SANITA'

Rischio blocco sistema sanitario: «in 10 anni mancheranno 15mila medici»

Studio Anaao,cambio programmazione; è tema caldo in Patto Salute

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2886

ospedale, sanità





ROMA. Il Sistema sanitario nazionale (Ssn), così come lo conosciamo, potrebbe avere vita breve se non si correrà ai ripari.
Nell'arco di dieci anni, infatti, si creerà un 'buco' di oltre 15mila medici e ciò metterà a rischio la tenuta stessa del sistema di assistenza. L'allarme, sulla base di numeri e calcoli precisi, arriva dal maggiore sindacato dei medici dirigenti, l'Anaao-Assomed, che propone al contempo misure urgenti per affrontare questa 'bomba' pronta a deflagrare, a partire da un cambiamento della programmazione sanitaria e del sistema della formazione specialistica.
In un'indagine effettuata sulla scorta dei dati forniti dalla Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo), Enpam, Ministero dell'Istruzione e Ragioneria Generale dello Stato su curve di pensionamento, fabbisogni specialistici e numero chiuso per l'accesso alle Scuole di Medicina e Chirurgia, l'Anaao ha dunque evidenziato le criticità, tracciando un quadro allarmante: nei prossimi 10 anni mancheranno all'appello oltre 15.000 medici specialisti che operano nel Ssn poiché, a fronte del pensionamento di più di 58.000 tra medici dipendenti del Ssn, universitari e specialisti ambulatoriali, il numero dei contratti di formazione specialistica previsti dall'attuale programmazione sarà di 42 mila unità, ben al di sotto della soglia necessaria. Attualmente, i medici attivi in Italia sono circa 327.900 ed il personale medico dipendente del SSN ammonta a circa 116.000 unità. Il 'buco' che verrà a determinarsi, avverte il sindacato, rischia dunque di rivelarsi insostenibile.

«UNA BOMBA AD OROLOGERIA»
Una 'bomba ad orologeria', quella segnalata dall'Anaao, di cui il ministro della Salute Beatrice Lorenzin è consapevole: il problema della carenza del personale sanitario è infatti una delle questioni affrontate nel Patto per la salute e più volte il ministro ha sottolineato la necessità di «programmare il fabbisogno di medici sul territorio e, su tale base, fare anche una valutazione dei corsi universitari e di specializzazione».
L'Anaao, da parte sua, sottolinea come l'unica via d'uscita sia mettere mano alla programmazione sanitaria passando per la soluzione di due urgenze: l'imbuto formativo e il precariato medico. L'imbuto che si è creato tra numero annuo di laureati in medicina, «crescente grazie a miopia delle politiche di accesso ed invasioni del Tar», e posti nelle specializzazioni, «in progressiva riduzione a causa dell'esiguità delle risorse economiche rese disponibili dalla legge di stabilità», rileva il sindacato, «ha già creato ampie sacche di disoccupazione e sottoccupazione medica e blocco formativo: è evidente che impedendo alle nuove generazioni di medici un accesso al SSN, di fatto si vuole costringerle a cambiare Paese minando lo stesso Sistema».
Da qui la proposta Anaao di prevedere il 50% della durata della specialità con contratto di formazione specialistica in ambito universitario e 50% in ambiente extra-universitario senza l'obbligo di aver già conseguito il titolo di specialista, e frequenza finale di 6 mesi nella sede ospedaliera. In concreto, spiegano i medici, «pensiamo che aumentare il numero di studenti al corso di laurea in Medicina non risolva il problema della prossima mancanza di medici, perché i primi risultati si vedrebbero solo dopo 10-11 anni».
La strozzatura è data invece dall'imposizione del titolo di specializzazione come requisito di accesso al sistema. Occorre, pertanto, afferma l'Anaao, «anticipare l'incontro tra mondo della formazione e del lavoro, oggi estranei l'uno all'altro».