LA SENTENZA

Scandalo Ial Cisl Abruzzo, in 4 condannati a restituire quasi 24 milioni di euro

Sentenza della Corte dei Conti sui corsi di (de)formazione

Redazione Pdn

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Scandalo Ial Cisl Abruzzo, in 4 condannati a restituire quasi 24 milioni di euro



ABRUZZO. Dovranno restituire alla Regione Abruzzo 23 milioni di euro.
Lo ha deciso la Corte dei Conti che ha condannato in solido Francesco Gizzi, 53 anni, e Bruno Colombini, amministratori di vertice dello Ial Cisl Abruzzo dal 2000 al 2007, ma anche Marco Michetti, 41 anni, impiegato amministrativo e uomo di fiducia stretto collaboratore degli amministratori e Claudio Graziani, 59 anni, all’epoca dei fatti direttore della sede di Teramo e responsabile amministrativo nel settore dei rendiconti di spesa alla Regione.
E' per ora uno dei più grossi risultati (o traguardi, se si preferisce) benchè non definitivi, che l'immenso scandalo dello Ial Cisl è riuscito a racimolare in più di 8 anni di storia.
Il processo penale è ancora in corso e si avvia bellamente verso la prescrizione. Gli  imputati nel giudizio di responsabilità davanti la Corte dei Conti avevano chiesto di sospendere il giudizio fino alla sentenza penale. Ma i giudici hanno detto di no ed è arrivata la maxi condanna.
Il caso dello Ial Cisl e del buco milionario scoppiò in Abruzzo nel 2007 mentre la regione stava attraversando altri due maxi scandali, quello della Sanità e quello della finanziaria Regionale. PrimaDaNoi.it raccolse per primo le denunce decine di segnalazione dei corsisti in attesa dei rimborsi mai arrivati.

Il sindacato di lì a qualche mese scoprì che i bilanci dell'attività dei cinque anni precedenti, che apparentemente risultavano in pareggio, in realtà avevano un maxi buco. Dieci milioni di euro, si disse all’inizio, poi la cifra raddoppiò.
E' stato chiamato un commissario, giunto di corsa dalle Marche, per rifare i calcoli e che, dopo un primo riscontro, ha confermato che le casse dello Ial erano un colabrodo.
Una storia lunga e travagliata che ha lasciato numerose vittime sul campo (per lo più persone comuni) è che ha il marchio di fabbrica dei più grandi scandali italiani e abruzzesi: grandi ruberie, controllori istituzionali distratti e uno sparuto manipolo di responsabili beccati con le mani nel sacco mentre lo scenario più vasto e complicato rimane inesplorato. Del resto gli imputati non hanno mai inteso collaborare con la giustizia...

454 PROGETTI NEL MIRINO
Il danno arrecato alla Regione per l’accreditamento di 454 progetti formativi ammonta, secondo le indagini della Guardia di Finanza, a 23.629.424 euro ovvero la cifra che oggi i 4 imputati sono costretti a restituire.
Secondo l'accusa, i quattro avrebbero predisposto «un'idonea struttura con un affidamento di ruoli specifici a ciascuno dei componenti, anche avvalendosi delle strutture logistiche, delle attrezzature del personale in dotazione dell'ente stesso, avvalendosi di appositi mezzi e strumenti come timbri falsi», avrebbero poi falsificato la documentazione relativa ai versamenti degli oneri contributivi e previdenziali per 1,7 milioni ed avrebbero distolto ingenti somme alle casse dell'ente pubblico finite poi anche su conti privati degli indagati.
Gli inquirenti hanno verificato la presentazione di modelli F24 falsi, autocertificazioni relative alla regolarità degli adempimenti assistenziali e previdenziali, esibizione di documenti di costo falsi, certificati dai revisori dei conti.
Nel merito, dalle indagini compiute dalla Guardia di Finanza era emerso che la rendicontazione prevista non era stata depositata, 40 progetti non erano stati portati a termine e quelli conclusi non erano stati saldati.
I partecipanti ai corsi avevano, inoltre, riferito che questi ultimi si erano attestati su mediocri livelli rivelandosi del tutto inutili per lo svolgimento dei lavori per i quali erano stati programmati, e che il rimborso delle spese da loro effettuate non era avvenuto.

LE IRREGOLARITA’
Dalle dichiarazioni di persone informate sui fatti, e in particolare dell'impiegata Giovanna Galante è emerso che nella fase di rendicontazione di alcuni dei corsi contestati, per percepire il finanziamento nella misura massima conseguibile, «venivano contabilizzate spese per tutor, incaricati del coordinamento ecc. posizioni del tutto fittizie a cui era attribuito un artificioso codice fiscale».
Inoltre, i corsi inerenti all'obbligo formativo «sono stati attuati – in carenza di possibili discenti, che avrebbero dovuto essere ragazzi in possesso della sola licenza media inferiore e che non avevano proseguito gli studi, di età inferiore ai 18 anni – reperendo persone che, in violazione dell'obiettivo formativo, in realtà frequentavano la scuola superiore e percepivano indebitamente per la frequenza somme di denaro. I corsi, poi, sono stati tenuti in modo soltanto formale e apparente, stante la insufficienza e il mancato funzionamento del materiale informatico e la totale carenza di contenuti».

19 RINVII A GIUDIZIO NEL PROCESSO PENALE
Per questo la Procura della Repubblica di Pescara ha chiesto per loro ed altre 15 persone richiesta di rinvio a giudizio per i reati di peculato e truffa.
Come detto la sentenza per il procedimento penale deve ancora arrivare ma la Corte dei Conti ha deciso comunque di esprimersi per il «principio della piena autonomia dei due giudizi basati su presupposti diversi e aventi ad oggetto distinte reazioni dell’ordinamento».
Il giudice ha ampio potere discrezionale di sospendere o meno il giudizio e in questo caso i giudici ricordano che loro sono chiamati non ad accertare «la consumazione dei reati rubricati nel loro aspetto oggettivo e soggettivo, bensì quello dell’individuazione della violazione delle regole afferenti lo svolgimento di una pubblica funzione - con dolo o colpa grave – tanto da arrecare un danno (patrimoniale e non) all’Erario».

LA PRESCRIZIONE
Tutti gli imputati avevano contestato l’avvenuta prescrizione (cinque anni) ma anche questa eccezione preliminare è stata rigettata. «La prescrizione», scrivono i giudici, «decorre solo dalla scoperta del danno. Di conseguenza deve ritenersi che l'amministrazione danneggiata Regione Abruzzo e la stessa Procura erariale abbiano avuto la possibilità concreta di far valere i propri diritti soltanto dal 19 marzo 2010, data nella quale è pervenuta la comunicazione con allegata richiesta di rinvio a giudizio, del pm penale».

«OPERAVANO ABILMENTE PER DISTRARRE I FONDI»
Il Colombini ed il Gizzi, «grazie alle loro funzioni di vertice», si legge nella ricostruzione di quanto avvenuto, «hanno abilmente operato per distrarre i fondi e utilizzarli, con la fattiva collaborazione del Graziani e del Michetti».
Questi ultimi, sebbene formalmente non avessero funzioni dirigenziali, «hanno contribuito alla continua emorragia di fondi sia mediante accredito nel conto riconducibile alla finanziaria “Cordusio S.p.A.”, sia con l’impiego a proprio favore per spese personali ovvero familiari (Graziani)».
Per i giudici non può costituire prova del mancato coinvolgimento di Graziani e di Michetti la circostanza che non siano stati rinvenuti beni o sostanze di particolare rilievo a loro riconducibili durante le indagini penali e contabili, «poiché invece essi hanno potuto disporre di ingenti somme».

LE DIFESE
Dunque non sono bastate le dichiarazioni di Gizzi che si è difeso sostenendo di non aver avuto alcuna parte nella negoziazione fraudolenta degli assegni, le cui firme di girata, a lui ricondotte, erano state giudicate false dalla consulenza tecnica disposta nel procedimento penale, mentre con sentenza del Tribunale di Teramo in data 9 marzo 2011 era stata dichiarata la falsità della sottoscrizione apposta al contratto di locazione. Sempre Gizzi aveva spiegato che tutti i compensi da lui incassati derivavano «da attività svolta in favore dell'ente ovvero da rimborsi spese spettanti e legittimamente erogati dall’ente stesso».
Michetti si è difeso sostenendo di aver svolto compiti «meramente esecutivi» per conto degli amministratori dell'ente Ial – Cisl per i quali, a volte, aveva negoziato assegni.
Graziani ha spiegato che i corsi si erano regolarmente tenuti a Teramo, mentre l'assenza di attività didattica avrebbe riguardato la sede di Ortona; in ogni caso, egli aveva avuto mansioni esclusivamente tecnico-informatiche e pertanto non aveva né redatto la contabilità, né utilizzato o comunque compilato i modelli F24 rivelatisi fittizi.

I TIMBRI FALSI
A seguito delle indagini di polizia giudiziaria è emerso che la apposizione di falsi timbri era stata effettuata da Graziani mentre la Banca Carifermo, interpellata in merito, ha riferito tramite i suoi funzionari che i modelli F24 compilati dall'ente non erano stati affatto pagati presso i propri sportelli, e che negli archivi non era presente alcun riscontro contabile, né cartaceo, né elettronico.
L'ente di formazione, inoltre, ha accumulato debiti nei confronti dell'Inps pari a euro 1.790.144,16

I MOVIMENTI BANCARI
Dai movimenti bancari la Guardia di Finanza è riuscita a ricostruire tutta una serie di versamenti e prelievi in danno delle casse dell’ente.
«Da quello acceso presso Caripe intestato allo Ial Cisl, Gizzi ha eseguito una serie di operazioni: dal 2 ottobre 2001 al 24 giugno 2004 risultano almeno 39 operazioni per cui le somme in uscita venivano giustificate con la causale “restituzione finanziamento Gizzi” e a quest'ultimo venivano bonificati importi di varia entità, dai 2.500 euro ai 20.000 euro. Le somme venivano incassate dal Gizzi per contanti ovvero versate sui seguenti conti correnti»: segue lista dei conti.

«RESTITUZIONE FINANZIAMENTI ANCHE PER GRAZIANI»
Per quanto riguarda Graziani, dal 7 gennaio 2000 sono stati individuati assegni con causale “Restituzione finanziamento”, «i cui beneficiari sono risultati lo stesso Graziani, il coniuge Profico Antonietta e la concessionaria di auto ovvero versati su conti correnti intestati allo stesso Graziani tramite artifici vari per un totale di 51 operazioni».
Molte di queste movimentazioni, scrive ancora la Finanza, «sono originate da assegni bancari firmati da Gizzi Francesco con causali varie (“me medesimo”, fornitori vari quali la “Omnisoft” per computer e altro, “Dimensione ufficio”, pagamento consulenti, pagamento allievi e commissione esami), ma in realtà sono risultati versati sul conto corrente intestato al Graziani presso la Tercas di Teramo ovvero incassati dal Michetti presso la Rolo banca. Il Gizzi emetteva una serie di assegni con le causali solite in realtà incassati per contanti da lui stesso ovvero versati presso il proprio conto Unicredit».
E poi ancora la Finanza scova altre 54 operazioni per un importo totale di euro 400.107,30 «i cui beneficiari sono risultati lo stesso Gizzi, ovvero terzi, i quali versano, previa girata, la somma portata dal titolo sul conto n. 5574 presso la Carifermo intestato a Gizzi. In questi casi la causale recava le locuzioni “Consulente” ovvero “rimborso in conto cassa”».

LE SPESE PERSONALI: VIAGGI, POLIZZE E CAMPAGNE ELETTORALI
A volte le risorse dell’ente sono state utilizzate per il pagamento di spese personali del Gizzi, ricostruisce sempre l’accusa, «quali viaggi, rimborso polizze personali, campagne elettorali» per 400 mila euro.
«Colombini Bruno, a sua volta», si legge ancora, «si è reso responsabile di 23 operazioni per un importo totale di euro 80.380,65 di cui euro 17.946,57 versati su conti correnti allo stesso riconducibili. In alcuni casi lo stesso Colombini, nella sua qualità di amministratore dell'ente, aveva provveduto a trarre assegni in suo favore. In prima girata l'assegno veniva incassato da un terzo, il quale lo trasferiva in seconda girata allo stesso Colombini. Contabilmente l'uscita è stata giustificata come “giroconto cassa pagamento fatture».

L’ABBONAMENTO TV
Secondo le indagini Gizzi avrebbe acquistato – con risorse dell'ente - anche titoli azionari per un importo di 56.258 euro e sottoscritto abbonamenti a televisioni a pagamento per un totale di 1.435,88 euro.
Michetti, a sua volta, dal 7 dicembre 2004 aveva prelevato importi variabili da 769,35 euro a 20.000,00, per un totale di 73 operazioni, delle quali sono risultati beneficiari lo stesso Michetti, la società Cordusio Fiduciaria, Gizzi Francesco.
Michetti era delegato ad operare sulla società “Cordusio Fiduciaria” S.p.A.
Sul conto intestato a quest'ultima è stato accertato che l’uomo ha posto in essere 54 operazioni di versamento di assegni a lui intestati ovvero a “me medesimo” ed emessi dal Gizzi, dal Graziani e dal Colombini. In alcuni casi il versamento è stato eseguito con denaro contante
Ulteriori versamenti per un totale di 453.358,83 euro sono stati, inoltre, effettuati per n. 46 operazioni da Gizzi Francesco e Colombini Bruno nei confronti di beneficiari vari, tra i quali lo stesso Gizzi Michetti Marco e Graziani Claudio. Gizzi ed il Colombini hanno poi effettuato altre 14 operazioni in favore di Caricati Riccardo, coindagato nel procedimento penale.


a.l.

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