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Caos Stamina. Dopo Federico e Celeste nuovi ricorsi

Giustizia valuta sua competenza, 'barricate bipartisan'

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ROMA. Dopo i casi dei piccoli Federico e Celeste, ai quali i giudici hanno dato il via libera per il proseguimento dei trattamenti già avviati secondo il metodo Stamina, altri ricorsi sarebbero in arrivo da parte dei genitori di altri bambini malati in cura agli Spedali Civili di Brescia.
Ad annunciarlo è il presidente di Stamina Foundation, Davide Vannoni, mentre sul fronte politico sia il Pd sia il Nuovo centro destra (Ncd) chiedono un intervento del Parlamento. Il silenzio del ministro della Giustizia sulla vicenda Stamina «non è comprensibile» in una fase «in cui ogni palese violazione della medicina e della scienza si è già resa manifesta», denuncia invece la senatrice Elena Cattaneo, per la quale ci si trova davanti ad «abnormità tanto evidenti da indurre lo stesso Comitato di presidenza del Csm a disporre la trasmissione del fascicolo con l'ordinanza di Pesaro alla prima commissione e alla procura generale della Cassazione».
 Ma il gabinetto del ministero della Giustizia, si apprende, ha disposto, già da un paio di settimane, un'ispezione preliminare per valutare se sussistono gli elementi perché si attivi la competenza del ministro sul caso Stamina.
«Vari genitori stanno valutando la possibilità di presentare ricorso chiedendo che i figli possano proseguire i trattamenti già iniziati con le prime infusioni agli Spedali Civili di Brescia», afferma Vannoni. 

Attualmente, spiega, «sono 33 i pazienti in trattamento a Brescia. Pazienti che hanno iniziato le cure ma che hanno poi dovuto interrompere le infusioni a seguito dell'indisponibilità dei medici dell'ospedale bresciano ad affettuare le cure».
 Di questi, «venti sono bambini: tutti hanno già effettuato delle infusioni. Ora, dopo i ricorsi presentati e vinti dai genitori di Federico e di Celeste, anche altri genitori stanno valutando la possibilità di seguire la stessa strada».
 Potrebbero dunque essere prossime nuove pronunce di Tribunali, mentre il mondo politico 'alza le barricate' contro il protocollo Stamina: «Sono convinta che sia necessario un atto formale delle istituzioni e del ministero della Salute», afferma la presidente della commissione Sanità del Senato, Emilia Grazie De Biasi, annunciando che è ormai alle ultime battute l'inchiesta conoscitiva promossa dalla stessa commissione sulla vicenda. Netto il capogruppo Pd Luigi Zanda: «Presenterò al più presto un emendamento, a un provvedimento che possa essere approvato molto rapidamente, per regolamentare - annuncia, commentando il via libera del tribunale di Venezia alle infusioni per Celeste - il disordine creato dall'avviata sperimentazione di fatto della terapia del metodo Stamina senza attendere la decisione del Comitato scientifico del ministero della Salute e, soprattutto, in presenza di un'indagine penale in corso per associazione a delinquere e truffa».

 In relazione a Stamina, anche secondo la capogruppo Ncd in Commissione Sanità, Laura Bianconi, «vi è la necessità di un intervento normativo per regolamentare la somministrazione di presunti farmaci che non hanno alcuna certificazione scientifica».
 Intanto, solidarietà ai medici di Brescia - che hanno interrotto i trattamenti in attesa della pronuncia del comitato scientifico - arriva dall'intersindacale medica, che raggruppa i maggiori sindacati del settore, mentre il mondo scientifico, e non solo, attende le conclusioni del comitato nominato dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin.
«Attendiamo la documentazione necessaria da parte del ministero per iniziare la nostra valutazione - ha affermato il presidente del Comitato scientifico, Michele Baccarani -. Abbiamo avuto un primo incontro in videoconferenza ed il ministero ha esposto la vicenda. Ora attendiamo la documentazione».
 Il compito del Comitato, ha quindi chiarito, «è valutare se il protocollo Stamina risponde o meno ai criteri scientifici richiesti per l'avvio di una sperimentazione».
 Tra i materiali che saranno al vaglio del Comitato, l'intera documentazione ministeriale, quella prodotta dall'Agenzia italiana del farmaco e dal Comitato etico degli Spedali Civili di Brescia.