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Rai: rivolta contro tagli delle sedi locali, si muovono cda e sindacati

Lettera vertici a Tesoro. Verso ricorso e sciopero generale

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Rai: rivolta contro tagli delle sedi locali, si muovono cda e sindacati



ROMA. La rivolta della Rai contro i tagli decisi dal governo Renzi arriva da più fronti: il vertice invia una lettera al Tesoro che sottolinea l'impatto drammatico sui conti aziendali delle misure, l'Usigrai annuncia un ricorso contro il decreto, gli altri sindacati preparano lo sciopero generale.
Il clima di preoccupazione e contestazione nei confronti dell'esecutivo che si respira nella tv pubblica è emerso con evidenza nell'assemblea pubblica Usigrai, dove non sono mancate contestazioni al sottosegretario allo Sviluppo Economico, Antonello Giacomelli. Il timore, sottolineato nella lettera approvata all'unanimità dal consiglio di amministrazione Rai e firmata dal presidente Anna Maria Tarantola e dal dg Luigi Gubitosi, è che la tv pubblica esca ridimensionata dopo il taglio di 150 milioni di euro.
Nella lettera non solo si sottolinea che il bilancio sarà negativo per 160 milioni di euro, ma si evidenziano anche le possibili ricadute sul perimetro aziendale e sui livelli occupazionali.
«Cedere Rai Way è l'unica soluzione per fare cassa in fretta - ha spiegato Gubitosi all'assemblea Usigrai -, trattandosi della quotazione di una quota minoritaria non credo che questo cambi il perimetro della Rai». Gubitosi ha quindi assicurato che non c'è l'intenzione di chiudere le sedi regionali, pur non escludendo che, nell'ambito del nuovo piano industriale, che sarà pronto tra un paio di mesi, si intervenga su qualche ufficio locale.
Viale Mazzini non ha ancora presentato ricorso contro il decreto, pur avendo il cda dato mandato all'ufficio legale di studiare la situazione. A fare il primo passo è stato il sindacato dei giornalisti, che, come annunciato dal segretario Vittorio Di Trapani, ha chiesto al professor Alessandro Pace di valutare la legittimità del provvedimento. Attorno alla Rai si stringono, intanto, anche i sindacati confederali, proprio mentre le rappresentanze dei lavoratori della tv pubblica annunciano l'avvio delle procedure per lo sciopero generale.
«Tagliare 150 milioni in questa fase significa mettere a terra la Rai», ha detto all'assemblea Usigrai il segretario Cisl, Raffaele Bonanni. Fortemente critici anche i messaggi inviati dal segretario della Cgil, Susanna Camusso, e dal segretario Uil, Luigi Angeletti. Un clima piuttosto infuocato, dunque, quello in cui ha accettato di immergersi Giacomelli.
«Il contributo che abbiamo chiesto alla Rai è legato ad una situazione di emergenza e non all'idea che ha il governo per il servizio pubblico. Il governo punta a rafforzare il ruolo della Rai», ha assicurato, lanciando «la proposta di anticipare la discussione sul rinnovo della concessione prevista nel 2016 e confrontarsi subito nel merito».
 Giacomelli ha quindi ribadito che l'obiettivo è riformare la governance della tv pubblica e anche il sistema di pagamento del canone. Non è detto, però, che il decreto del governo abbia vita facile in Parlamento. Il vicepresidente della Commissione di Vigilanza, Salvatore Margiotta, del Pd, ha annunciato la presentazione di un emendamento per tutelare le sedi regionali, mentre il collega di Forza Italia, Maurizio Gasparri, ha assicurato che si batterà per l'abrogazione dell'articolo del decreto che riguarda la Rai.