RIFORME ISTITUZIONALI

Riforme. Regioni e Comuni:«più forza ad Autonomie»

Governatori e sindaci a premier: «rivedere vincoli patto stabilità»

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1099

 Riforme. Regioni e Comuni:«più forza ad Autonomie»



ROMA.  Regioni e Comuni plaudono la scelta del Governo Renzi di trattare in un unico contesto di riforma e in un solo testo normativo la trasformazione del Senato e la riscrittura del Titolo V della Costituzione, ma vogliono contribuire alla stesura del nuovo testo.
Come ha sottolineato oggi il presidente dell'Anci, Piero Fassino, «siamo un alleato, non un interlocutore del Governo per le riforme istituzionali».
 In un clima positivo si è svolto di prima mattina a Palazzo Chigi un incontro prima tra il premier Renzi - presenti il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio, il ministro per gli Affari Regionali Maria Carmela Lanzetta e il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi - e i presidenti delle Regioni, guidati da Vasco Errani, subito dopo con i sindaci dell'Anci, Piero Fassino in testa. Riforme ma anche vincoli del Patto di stabilità, sanità, programmazione dei Fondi Ue, cassa integrazione in deroga, Expo, sono stati al centro dell'incontro, con l'assicurazione di Renzi di chiedere a Bruxelles che gli investimenti dei fondi strutturali vengano esclusi dai vincoli posti dal Patto di stabilità e che anche gli investimenti per l'edilizia scolastica e il dissesto idrogeologico non siamo conteggiati nel Patto di stabilità.
Quanto invece alla richiesta delle Regioni di reinvestire le risorse ottenute dalla Spending review in sanità nel settore stesso, Renzi «è stato prudente» e darà una risposta «nei prossimi giorni», ha riferito il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani.
Il grande banco di confronto è stata comunque la bozza di ddl costituzionale messa a punto dal Governo: Regioni e Comuni lavoreranno già dalle prossime ore con il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi per giungere, nel giro di una settimana, ad una sintesi che accontenti tutti. Se le Regioni «colgono con favore il superamento del bicameralismo perfetto», criticano invece «l'identico numero di rappresentanti di ciascuna Regione e Provincia autonoma» nel nuovo Senato delle Autonomie, che determina «quello squilibrio di rappresentatività territoriale che il criterio di proporzionalità rispetto alla popolazione residente invece garantisce».

 Quanto alla composizione del nuovo Senato, Regioni e Anci hanno una posizione comune: serve un sistema a elezione indiretta, in proporzione alla popolazione su base regionale, di rappresentanti di Regioni, città metropolitane e comuni a cui aggiungere una rappresentanza di diritto dei presidenti delle Regioni, dei presidenti delle Province autonome di Trento e Bolzano e dei sindaci dei Comuni capoluoghi di Regione, nell'ambito di 120 componenti complessivi; l'elezione dei rappresentanti delle Regioni da parte dei Consigli regionali e l'elezione dei rappresentanti dei Comuni da un collegio elettorale formato dai sindaci della Regione; la quota di rappresentanza di Regioni e Comuni, oltre ai componenti di diritto, necessariamente paritaria.
I governatori - che oggi al Governo hanno presentato un articolato documento - sostengono inoltre il fatto che con il ddl presentato dal Governo l'equilibrio tra i due rami del Parlamento non appaia salvaguardato, e che per esserlo debba invece affermarsi il principio che, a fronte del voto negativo del Senato, sia sempre necessario un voto a maggioranza assoluta della Camera. 

«Ogni altra soluzione - tenendo conto che l'Assemblea non ha competenze legislative riservate, scrivono - sembra essere incompatibile con l'idea di due Camere che esercitano "collettivamente" la funzione legislativa».
 Altra questione, riguarda la richiesta che il nuovo Senato sia «espressione autorevole delle istituzioni territoriali»: per questo i governatori giudicano «non condivisibile» la previsione della nomina, da parte del capo dello Stato, di altri 21 componenti dell'assemblea. Inoltre, il tema delle modifiche al riparto delle competenze tra Stato e Regioni: se le stesse Regioni «ritengono opportuno un alleggerimento dell'elenco delle materie concorrenti e un corrispondente rafforzamento delle competenze statali esclusive, per esempio in materia di energia, grandi infrastrutture, reti di trasporto», dall'altro questa revisione «non può tradursi in un puro e semplice riaccentramento in capo allo Stato».
 Quanto infine alla proposta di accorpare le Regioni e riorganizzarle in macroaree, formulata dal presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, Renzi, nell'incontro di stamane, si sarebbe detto "caldoriano".
La proposta prevede, tra l'altro, anche la creazione delle macroregioni, grandi aree per superare l'attuale frammentazione.
«Su questo punto sono caldoriano», sarebbe stata la battuta di Renzi che ha poi rilanciato la sfida rivolgendosi a tutti i governatori: «Ma siete tutti d'accordo? Non credo. Se alzate la palla io poi schiaccio», avrebbe concluso usando un'immagine sportiva per la proposta che non trova ancora largo consenso fra i governatori.