IL CASO

Stamina: prime due famiglia italiane in Israele per cure

Costo 32mila dollari; Fazio, metodo bocciato da Css nel 2011

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Stamina: prime due famiglia italiane in Israele per cure




ROMA. «Tentare l'unica strada rimasta, in attesa di una morte certa».
Spinte da questa motivazione, sono partite oggi le prime due famiglie italiane alla volta di Tel Aviv, per ottenere cure utilizzando cellule staminali ma al di fuori del metodo di Davide Vannoni. Ad annunciarlo sul proprio profilo Facebook il presidente di Sicilia Risvegli Onlus, Pietro Crisafulli, facendo riferimento alle infusioni di staminali che i malati effettueranno presso il Ctci Center della città israeliana.
Il solo trattamento, come confermato da rappresentanti della clinica, ha un costo di 32mila dollari. Intanto, ieri, nuovi particolari in relazione al caso Stamina sono emersi nell'ambito dell'indagine conoscitiva promossa dalla commissione Sanità del Senato, dove si è tenuta l'audizione dell'ex ministro della Salute Ferruccio Fazio.
«Nelle prossime ore seguiranno la stessa strada verso Israele altre 10 famiglie - scrive Crisafulli - con alcuni di loro ci sarò anch'io e ovviamente documenteremo tutto».
Ulteriori particolari arrivano da Tel Aviv: cinque a febbraio e sei a marzo è il numero dei pazienti italiani attesi nel Ctci Center del professor Shimon Slavin. Il trattamento, ha detto Ruth Grunbaum del Centro, «é sperimentale e non si può promettere niente. Ma in ogni caso non fa male».
Ha inoltre sottolineato che nel Centro arrivano malati che la medicina convenzionale non sa più come affrontare. Il trattamento - il cui costo si aggira intorno ai 32mila dollari escluse le spese di viaggio e di permanenza - riguarda le cellule staminali mesenchimali.
Per quanto riguarda il metodo Vannoni, Grunbaum ha escluso rapporti diretti scientifici tra lo steso Vannoni e il professor Slavin. Se alcuni malati hanno dunque deciso di lasciare l'Italia per poter avere accesso a terapie con staminali, il ministro Beatrice Lorenzin ha però ribadito che dopo la vicenda Stamina nasce il bisogno di individuare nuove regole sulla sperimentazione clinica che tengano in considerazione i bisogni dei pazienti ma anche il rigore della scienza. 

Il metodo Stamina, è intanto emerso dall'audizione di Fazio, ricevette una bocciatura nel 2011 dal Consiglio Superiore di Sanità (Css): «Ho avuto interazioni ridotte con il cosiddetto metodo Stamina - ha detto Fazio - limitate alla firma di una lettera al Css per verificare l'opinione del Consiglio sull'uso di tale metodo ai sensi del decreto Turco-Fazio. Tutto - ha spiegato - nacque nel 2011 su stimolo di un'altissima carica dello Stato che ci chiese di occuparci di un bambino affetto da una malattia genetica. I funzionari hanno cercato di verificare le condizioni per l'applicazione del decreto Turco-Fazio per le cosiddette cure compassionevoli».
Il centro dell'università di Milano Bicocca presso l'ospedale di Monza, dove si effettuano cure ex decreto Turco-Fazio, aveva dato disponibilità, ma poi il padre del bimbo decise di non fare nulla. Successivamente il presidente dell'Associazione dei malati Niemann-Pick, ha sottolineato l'ex ministro, «chiese che si usasse il metodo Stamina e allora scrivemmo al Css, che però rispose che ciò non era possibile in assenza di precisa documentazione».
Nel decreto Turco-Fazio sulle cosiddette 'cure compassionevoli', ha quindi precisato, sono comunque previste «limitazioni e condizioni precise» in relazione alle terapie utilizzabili. Quanto, infine, all'opportunità di istituire un Comitato che si pronunci sul metodo Stamina, «volendo, qualsiasi commissione può avvenire all'interno del Consiglio Superiore di Sanità, che - ha risposto l'ex ministro della Salute - ha 200 membri esperti».