LA PROTESTA

Decreto Renzi, risarcimento ai detenuti che vivono in celle sovraffollate

Polizia penitenziaria indignata: «pazzesco, a noi non pagano nemmeno le indennità»

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Decreto Renzi, risarcimento ai detenuti che vivono in celle sovraffollate




ROMA. «Lo Stato taglia le risorse a favore della sicurezza e della Polizia Penitenziaria in particolare e poi prevede un indennizzo economico giornaliero per gli assassini, i ladri, i rapinatori, gli stupratori, i delinquenti che sono stati in celle sovraffollate».
Così Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe,
commenta il provvedimento sui risarcimenti ai detenuti deciso ieri nel Consiglio dei Ministri. Il sindacalista sottolinea: «a noi poliziotti non pagano da anni gli avanzamenti di carriera, le indennità, addirittura ci fanno pagare l'affitto per l'uso delle stanze in caserma e poi stanziano soldi per chi le leggi le ha infranto
e le infrange. Mi sembra davvero una cosa pazzesca e mi auguro che il Capo dello Stato ed il Parlamento rivedano questa norma assurda, tanto più se si considerano quanti milioni di famiglie italiane affrontano da tempo con difficoltà la grave crisi economica che ha colpito il Paese».
Le misure, messe a punto dalla presidenza del Consiglio dei ministri e dal guardasigilli Andrea Orlando, erano previste dopo la ‘promozione’ dell’Italia da parte del Consiglio d’Europa, lo scorso 5 giugno, per gli interventi sull’emergenza carceraria.
Il decreto prevede risarcimenti in denaro per i detenuti tornati in libertà che sono stati costretti a vivere in uno spazio inferiore a tre metri quadrati, in violazione dell’articolo 3 della Convenzione dei diritti dell’uomo, quantificati in 8 euro al giorno. Per chi è ancora detenuto uno sconto della pena residua nella misura del 10%, ossia un giorno ogni 10.

È infine previsto il prolungamento dagli attuali 21 a 25 anni per la possibilità che i detenuti rimangano negli istituti minorili, evitando il passaggio alle carceri, con effetti sul sovraffollamento.
Il decreto contiene anche una serie di modifiche in materia di codice di procedura penale e di rafforzamento del corpo di polizia penitenziaria.
Quanto all’ordinamento della polizia penitenziaria, le misure riguardano, da un lato, la consistenza dell’organico (con aumento della dotazione del ruolo degli agenti e assistenti e diminuzione di quella degli ispettori) e, dall’altro, finalizzate a consentire una più celere utilizzazione nei servizi di istituto a
seguito dell’ingresso in ruolo e a impedire, per un biennio, l’adozione di atti di comando o di distacco presso altre pubbliche amministrazioni.
Prevista infine “una specifica modifica all’ordinamento penitenziario in forza della quale il magistrato di sorveglianza può avvalersi dell’ausilio di assistenti volontari’’.
«Negli ultimi 20 anni», continua Capece, «le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria hanno sventato, nelle carceri del Paese, più di 16mila tentati suicidi ed impedito che quasi 113mila atti di autolesionismo
potessero avere nefaste conseguenze. Spesso un solo agente controlla 80/100 detenuti con grave pericolo anche per la sua stessa incolumità. Ma allo stesso agente di polizia penitenziaria da anni non si pagano gli scatti stipendiali per avanzamento di grado, le rette degli asili nido, gli assegni una tantum e le
indennità varie. I soldi li diamo invece ai ladri e agli assassini. È una vergogna».