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Europee, è subito scontro Renzi-Grillo ed il Pd litiga sulle capolista

«Donne veline» ed Emiliano si arrabbia e sbatte la porta

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Europee, è subito scontro Renzi-Grillo ed il Pd litiga sulle capolista





 ROMA.  La campagna elettorale per le europee è ufficialmente cominciata. A suonare il gong è il primo scontro tra i due principali sfidanti: Beppe Grillo, che definisce "veline" le 5 donne capolista del Pd, e Matteo Renzi, convinto anche dai sondaggi favorevoli che M5S «ha paura» e per alzare i consensi «pensa solo ad attaccarci».
 Ma sulla scelta del premier di far guidare le liste da 5 donne, i malumori degli esclusi portano al ritiro del sindaco di Bari Michele Emiliano e del primo cittadino di Lampedusa Giusy Nicolini.
Matteo Renzi aprirà la campagna elettorale venerdì da Torino. Una volata verso le europee e le amministrative che il premier vuole condurre all'attacco: portando in porto a Palazzo Madama la riforma del Senato, piegando i malumori della minoranza e sfornando provvedimenti economici che portino la chiara impronta, come gli 80 euro in busta paga, di stare dalla parte dei cittadini.
«Vinciamo l'antipolitica con la buona politica», è il refrain che il leader Pd ripete ai suoi.
Il leader Pd punta lo stesso campo da gioco e i consensi del M5S e Beppe Grillo non fa sconti.
«Donne usate a fini di marketing secondo la migliore tradizione berlusconiana: quattro veline e Renzie a fare il Gabibbo», sberleffa il comico genovese con tanto di fotomontaggio sul suo blog. La reazione delle 5 candidate dem non si fa attendere.
«Grillo offende le donne a fini di marketing elettorale», reagisce la lettiana Alessia Mosca, numero 1 del nord-ovest. Mente Pina Picierno, capolista al sud, manda a dire a "Beppuzzo" che «l'unica (carta) #velina che riconoscerai sarà quella utile ad asciugarti i lacrimoni dopo il 26 maggio».
 Ma la «misoginia a 5 stelle» del leader M5S, come sostiene Dario Ginefra, per il vertice del Pd altro non è che fifa del voto.
«Grillo dimostra sempre più di aver paura del Pd», ribatte il vicesegretario dem Lorenzo Guerini.


 Il numero 2 del partito, che di corsa, su input di Renzi, ha dovuto la notte scorsa rivoluzionare le liste mettendo in testa le donne, ha in realtà un'altra gatta da pelare. Il malumore di chi si è visto scavalcare ha portato a due forfait eccellenti.
«In direzione sono prevalse altre logiche che privano di significato la mia candidatura», è l'addio del sindaco di Lampedusa Giusy Nicolini, alla quale è stata preferita per la circoscrizione Isole Caterina Chinnici. E rinuncia, dopo reazioni oscillanti, incluso un tweet di congratulazioni a Pina Picierno, Michele Emiliano, che doveva guidare il sud.
«La mia candidatura a questo punto è superflua», spiega di mattino il sindaco di Bari, già pronto alla corsa per le regionali il prossimo anno. Da Roma Renzi prova a trattenerlo ma Emiliano non torna indietro. Ritiri e malumori che non cambiano la convinzione del premier di aver fatto le scelte giuste.
«Nelle liste non abbiamo fatto errori ed infatti in direzione c'è stato un voto all'unanimità», ribadisce Guerini che nega marce indietro, convinto che i due addii «non inficino la qualità delle liste».
 Renzi, dal canto suo, non si scompone: per lui conta molto di più rispondere con la scelta delle 5 capolista a chi lo accusa di negare la parità di genere nell'Italicum.