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Riforma Pa: Abruzzo dice no a abolizione segretari comunali

Lettere a Renzi e 'mailbombing' a indirizzo Governo

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Riforma Pa: Abruzzo dice no a abolizione segretari comunali




PESCARA. L'Abruzzo si mobilita contro la decisione del Governo di abolire la figura dei segretari comunali.
Diversi sindaci del Pescarese e numerosi segretari comunali hanno scritto al premier Matteo Renzi per dire no all'abolizione, in virtù dell'importante ruolo svolto da figure definite «di spiccata professionalità e competenza senza le quali si creerebbe un vulnus nell'organizzazione e nella concreta gestione degli enti locali». Gli stessi segretari hanno promosso un'iniziativa di protesta: un mailbombing, condiviso attraverso la posta elettronica ed i social network, rivolto all'indirizzo del Governo.
Nel messaggio si parla di quella dei segretari come di «una funzione di coordinamento per l'attività amministrativa e del personale addetto oltre che di puntuale riferimento per gli organi politici i quali, tutti, per l'appunto, trovano supporto giuridico per l'attuazione delle linee di governo».
«Noi Segretari Comunali - si legge in un'altra lettera inviata a Renzi dai segretari di tutta Italia e rilanciata anche da quelli abruzzesi - non intendiamo affatto opporci o osteggiare le sue riforme, perché non abbiamo paura del cambiamento. Intendiamo invece affiancarla in questo difficile compito e metterle a disposizione, ben si intende gratuitamente, le nostre capacità, le nostre competenze, il nostro impegno per tagliare gli sprechi, riorganizzare l'amministrazione, renderla trasparente, semplificare».
«Trovi con i segretari confronto e dialogo - si legge ancora - e vedrà che i risultati non le mancheranno. Noi, lo ribadiamo, siamo al 'servizio esclusivo della Nazione' e pretendiamo che questa non ci prenda in giro e non ci manchi di rispetto». Secondo i segretari, però, «accade che una intera categoria sia additata alla pubblica opinione come inutile, da abolire, senza, tra l'atro, che nessuno, neanche i diretti interessati, sappiano il perché. Accade - aggiungono - che una intera categoria, mentre sta lavorando, mentre lotta, e paga, per l'affermazione delle regole e per mandare avanti, tra mille difficoltà, il Comune in cui lavora, si ritrovi indebolita, esposta al giudizio negativo della pubblica opinione».