POLITICA E PETROLIO

Trivelle e terremoto, in Emilia bloccano perforazioni. E in Abruzzo?

Forum Acqua da anni chiedeva un gruppo di lavoro qualificato per analizzare correlazioni

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Trivelle e terremoto, in Emilia bloccano perforazioni. E in Abruzzo?

 
ABRUZZO. Stop alla deriva petrolifera anche in Abruzzo sulla scorta dello studio della Commissione Ichese realizzato per l’Emilia Romagna?
La richiesta arriva dal Forum abruzzese de L’Acqua che ha visionato il rapporto integrale della Commissione internazionale finalmente pubblicato dalla Regione Emilia Romagna dopo settimane di attesa. Gli attivisti fanno notare come il caso abruzzese abbia dalla sua lo ‘svantaggio’ del pericolo sismico più elevato rispetto a quello dell’Emilia Romagna ed è chiaro che questo studio sta producendo reazioni anche nella nostra regione sia per la grande attenzione delle multinazionali del petrolio sia per l’evento sismico de L’Aquila.
Il Forum dell’Acqua torna dunque a rivendicare oggi la bontà di una richiesta avanzata gli anni scorsi ma che nel tempo non ha prodotto risultati ovvero organizzare un gruppo di «esperti indipendenti per affrontare in maniera adeguata la deriva petrolifera e capire quanto i fenomeni sismici e l’estrazione di petrolio e gas possano essere collegati».

Un gruppo che avrebbe potuto supportare anche il Comitato Via, chiamato a decidere delle sorti del territorio con esperti locali, magari autorevoli ma non di spessore mondiale come nel caso della commissione chiamata a studiare il caso emiliano.
La Regione Emilia Romagna, dopo il terremoto che ha sconvolto i suoi territori, pretese nel 2012 dalla Protezione Civile la realizzazione di uno studio specifico sulla possibilità che lo sciame sismico potesse essere correlato con l'estrazione di idrocarburi. La Commissione Ichese è stata istituita l’11 dicembre 2012 con decreto di Franco Gabrielli, Capo del Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza ed è formata da eminenti studiosi. Tra loro anche Franco Terlizzese, direttore del Ministero dello Sviluppo Economico e «noto fautore della deriva petrolifera anche in Abruzzo», dicono gli attivisti.
In Abruzzo, invece, si è lasciato decidere tutto alla Comitato Via e al superlavoro del superdirigente Antonio Sorgi che, oltre le altre mansioni, deve sovrintendere spesso in una sola mattinata la trattazione di moltissimi progetti da valutare in commissione (come denunciato più volte dalle associazioni)  con autentici record da Guinnes…  
Nel rapporto realizzato per l’Emilia Romagna «nelle pagine 16-47 si procede ad un lungo excursus dei casi di terremoti provocati nel mondo dalle attività connesse alla produzione di idrocarburi sia liquidi che gassosi (compresa la iniezione di fluidi in profondità)», spiegano dal Forum abruzzese dell’acqua.

«La pagina 47, con le conclusioni di questo capitolo è estremamente rilevante. Al primo punto si afferma che ‘l’estrazione e/o iniezione di fluidi nei giacimenti di idrocarburi possono, in determinate circostanze, indurre o scatenare attività sismica’. Al secondo punto: ‘Diversi rapporti autorevoli descrivono casi ben studiati dove l'estrazione e / o iniezione di fluidi nei giacimenti di idrocarburi o geotermici è stato associato al verificarsi di terremoti, di magnitudo anche superiore a 5. E’ difficile, a volte impossibile, utilizzare il termine provata per questi casi (..) Esistono comunque alcuni casi in cui l’attività sismica è stata associata a re-iniezione di acqua di processo nello stesso serbatoio dal quale è stato estratto olio o gas"».
«E' interessante notare», sottolineano dal Forum, «che nella traduzione italiana questo passaggio - integrando il primo e il secondo dei punti sopra riportati - sia stato reso in qualche modo meno assertivo».
Ora, dopo la pubblicazione del rapporto, la Regione Emilia Romagna ha bloccato le nuove richieste per lo sfruttamento di idrocarburi nel suo territorio. «La Regione Abruzzo», chiude il Forum, «può negare la propria intesa per le attività in terraferma (e può comunque esprimersi parere su quelle in mare), ma finora non si è mai espressa nei termini concessi dal Governo. Come al solito cittadini, movimenti ed associazioni in Abruzzo dimostrano di avere più lungimiranza dei loro governanti».
Che si fa dunque in terra d’Abruzzo ora?
 

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