IL DOSSIER

ABRUZZO. TUTTI I DOCUMENTI DELLO SCANDALO DELL'ACQUA AVVELENATA

La cronistoria e la spiegazione dei documenti principali che inchiodano gli enti pubblici (on line dal 2007)

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

26388

ABRUZZO. TUTTI I DOCUMENTI DELLO SCANDALO DELL'ACQUA AVVELENATA

Una delle aree sequestrate

A beneficio di chi ha la memoria corta ripubblichiamo qui il nostro dossier on line dal 4 settembre 2007.

Il dossier contiene una completa cronistoria scritta all'epoca e nei link troverete i principali documenti originali.

29 marzo 2014


 IL DOSSIER. PESCARA. Di seguito presentiamo una serie di documenti ufficiali che attestano in maniera definitiva ed inoppugnabile di come l'inquinamento delle acque era un argomento conosciuto. Nessuno però ha pensato di informare l'opinione pubblica.

Ogni giorno che passa una nuova verità salta fuori e lo scandalo dell'acqua avvelenata diventa sempre più imponente e si allarga tirando dentro il suo vortice nuove responsabilità e tantissime persone, amministratori che per dovere avrebbero dovuto attivarsi per risolvere il grave problema di cui erano a conoscenza.
Invece non solo nulla è stato fatto per la bonifica dei pozzi inquinati nè per impedire che quell'acqua finisse dritta nei nostri rubinetti, ma persino all'opinione pubblica è stato taciuto colpevolmente il problema, l'entità e le possibili conseguenze.
«E' il più grande scandalo che l'Abruzzo abbia mai conosciuto», ha sintetizzato Augusto De Sanctis, responsabile del WWF Abruzzo; «è stato calpestato il diritto costituzionale della salute pubblica ma anche quello del diritto all'informazione dei cittadini» è stato il parere di Giovanni Damiani del comitato Bussi ci riguarda, polemico anche con gli organi di informazione per aver sottovalutato il problema per un buon mese e mezzo e per non averlo affrontato e valutato per la sua reale gravità.
I documenti che presentiamo in questa sede raccontano una storia incredibile e provano come moltissime persone conoscessero realmente il problema almeno dal 2004.
Aca, Ato, Regione, Province e Comuni e persino la procura della Repubblica sapevano ma a noi nulla è stato detto circa i rischi dell'acqua potabile che abbiamo così continuato a bere ed utilizzare.
Ma ci sono altre notizie che iniziano a circolare, per il momento solo voci, che vorrebbero addirittura i valori di alcune sostanze tossiche presenti nell'acqua distribuita dall'acquedotto pubblico sopra i limiti già dal 1997. Dieci anni fa.
Ipotesi più che realistica in considerazione del fatto che la causa dell'inquinamento potrebbero essere i siti inquinati di Bussi che risalgono a molti decenni fa.
Come è possibile in una regione come la nostra mantenere un tale segreto per così tanto tempo?
Come è possibile che nessuno delle decine di persone abbia sentito il dovere morale di allertare in qualche modo la cittadinanza? E soprattutto quando le associazioni ambientaliste hanno lanciato i primi allarmi, all'inizio dell'estate, sono stati accusati di creare allarmismo ingiustificato.
Non è un caso che in passato proprio il settore dell'acqua sia stato tempestato di feroci polemiche che riguardavano lo strapotere del "partito dell'acqua" e del clientelismo sfrenato proprio negli enti che dovrebbero gestire le risorse idriche:Aca e Ato.
I partiti da sempre hanno fatto man bassa e sistemato centinaia di persone nei due enti e a quanto pare nessuno di questi se l'è sentita di tradire i propri "padrini".

13 AGOSTO 2004: ALLARME DELL'ARTA SUL TETRACLOROETILENE

Il dirigente della sezione chimica dell'Arta, Emanuela Scamosci, invia una missiva ufficiale alla direzione turismo della regione Abruzzo, la provincia di Pescara al Comune di Castiglione a Casauria e Tocco, al dipartimento di prevenzione e per conoscenza all'Aca.
Nel documento si legge che nei campionamenti fatti nel periodo maggio-giugno 2004 era stato riscontrato «in tutti i casi il superamento del valore di concentrazione limite, stabilito dal D.M. 471/99 (relativo allo stato di inquinamento delle acque sotterranee, ndr), del parametro Tetracloroetilene». Inoltre, e questo è ancora più importante ai fini della potabilità, «si evidenzia che, in un solo caso, riferito al campionamento delle acque risultante dalla miscelazione delle acque degli otto pozzi, il superamento del limite fissato, per il parametro tetracloroetilene, dal DLGS 31/2001» (quello relativo alla qualità delle acque destinate al consumo umano, ndr).

6 SETTEMBRE 2004. LA ASL: STATO DI EMERGENZA.

La AUSL, si attivava avvertendo l'acquedotto (l'ACA, invece lo fa con tre giorni di ritardo per supposte ferie del direttore dello stesso..., come si legge nell'esposto alla Procura che si presenterà più oltre).
Si concordava quindi di effettuare nuovi accertamenti. Il risultato di questi prelievi è ben riassunto dalla nota che la AUSL inviava il 6 settembre 2004 alla Direzione Sanità della Regione Abruzzo e all'ACA.
Significativo l'oggetto: «Inquinamento della falda di acque sotterranee destinate al consumo umano. Comunicazione ufficiale dei risultati analitici dell'ARTA con conseguente STATO di ALLERTA... ».
Nel testo si legge «si trasmettono le risultanze analitiche di 19 campioni di acqua potabile prelevati rispettivamente nei giorni 25/08/04 e 28/08/04 nel campo pozzi S. Angelo. Dal referto analitico si evidenzia uno stato di inquinamento da tetracloroetilene, tricloroetilene e cloroformio nelle falde dei pozzi destinati alla produzione di acqua potabile. Tale situazione che pregiudica gravemente la qualità delle acque destinate al consumo umano necessita di urgenti provvedimenti….».

Dalle analisi di quei giorni emergono ben 3 superamenti per i valori di tetracloroetilene e tricloroetilene. (QUI LE ANALISI INTEGRALI:1 - 2 ).

8 SETTEMBRE 2004: LA ASL MANDA UN ESPOSTO ALLA PROCURA DI PESCARA.

L'8 settembre 2004, il dottor Rongione dalla AUSL e la Provincia di Pescara, scrivono alla Procura, raccontando dei primi contatti avvenuti con l'ACA a seguito della prima segnalazione e la conferma dei superamenti dei limiti sia del Decreto 471/99 sia del Decreto 31/2001 .

Nella nota spiccano le difficoltà di comunicazione con le persone responsabili e i ritardi a causa delle ferie degli addetti ai lavori.

FEBBRAIO 2005. I POZZI SONO SEMPRE INQUINATI: CHE FARE?

Si arriva ad una riunione, avvenuta a Febbraio 2005 presso l'ARTA, avente per oggetto proprio l'inquinamento dei pozzi, in cui la AUSL solleva dubbi circa la possibilità di continuare ad usare per usi idropotabili quei pozzi.
Ben 4 mesi prima dell'intervento del Ministero dell'Ambiente, che ne proponeva l'uso, l'ATO presenta un progetto per il posizionamento di filtri a carbone attivo per un valore di 3,1 milioni di euro.
Alla riunione sono presenti 20 persone tra cui responsabili Arta, Aca, Ato, sindaci, il direttore della Solvay, la provinicia di Chieti e Pescara.
All'inizio del verbale in burocratese puro viene inserita una sequenza di proposizioni attribuite all'ingegner Campomizzi (direttore Ambiente regione Abruzzo).
Si «informano i convenuti in merito allo specifico quesito posto al ministero dell'Ambiente circa la possibilità di utilizzare l'acqua emunta dal predetto campo pozzi in considerazione che la stessa presenta caratteristiche di conformità alla vigente normativa in materia di acque potabili, ma la falda che li alimenta presenta nel contempo caratteristiche di sito inquinato...».
Tuttavia non vi è traccia alcuna di analisi che possano provare "la conformità" mentre esistono quelle che attestano il superamento dei parametri (che sono poi la causa della convocazione della stessa assembla).
Per tutti però l'acqua è "potabile".
Già in questa sede si inizia a parlare di pozzi alternativi che però non saranno realizzati se non dopo l'emergenza scattata ad agosto 2007 inoltrato.
I rappresentanti dello stabilimento chimico Solvay Solexis ribadiscono la volontà espressa già da gennaio del 2005 di attivare un sistema di «emungimento e successivo trattamento della falda il cui fine è proprio quello di realizzare la barriera idraulica indispensabile ad eliminare le emissioni degli inquinanti».
Ma di queste opere a carico dell'industria chimica non v'è traccia.
Perchè non sono mai state realizzate?

14 GIUGNO 2005. ACA:«LEGGERO INCREMENTO DELL'INQUINAMENTO: OCCORRONO SOLUZIONI URGENTI»
Ancora una lettera della società di gestione dell'acquedotto che aggiorna la Regione sulla situazione dell'inquinamento dei pozzi ormai nota da molti mesi.

L'Aca segnala, dunque, un leggero incremento di concentrazioni di tetracloroetilene, tricloroetilene e cloroformio, nonostante sia garantita la potabilità dell'acqua «grazie alla miscelazione con la sorgente giardino».
E' questo un passaggio fondamentale che dimostra, da una parte, come la società fosse realmente consapevole non solo delle sostanze inquinanti ma che queste erano aumentate nell'ultimo periodo.
Tuttavia la potabilità dell'acqua era ottenuta grazie alla miscelazione (1 a 5) con il liquido proveniente dalla sorgente Giardino.
Miscelata, dunque, i valori inquinanti si abbassavano sotto la soglia di legge.
Questa operazione tuttavia è espressamente vietata.
C'è poi un riferimento ad un progetto di bonifica della falda da parte della società Solvay Solexis di cui null'altro si conosce e si sollecitano tutti gli enti a verificare lo stato di attuazione di questo piano di bonifica.
Occorrono, dunque, soluzioni urgenti che tuttavia saranno prese solo cinque mesi dopo con la chiusura dei pozzi.

GIUGNO 2005: IL MINISTERO STABILISCE LIMITI E PRESCRIZIONI

Il 29 marzo la Regione scrive al ministero dell'ambiente per chiedere sostanzialmente un parere su come muoversi e agire.
Il ministero risponde l'8 giugno con una missiva di due pagine.
Intanto il ministero certifica in qualche modo il superamento dei valori massimi, in questo caso potendo affermare con assoluta certezza che persino ai vertici dell'amministrazione pubblica, il ministero, si conoscesse il problema nella sua reale entità già nel 2005.
Nello stesso tempo tuttavia il dicastero pone un chiaro obbligo nel ripristino dello stato delle falde e dunque del territorio contaminato alla situazione precedente «a garanzia della tutela della risorsa idrica sotterranea procedendo ad eventuali interventi di messa in sicurezza d'emergenza di caratterizzazione successiva bonifica».
Il secondo obbligo espresso in maniera molto chiara è quello di evitare nella maniera più assoluta la miscelazione di acqua pura con quella inquinata, ribadendo un divieto già contenuto nel decreto legislativo 31 del 2001.
Nonostante i divieti e le prescrizioni fossero così chiare si giungerà solo alla fine del 2005 all'individuazione di una soluzione, quella della posizione di filtri al carbonio attivo, che tuttavia avranno scarsi e contestati effetti sulla purificazione dell'acqua.
Inoltre, in maniera inspiegabile, l'acqua continuerà ad essere miscelata.

SETTEMBRE 2005: CONTINUIAMO A BERE ACQUA INQUINATA (il documento e le analisi complete).

Intanto l'acqua dai pozzi scorre in rete, visto che nella nota di accompagnamento delle analisi dell'ARTA del 24 settembre 2005, ad oltre un anno dalla scoperta dell'inquinamento, si scrive che «le acque dei pozzi nn.8,1,2, 3 e 4 che, al momento del prelievo erano emunte, e della loro miscela, che era immessa nella rete..».
«L'esame dei dati contenuti in queste analisi ufficiali lascia esterrefatti», commenta De Sanctis del Wwf. «Il Tetracloruro di carbonio (tetraclorometano nelle analisi), raggiunge, nel mix delle acque immesse dai pozzi in rete, il valore di 13,8 microgrammi/litro, superiore di 3 volte al valore di riferimento dell'OMS-ISS (4 microgrammi/litro)».
In campioni di singoli pozzi il valore era di 10,3 (pozzo 2), 9,3 (pozzo 3), 11,7 (pozzo 4). L'inquinamento era, quindi, diffuso. E' interessante notare come in quel periodo non compariva l'esacloroetano, che, successivamente, si è riscontrato oltre il valore di riferimento di 1 microgrammo/litro nel 2007.

18 OTTOBRE 2005: ENNESIMO SUMMIT DI AMMINISTRATORI.

L'appuntamento è per il 27 ottobre 2005, la convocazione parte dalla giunta regionale; a firmarla è l'assessore Franco Caramanico.
Sono invitati tutti gli enti coinvolti e gli amministratori, numerosi sindaci e spicca l'invito al procuratore della Repubblica, Nicola Trifuoggi e al Pm Aldo Aceto. Che cosa sia successo in quella riunione non si sa (il verbale è
una minuta incomprensibile).

7 NOVEMBRE 2005: SI CHIUDONO I POZZI PER LA PRIMA VOLTA

Dopo mesi di discussioni, dunque, si arriva alla chiusura dei pozzi inquinati.

Con un atto che sfodera in questo caso tutte le precauzioni del caso l'ente d'ambito si dice costretto a disporre l'immediato fermo dei prelievi dai pozzi per tutelare la salute umana e per perseguire il fine di offrire sempre un prodotto puro e di qualità.
Solo due anni dopo si saprà che nel frattempo era stata avviata una inchiesta giudiziaria e che il pm Aceto aveva mostrato l'intenzione di "requisire" i pozzi, chiudendoli con un atto giudiziale. Secondo altri sarebbe stato un «invito informale» dello stesso pm.
D'altro canto alla chiusura dei pozzi è chiaramente prevedibile anche una situazione di crisi idrica poiché vengono meno delle fonti importanti di approvvigionamento.
Il documento prescrive le soluzioni alternative e non fa mistero che occorrono «urgenti misure alternative», cioè trovare nuove falde, scavare altri pozzi, cosa che tuttavia nei due anni trascorsi non sarà fatta se non a metà agosto 2007.

11 NOVEMBRE 2005. RIUNIONE INTERLOCUTORIA IN PREFETTURA.

IL SALTO AL 2007

14 FEBBRAIO 2007. ACA:«ACQUA INQUINATA MA POTABILE. NON MISCELATA MA TRASPORTATA NELLA STESSA CONDOTTA».

In questa missiva la società di gestione scrive direttamente al prefetto di Pescara per richiedere la rimozione del divieto di utilizzo degli altri pozzi Sant'Angelo in considerazione del fatto che l'acqua è «pienamente potabile» e che per risolvere la carenza idrica in atto era opportuno dar fondo a tutte le dotazioni di cui si dispone.
Ma se l'Aca ribadisce fino alla nausea che l'acqua è potabile secondo il decreto 31, non può non dire che comunque nel 2005 i pozzi erano stati chiusi perché era stato riscontrato un inquinamento chimico.
Di tutto questo però nessuno degli enti coinvolti ha mai informato l'opinione pubblica.
In un grande sforzo concettuale l'Aca spiega inoltre che, in ogni caso, non si può configurare la miscelazione delle acque -vietata per legge- ma che l'acqua proveniente dai pozzi inquinati e quelle invece pure dell'acquedotto Giardino «viaggiano semplicemente in un'unica condotta».
Concetto che non può non apparire una mera tautologia, sforzo linguistico peraltro inutile poiché si ribadisce ancora la «piena potabilità» di tutta l'acqua.

19 MARZO 2007. CONVOCAZIONE IN PREFETTURA.

Nella convocazione della riunione si ricorda come in una nota della società che gestisce il servizio idrico si chieda la rimozione del divieto di utilizzo dei pozzi rimasti chiusi da 2005.

La richiesta viene motivata dal fatto che si utilizzano appena il 50% delle risorse e che la crisi idrica può essere dietro l'angolo.
A 2 anni di distanza dai documenti che abbiamo analizzato del 2005 e che parlavano di urgenti misure alternative non vi è traccia di lavori portati a termine che possano garantire altre fonti di approvvigionamento.
Anche in questo documento si ribadisce come la miscelazione è da considerarsi vietata ma che avviene normalmente anche se indicata come «trasporto in un'unica condotta di acqua di diversa provenienza».


ANALISI 2007: SORPRESA IDROCARBURI (1- 2-3)

Nella documentazione difficoltosamente reperita dal Wwf (non sono mancati eclatanti negazioni di accesso agli atti pubblici da parte di enti che hanno palesemente violato la legge specifica) c'è un salto per il 2006, anno in cui i pozzi sono stati chiusi per un periodo nel quale vengono posizionati i filtri. Possiamo presentare, quindi, le analisi comunicate il 23 maggio 2007 dall'ARTA (che si riferiscono ai mesi precedenti), quando, come poi avverrà anche nelle analisi dell'ARTA di luglio e agosto 2007, il tetracloruro di Carbonio va oltre i valori indicati dall'OMS e ISS, aumentando nel passaggio nei filtri (da 3,1 a 5,1 microgrammi/litro, ad esempio, nel campione 625 del 12/02/2007).

Ma un altro capitolo del tutto nuovo si apre e riguarda il parametro "Idrocarburi Totali" che, dopo i filtri, schizza in un campione post-filtro a 238,26 microgrammi/litro (pre-filtro 176,64) e in un altro campione post-filtro addirittura a 361,36 microgrammi/litro.
Da una prima analisi della normativa in materia, pur non comparendo questo parametro nel citato Dlgs.31/2001 (come già avvenuto per il Tetracloruro di Carbonio, quando l'ISS ha dato ragione al WWF ponendo un valore di 4 microgrammi/litro) emerge come l'ISS abbia ribadito più volte l'opportunità di porre il valore di riferimento a 10 microgrammi/litro («Si ritiene, pertanto, che per gli Idrocarburi totali la concentrazione limite da adottare sia 10 µg/l», parere ISS del 25 luglio 2002 – N° 024711 IA/12). Rispetto a queste indicazioni ci troviamo con valori post-filtro di 35 volte superiori a tale valore di riferimento.

«Questi dati confermano pienamente la fondatezza dei problemi segnalati dalle analisi del WWF», sostiene De Sanctis del Wwf, «e dimostrano come gli enti, in primo luogo ACA e ATO, anziché informare i cittadini com'era loro obbligo, nonostante conoscessero lo stato di grave contaminazione delle acque dei pozzi S.Angelo, abbiano creato confusione sui dati cercando di gettare discredito su coloro che hanno giustamente richiesto la chiusura dei pozzi per preservare la salute dei cittadini».
«Nessuna "guerra dei dati", quindi», aggiungono dal comitato Bussi ci Riguarda «ma solo un'azione corretta di trasparenza svolta dalle associazioni che è riuscita a far emergere una vicenda gravissima nonostante la posizione di diversi enti, che in questo mese e mezzo non hanno risposto ai fatti adattando progressivamente la propria posizione man mano che risultava impossibile negare l'evidenza».
La costante presenza di alte concentrazioni, pur se oscillanti come accade di norma, di sostanze nocive nelle analisi degli ultimi 3 anni evidenzia l'estrema pericolosità di emungere l'acqua dai pozzi e la stessa necessità ed urgenza di procedere alla loro chiusura.

Per il Wwf, il comitato "Bussi ci Riguarda" e Abruzzo Social Forum siamo difronte al «più grave scandalo avvenuto in Abruzzo negli ultimi anni perchè, nonostante diversi enti sapessero, si può dire, carte alla mano, che per oltre un anno è stata immessa acqua nelle reti piena di sostanze chimiche nocive senza alcun tipo d'intervento e che la chiusura dei pozzi è avvenuta a diversi mesi dall'intervento dell'APAT che aveva stabilito, a marzo 2005, che erano stati superati i valori per la potabilità».
Tra l'altro, i valori per il Tetracloruro di Carbonio sono anche peggiorati di gran lunga tra il 2004 e il 2005, superando la soglia dei 4 microgrammi/litro. I consumatori, al contrario di quello che prevede la legge, sono stati tenuti all'oscuro e, addirittura, a tre anni di distanza da queste informazioni l'ATO e l'ACA, in risposta alla nota inviata a luglio 2007 in via riservata dal WWF, hanno negato pervicacemente la realtà dei fatti arrivando a sostenere pubblicamente che le analisi fatte dal WWF sarebbero state dovute, come sostenuto dal Presidente dell'ATO, alla «bottiglia sporca (di tetracloruro di carbonio, ndr) usata dal WWF per i prelievi».

 6 AGOSTO 2007: LA RICHIESTA DI PARERE DELLA REGIONE ALL'ISTITUTO SUPERIORE DELLA SANITA'.

7 AGOSTO 2007: LA RICOSTRUZIONE DELL'ARTA:«AVEVAMO SEGNALATO TUTTO MA NESSUNO SI E' MOSSO».

In questo strano gioco di botta e risposta, di affermazioni e negazioni, questo documento dell'Arta -una sintetica e chiara relazione- ricostruisce dettagliatamente tutto quanto successo ed evidenzia ancora una volta la mancanza di dialogo o forse la scarsa comprensione delle carte tra i vari enti nei diversi passaggi.

Qui è l'Arta (e non più il WWF) ad affermare che già nel 2004 si era a conoscenza del superamento dei limiti di almeno tre sostanze nell'acqua potabile e che, in seguito, la maggior parte delle analisi ha sempre evidenziato tali sostanze.
«I risultati, in base ai certificati forniti, erano chiari e meritavano la giusta attenzione», spiega l'Arta chiarendo anche il gioco di "fraintendimenti" di questi mesi, «i parametri previsti dal decreto legislativo 31/01 risultano rispettati ma alcuni composti non previsti dal decreto stesso -e che sono pericolosi- risultavano presenti in misura non trascurabile».
Scarsa attenzione, distrazione ma soprattutto inerzia, tant'è che l'Arta, pur non avendone il dovere, convoca una conferenza di servizi per fare il punto della situazione.
In più di una occasione l'agenzia per l'ambiente abruzzese ha definito «un azzardo» l'utilizzo potabile di quell'acqua proveniente dai pozzi Sant'Angelo.
In sintesi, dunque, le acque sia prima dei filtri che dopo «presentano composti ritenuti tossici per la salute umana»; «l'acqua erogata presenta gli stessi composti ma diluiti e sotto la soglia di pericolosità»; in alcuni casi i filtri non hanno funzionato perché si è registrato un aumento delle concentrazioni.

8 AGOSTO 2007. RIUNIONE IN PREFETTURA: «CRISI LUNGA, NON SPRECARE ACQUA».

Pochi giorni prima il commissario straordinario Goio aveva chiuso i pozzi.

A sorpresa però il Tar ne riapre uno.
Scopo della riunione in prefettura è quello di valutare se dopo l'apertura del pozzo da parte del tribunale amministrativo regionale vi sia stato un miglioramento nella grossa crisi idrica che attanaglia tutta la Val Pescara e soprattutto il capoluogo.
E' una riunione interlocutoria nella quale la prefettura decide di diramare un comunicato stampa nel quale si invita la popolazione a non sprecare l'acqua.
Il presidente D'Ambrosio, dal canto suo, propone la soluzione ideale che consisterebbe nell'attivare finalmente il potabilizzatore captando le acque del fiume Pescara.


20 AGOSTO 2007: PARERE ASL SULLA RIAPERTURA DEI POZZI 6 E 4.

Il dirigente dell'Asl competente, Roberto Rongione, si esprime in ordine alla qualità dei pozzi 6 e 4, chiusi e che qualcuno vuole invece riaprire per tamponare la grossa emergenza che nel frattempo è scoppiata.
Sono parole già dette altre volte nelle quali si ribadisce la «piena potabilità dell'acqua» ed il «rispetto di tutte le norme di legge» che prescrivono i limiti delle sostanze inquinanti nell'acqua erogata.
E' in questa occasione, in piena emergenza, che l'Asl dal canto suo ribadisce la necessità di soluzioni alternative come l'escavazione di nuovi pozzi magari da ricercare in aree più sicure e non soggetti alla contaminazione di agenti fortemente inquinanti.
In quei giorni in cui i giornali scrivevano dei disagi dei cittadini, l'Asl ribadisce anche la non percorribilità della soluzione alternativa di un eventuale utilizzo dell'acqua del fiume Pescara perché «fortemente inquinata».
Resta tuttavia senza risposta la domanda sul perché siano stati investiti milioni di euro per la creazione di un potabilizzatore nella zona di Chieti.

23 AGOSTO 2007: L'ATO RIAPRE I POZZI MA LA REGIONE E' ESTERREFATTA.

In questo documento si evidenzia tutta la mancanza di dialogo delle istituzioni chiamate in campo.
Il presidente dell'Ato, Giorgio D'Ambrosio, con un atto unilaterale ha riaperto i pozzi ma secondo la Regione «è di tutta evidenza che il provvedimento espone a rischi la salute umana». Inoltre vi è una «grave assunzione di responsabilità da parte di Ato e Aca».
Così al direttore regionale Pierluigi Caputi e all'assessore Srour sfugge la logica che ha generato questo atto unilaterale.
E' il documento che sancisce quasi l'impotenza da parte dell'ente territoriale sovrano che è appunto la Regione.
Gli ordini imposti all'ente d''ambito e alla società di gestione sono poi quelli di effettuare almeno due analisi quotidiane seguendo scrupolosamente alla lettera il dettame della legge e ad esplicitare al più presto ulteriori indicazioni di precauzione, oltre magari al ripensamento della stessa ordinanza dell'Ato.
Come se non bastasse la Regione ricorda ancora una volta il divieto di miscelazione dell'acqua inquinata con quella pura. Documentò da leggere.

Il braccio di ferro è però infinito. Nonostante le carte pubblicate ancora il 27 agosto l'Ato smentisce tutto e assicura «l'acqua è potabile».

Secondo D'Ambrosio e Catena «continuano ad essere divulgati dati non veritieri e basati su pareri di associazioni alle quali va sicuramente riconosciuto il diritto di chiedere e partecipare, ma che dovrebbero comunque rispettare i principi di correttezza, lealtà e trasparenza, soprattutto nei confronti dei cittadini».

LA RELAZIONE DELL'ARTA SULL'INQUINAMENTO DELLE FALDE (2004)


LA CRONISTORIA DI ATO E ACA SULLO SCANDALO DELL'ACQUA AVVELENATA by Donald Vasquez

EFFETTI SULL'UOMO DI ALCUNE DELLE SOSTANZE RISCONTRATE

* Tetracloruro di Carbonio (o tetraclorometano, valore di riferimento ISS= 4 microgrammi/litro)
Neurotossico, tossico su fegato e reni, si accumula nel grasso del fegato. Classificato quale "possibile cancerogeno per l'uomo" dalla IARC.

* Esacloroetano (valore di riferimento ISS= 1 microgrammo/litro)
Tossico sul rene e sul fegato. Possibile cancerogeno per l'uomo (secondo IARC, l'Agenzia sul Cancro).

* Tetracloroetilene (o percloroetilene, valore tabella Dlvo 31/2001: 10 microgrammi/litro, come somma di tetracloroetilene e tricloroetilene)
Neurotossico, danneggia lo sviluppo di vari organi. Classificato quale "Possibile cancerogeno per l'uomo" dalla IARC.

* Tricloroetilene (la trielina, valore tabella Dlvo 31/2001: 10 microgrammi/litro, come somma di tetracloroetilene e tricloroetilene)
Classificato quale probabile cancerogeno per l'uomo (IARC)

* Parametro "Idrocaburi totali"

Il parametro serve a descrivere una larga famiglia di centinaia di composti chimici che originano dal apetrolio. Data la quantità di sostanze, non è pratico cercare le singole sostanze ed è quindi utile misurare l'ammontare totale delle stesse.
Gli effetti che possono avere le varie sostanze sono diversi: effetti negativi su sistema nervoso centrale, sui reni e sul fegato e sullo sviluppo.

Informazioni tratte da: Scheda della Agency for Toxic Substances and Disease Registry degli USA.

PresentazioneAcquaValPescara Aggiornata Al 28-08-2008 by Donald Vasquez