LA STORIA

Carcere, la storia di Tarek: a fine pena rischia espulsione

Interrogazione al Ministro per farlo restare a Chieti

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Carcere, la storia di Tarek: a fine pena rischia espulsione




CHIETI. Alessio Di Carlo, segretario di Radicali Abruzzo, ha presentato ieri il Referente dei detenuti per la Regione Abruzzo.
Si tratta di Francesco Lo Piccolo, giornalista, presidente dell’Associazione Voci di dentro, una Onlus che opera in alcune carceri abruzzesi con corsi e attività varie tesi al recupero e al reinserimento dei detenuti. Ha detto Di Carlo: «Abbiamo deciso di istituire il nostro Referente vista l’assenza della figura del Garante Regionale, previsto da una legge regionale del 2011 che però è rimasta lettera morta, visto che fino ad ora non c'è stata alcuna designazione. Di qui la nostra scelta privata perché i detenuti non potevano più aspettare». Lo Piccolo si avvarrà del sostegno di Gianni Melilla (deputato Sel) e del consigliere regionale Riccardo Chiavaroli (Fi) che hanno raccolto l'invito formulato.
Come prima iniziativa è stato affrontato il caso di Tarek Sgaieri, un detenuto tunisino ormai a fine pena e a rischio espulsione perché in base alla legge Bossi-Fini continua ad essere ritenuto “pericoloso socialmente”. Secondo i Radicali si vanificherebbe dunque «un lavoro di anni ed esempio di una buona prassi».
L’uomo è stato arrestato il 22 ottobre 2008 per aver commesso una rapina e per essere stato trovato in possesso di un modesto quantitativo stupefacenti. Per questi motivi, gli è stata inflitta una pena la cui scadenza è prevista per il prossimo 24 febbraio.

«UNA STORIA EMBLEMATICA»
Ha spiegato Lo Piccolo: «La storia di Tarek è emblematica di come la parola rieducazione è una parola vuota e di come il carcere sia in realtà solo punizione fine a sé stessa. E di come il pregiudizio (chi sbaglia ha sbagliato per tutta la vita) sia radicato non solo tra la pubblica opinione, ma tra gli stessi apparati dello Stato… come se l’uomo sempre fosse improntato al male senza possibilità di redenzione. Tarek uscirà a breve dal carcere dopo un percorso virtuoso operato all’interno delle mura dell’Istituto di Madonna del Freddo a Chieti e dalla Regione».
Ha partecipato a corsi dentro il carcere, è stato inserito al lavoro per cui da un anno è operaio in un cantiere edile, ha la stima e l’apprezzamento dei compagni, il datore di lavoro lo vorrebbe assumere a tempo indeterminato. «Nonostante questo a breve ci sarà l’espulsione», continua Lo piccolo. Di fatto il giudizio di oggi (pericoloso socialmente) basandosi sui fatti del passato e sul pregiudizio butta alle ortiche il lavoro svolto dal personale del carcere e ignora l’investimento per restituire alla società una persona migliore. E soprattutto nega la speranza in chi dopo averla persa era riuscito a ritrovarla».

L’INTERROGAZIONE AI MINISTRI
Per questo sul suo caso, il deputato Gianno Melilla (Sel) ha presentato una interrogazione parlamentare.
«L'attività svolta», ricostruisce il parlamentare, «ha consentito al giovane di ottenere una seppur modesta indipendenza economica ed una concreta aspettativa di stabilità. Si pensi ad esempio che il datore di lavoro ha sin d'ora preannunciato la propria disponibilità a trasformare, alla scadenza e previo rinnovo del permesso di soggiorno (onde non incorrere lui stesso in sanzioni), l'attuale contratto di tirocinio formativo in assunzione a tempo indeterminato».
Sgaieri ha dato mandato al proprio legale il compito di inoltrare alla Questura di Chieti la richiesta di rilascio del permesso di soggiorno: documento senza il quale, stante la legislazione vigente, il lavoratore non potrebbe continuare a soggiornare in Italia. Ma è arrivato il no.
Anche relativamente alla sistemazione abitativa, c’è stata l'offerta, da parte di una famiglia residente in provincia di Chieti che ha conosciuto il giovane e la sua storia tramite i suoi colleghi di lavoro, di mettere a disposizione gratuitamente un alloggio per consentire all’uomo di continuare a soggiornare nel circondario. «Siamo dunque in presenza», scrive Melilla nella sua interrogazione ai Ministeri della Giustizia e dell’Interno, «di una situazione che potremmo definire ‘piacevolmente eccezionale’: quella, cioè, di un giovane che in pochi anni è riuscito a passare dalla condizione di rappresentare l'archetipo dell'extracomunicatio «cattivo» a quella di dimostrazione concreta che un'opportunità c’è, solo che la si voglia cogliere; abbandonare Sgaieri a se stesso sarebbe un errore imperdonabile; vorrebbe dire obbligarlo a fare immediato ritorno in Tunisia: Paese dal quale manca ormai da molti anni (circa 10-12) e presso il quale non potrebbe fare affidamento nemmeno sui legami affettivi, vista l'ostilità che familiari ed (ex) amici nutrono nei confronti del giovane, reo di essersi convertito ormai da molti anni alla religione cristiano-evangelica»