SCANDALI INFINITI

Tercas, licenziati i dipendenti infedeli che informavano Di Matteo

Un sindacato protesta e si oppone alla cacciata dei dipendenti infedeli

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Tercas, licenziati i dipendenti infedeli che informavano Di Matteo

Raffaele Di Mario




TERAMO. Hanno fornito informazioni sull’attività della banca all’ex direttore generale Antonio Di Matteo quando ormai era uscito dall’istituto di credito.
Per questa «infedeltà» alcuni dipendenti della Tercas hanno perso il lavoro. Licenziati in tronco, per giusta causa. Il caso è scoppiato nei mesi scorsi quando dalle carte del procedimento penale è emerso che questi dipendenti mantenevano rapporti telefonici con l’ex dg. Si era parlato prima di 4 persone, poi il numero è salito a 6 e dopo qualche settimana a 8. Al momento non si sa se tutti abbiano ricevuto la lettera di licenziamento firmata dal commissario straordinario Riccardo Sora.
Era stato proprio Sora nelle scorse settimane ad inviare le lettere di contestazione. In dieci giorni sono arrivate le controdeduzioni dei dipendenti che però non avrebbero convinto e così si è proceduto con il licenziamento.
«Dalle attività di captazione», aveva scritto il gip di Roma nell’ordinanza facendo scoppiare il caso, «è emerso che lo stesso Di Matteo, avvalendosi dell’ausilio di dipendenti della Tercas riesce ad ottenere informazioni circa la gestione della banca da parte del commissario straordinario, con riguardo anche alle posizioni dei clienti affidati nel periodo della sue gestione che utilizza poi per attuare sue personali strategie operative».
I sindacati non gradiscono questa operazione e domandano come si sia potuto agire in questo modo ancor prima che la vicenda penale arrivi a conclusione.
E’ chiaro che per le talpe la magistratura non ha rilevato alcun profilo penale della vicenda che resta confinata nell’ambito di quella che dalla Tercas definiscono «infedeltà all’azienda».

La sanzione poteva andare da un richiamo, passando per una sospensione e nel caso più grave il licenziamento in tronco.
Per il sindacato dei bancari Fiba Cisl le contestazioni sarebbero comunque troppo generiche e rischierebbero di non reggere davanti ad un eventuale ricorso in tribunale.
Ieri del caso della Tercas si è occupato anche il programma Presa Diretta di Riccardo Iacona, nel corso di una puntata tutta dedicata al mondo delle banche e alle numerose falle del sistema di controllo. Partendo da scenari mondiali e dalla crisi che ormai riguarda Usa ed Europa si è cercato di risalire fino alle cause che sono state individuate nel sistema delle banche strettamente legato alla politica e da questa più volte 'graziato'.
Sulla Tercas la trasmissione di Iacona, invece, ha cercato i protagonisti non riuscendo a parlarci (Di Matteo è agli arresti domiciliari, Nisi invece non ha voluto rilasciare dichiarazioni) ma descrivendo un sistema di clientele allargato.

E’ stato intervistato anche Raffaele Di Mario, costruttore indagato per bancarotta, che ha parlato per la prima volta della vicenda. Di lui è stato messo in risalto l'incredibile scalata da semplice carpentiere a immobiliarista con un giro di affri per miliardi di euro grazie alla grandissima fiducia che in lui hanno riposto decine di istituti bancari.
Ora è indagato per una bancarotta da 800 milioni di euro ma da qui è poi partita l’indagine sulla Tercas che a lui aveva affidato 25milioni di euro. Secondo la ricostruzione della Procura l’ex cda della Tercas, coinvolto nell'inchiesta, ratificò la decisione dell’ex dg Di Matteo di dare il via liberà al mega prestito a Di Mario. Ma secondo i pm, il comportamento tenuto dalla banca si configurava come concorso in bancarotta preferenziale. Ieri il costruttore ai microfoni di Presa Diretta ha spiegato: «fare l'immobiliarista è semplice basta avere un banchiere un politico un geometra e una segretaria. Le banche vanno commissariate tutte...»
Il messaggio è chiaro: tutte le banche hanno qualcosa da nascondere, ha detto Di Mario, incredibilmente in sintonia, con autorevoli e molteplici studiosi internazionali intervistati che sostengono come il sistema bancario per come è strutturato, per la sua opacità e per come ha di nuovo messo in circolo miliardi di titoli tossici sarà la causa principale della prossima crisi economico-finanziaria.