L'INCHIESTA

Rapine, estorsioni e droga: capo banda assunto nel ristorante della vittima

Sequestri anche in Abruzzo

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Rapine, estorsioni e droga: capo banda assunto nel ristorante della vittima



VARESE. I carabinieri di Saronno hanno eseguito ieri 35 misure cautelari (23 in carcere, 5 agli arresti domiciliari e 7 obblighi di presentazione alla Polizia Giudiziaria), 50 perquisizioni (a 61 indagati complessivi) tra Varese, Milano e Como ma anche in Abruzzo e in Sicilia.
I reati contestati vanno dalla corruzione, al falso in atto pubblico, alle estorsioni in danno di imprenditori, alle rapine in esercizi commerciali e a persone, allo spaccio di stupefacenti, allo sfruttamento della prostituzione e altro. In manette è finita una banda di malviventi costituita principalmente da calabresi.
L'uomo a capo dell'organizzazione Diego Tripepi, 56 anni, aveva obbligato una delle vittime delle estorsioni ad assumerlo nel suo ristorante a Mozzate (Como) e, per oltre un anno, ha percepito lo stipendio mensile senza aver mai lavorato.
Il pregiudicato, da anni residente a Gerenzano (Varese), faceva parte della famiglia Tripepi di Seminara (Reggio Calabria) accusata di legami con la 'ndrangheta. Solo una delle vittime delle estorsioni, il titolare di un'impresa di pompe funebri, aveva trovato il coraggio di sporgere denuncia, dando il via alle indagini coordinate dal pm di Busto Arsizio Pasquale Addesso.
Gli uomini, accusati a vario titolo di una decina di episodi tra estorsioni e rapine in provincia di Varese e Como, di spaccio di sostanze stupefacenti e sfruttamento della prostituzione, agivano, hanno spiegato gli inquirenti, con «modalità tipiche del metodo mafioso».
Tra gli episodi il violento pestaggio di un venditore ambulante di panini davanti ai figli minorenni delle compagna, minacce di morte e intimidazioni nei confronti di altre vittime. Tripepi e i titolari dell'autofficina Formula 1 di Mozzate, Alessio Meneghini e Giuseppe Carofiglio, sono accusati anche di associazione a delinquere finalizzata al falso in atto pubblico e alla corruzione. Grazie ad alcuni meccanici compiacenti effettuavano false revisioni di veicoli in cambio di denaro, con un giro d'affari di circa 60mila euro all'anno. A causa di divergenze per questioni economiche Tripepi nell'ottobre 2012 aveva anche esploso colpi di pistola contro l'auto di Carofiglio, per intimidirlo.