LE ACCUSE

Di Pietro in Abruzzo contro Montedison: «in una mano mazzette e nell’ altra veleni»

«Oggi Idv fuori dal sistema perché ha detto no ad alleanze»

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Di Pietro in Abruzzo contro Montedison: «in una mano mazzette e nell’ altra veleni»



ABRUZZO. In Abruzzo per due giorni, sabato e domenica, il presidente e fondatore dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, ha incontrato la gente nelle quattro province regionali. Un mini tour, insieme al segretario regionale Alfonso Mascitelli, per sostenere i candidati dell’Idv alle regionali del 25 maggio.

Sabato a Bussi sul Tirino l’intervento più forte dell’ex pm di ‘Mani pulite’, che ha parlato di inquinamento, tangenti e politica: «i veleni sotterrati, l'inquinamento e gli affari poco puliti marchiati Montedison ci riportano diritti a Tangentopoli, che oggi è quanto mai attuale».
Il presidente e fondatore di IdV ha parlato in una sala consiliare piena coniugando i temi della megadiscarica che ha contaminato per anni l'acqua potabile della Valpescara con la necessità di ricordare come e quanto i disastri ambientali siano legati a doppio filo con la gestione politica. «Il meccanismo è semplice e lineare», ha detto l'ex magistrato che fu l'anima di Mani pulite, «come può sapere chiunque ha studiato le carte dei processi Eni, Montedison e poi la megatangente Enimont: con una mano passavano le mazzette e con l'altra sotterravano i veleni. E per inciso vi dico», ha proseguito parlando a voce alta e senza microfono, «che dovrete organizzarvi per la costituzione di parte civile se, come sembra ormai probabile, il processo alla Montedison verrà riaperto. Siete stati avvelenati finora impunemente da questi signori, avete diritto al risarcimento del danno». In riferimento a tangentopoli, Di Pietro ha poi sottolineato che «oggi come ieri ci rendiamo conto della necessità di quelle inchieste che non sono andate fino in fondo», perché sono subentrati i proscioglimenti, ma si è detto convinto che in caso contrario «i condannati invece di essere il 50 per cento sarebbero stati il 90-95 per cento».
«Maltauro è una impresa seria», ha poi detto Di Pietro riferendosi all’inchiesta sull’Expò scoppiata nei giorni scorsi. «Mi amareggia che debba pagare le tangenti» per lavorare. Mi amareggia «perchè ho visto che all’interno del sistema politico non è cambiato granchè». «All’interno delle istituzioni», ha detto ancora, «c’è un sistema piduista di gestione del potere».
Di Pietro ha poi fatto un’analisi del suo partito («abbiamo scoperto tanti falsi amici al nostro interno») che sta cominciando una nuova fase. «Voi siete delle persone coraggiose», ha detto ai suoi candidati, «perché vi state esponendo in un momento in cui non ci sono da distribuire incarichi e prebende ma ricostruire un partito». Di Pietro ha spiegato che oggi l’Idv «è fuori dal sistema» perché «dignitosamente non abbiamo detto sì» ad accordi con altre realtà politiche.

Una battuta anche su Grillo e il M5S. «Non hanno alcuna colpa per quanto è successo in Italia negli ultimi 40 anni», ha detto, «ma è il metodo che non funziona. Dopo aver protestato, bisogna pure governare, non si può urlare per tutto il tempo».

Di Pietro era stato nel pomeriggio a Castellalto, nel Teramano, dove al pubblico della sala consiliare ha parlato dei programmi di IdV per le regionali e proposto la sua ricetta per la gestione dei piccoli Comuni.
Domenica è andato a Sulmona, sede elettorale in via Pola, si è intrattenuto su problemi locali, lavoro e sicurezza dei cittadini.
La chiusura a Francavilla al Mare in un incontro con elettori e simpatizzanti della provincia teatina a fianco dei candidati alle elezioni.
L’iniziativa, promossa dal candidato al consiglio regionale per l’Italia dei Valori Lucrezio Paolini è stata l’occasione per discutere delle criticità e delle prospettive del comparto agricolo abruzzese.
«Oggi il dramma dell’agricoltura – ha dichiarato il presidente Di Pietro – è racchiuso in tre fattori: tassazione elevata, burocrazia esasperante e concorrenza sleale. E’ di vitale importanza non arrendersi e dare un messaggio di speranza agli elettori». Paolini, riferendosi ai dati ufficiali e del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, ha ribadito invece come «l’avanzamento di bilancio comunitario e della spesa pubblica effettivamente sostenuta nell’ambito del Programma Rurale 2007/2013, dice che, a fine dello scorso anno, l’Abruzzo era, e resta ancora , l’ultima regione in Italia come capacità di spesa di fondi comunitari per l’agricoltura, con una percentuale complessivamente pari al 65,64% rispetto alla dotazione effettiva».