetti di questa vicenda. Abbiamo chiesto la revoca cautelare degli arresti domiciliari, dovrà essere valutata».
«Quello che l'ingegnere ha spiegato - ha riferito il legale - è che l'assegnazione della direzione dei lavori all'interno dell'ufficio non ha alcun significato per quanto accaduto dopo. Su una singola vicenda, quella delle Anime Sante, dopo la fine dell'incarico di commissario, a Marchetti è stato chiesto se fosse disponibile ad assumere l'incarico di direttore dei lavori. L'ingegnere ha dato la disponibilità, parliamo di 39 mila euro per una direzione dei lavori piuttosto importante. Chi gli è succeduto glielo ha chiesto. Nessuno si è autoassegnato incarichi».

LA PRESUNTA TANGENTE: «E’ UN EQUIVOCO»
Sulla presunta tangente consegnata al ristorante, come emerge da un video delle forze dell'ordine, «bisogna chiarire, si sono sovrapposte due vicende distinte, una dazione di denaro che non so se si possa definire 'mazzetta', deve chiarirlo il diretto interessato. Sui motivi di quella dazione non posso riferire nulla, come del resto Marchetti, c'era anche una vendita di libri - ha concluso - I rapporti tra lui e la funzionaria della direzione regionale dei Beni culturali Alessandra Mancinelli riguardano altro, è un problema di interventi a convegni, ci deve essere stato un equivoco, ma va chiarito tutto prima di parlare di mazzetta».

ROSONE NON PARLA
Sempre nell'ambito degli interrogatori su presunte tangenti elargite per la ricostruzione del patrimonio ecclesiastico dell'Aquila i legali di Patrizio Cricchi, imprenditore finito ai domiciliari, hanno presentato istanza di revoca della misura al tribunale della Liberta' dell'Aquila.
Poi e' stata la volta dell'imprenditore aquilano, Graziano Rosone, ex presidente dell'Aquila Calcio, accusato di millantato credito. Anche Rosone si e' avvalso della facolta' di non rispondere ed analoga istanza e' stata presentata dall'avvocato di fiducia. Con questi interrogatori sono finiti gli indagati raggiunti dalla misura degli arresti domiciliari.