POLITICA

L’emendamento anti-Grillo di Sel, Blundo: «così volevano chiudere il blog di Beppe»

La proposta è stata bocciata ieri in Senato

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L’emendamento anti-Grillo di Sel, Blundo: «così volevano chiudere il blog di Beppe»





ROMA. Ieri in Senato, in sede di discussione della Legge per l'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, Sel ha presentato un emendamento che ga fatto saltare sulla sedia i pentastellati.
L’emendamento, che poi per la cronaca è stato bocciato, era volto a vietare la pubblicazione di annunci pubblicitari sui siti internet («anche blog») di partiti o di movimento politici, dei gruppi politici, di chiunque ricopra un incarico istituzionale, di chiunque ricopra l’incarico di presidente, segretario di un partito o di un movimento «che abbia conseguito un eletto alla Camera, al Senato, al Parlamento europeo o al Consiglio regionale».
«Quell’emendamento», commenta la senatrice Enza Blundo, era volto a censurare la libertà di diffusione di idee e contenuti politici attraverso il mezzo di comunicazione oggi più diffuso».

Come non pensare, infatti, al blog di Beppe Grillo. «Ecco un democraticissimo emendamento di Sel», commenta la senatrice Paola Taverna, «il cui succo era: "Si fa divieto a Beppe Grillo di tenere un blog"».
«D’ufficio», si legge ancora nell’emendamento bocciato», a seguito di segnalazione la Commissione intima la rimozione degli annunci all’intestatario del sito internet, così come individuato secondo il protocollo di rete ‘Whois’, entro un termine non superiore a sette giorni. Nel caso di inadempimento è comminata all’intestatario una sanzione amministrativa pari a 5 mila euro per ciascun giorno di permanenza degli annunci successivamente al termine intimato».
Che sul blog di Grillo ci siano annunci a pagamento (pubblicità AdSense di Google) non è un mistero tanto è vero che nei mesi scorsi scoppiò anche una polemica su quanto guadagnasse il ‘papà’ del Movimento con quelle inserzioni.
Il Sole 24 ore aveva fatto un calcolo «a spanne» sostenendo che dal blog si riescano a tirare fuori ricavi «tra i 5 e i 10 milioni di euro all’anno».
Ma sul Fatto Quotidiano Massimo Artini, deputato M5S, informatico di professione, ha invece spiegato: «i guadagni da banner sono risibili, coprono solo i costi di gestione del sito. Se il blog ha 100 mila visualizzazioni nei momenti di picco, il tasso che misura l’efficacia della pubblicità, il click-through rate, è dello 0,5% e ogni clic è pagato intorno a un centesimo, gli introiti non vanno oltre i 2/3 mila euro al mese».