POLITICA E INCHIESTE

Rimborsopoli, Chiodi: «sono leale, con me un Abruzzo migliore»

Sulla candidatura si affaccia l’ipotesi Testa (Ncd)

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Gianni Chiodi

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ABRUZZO. Chissà se di istinto oppure meditata. Sta di fatto che la confessione di Gianni Chiodi per l’errore e la scappatella di una notte (?) forse non se la aspettavano in molti. E ora non può non influire sulla politica. Non solo quella di certa opposizione che è stata timida nelle reazioni e nel richiedere “azioni conseguenti” ma soprattutto quella di coalizione.
Le spaccature del Pdl hanno moltiplicato i problemi per Chiodi e le frange del nuovo partito di Alfano spingono affinchè il prossimo candidato sia un loro uomo piuttosto che Chiodi, ormai azzoppato e affaticato dalle inchieste.
Meglio Guerino Testa (Ndc) presidente? I giochi politici sono appena iniziati e questa lunga campagna elettorale riserverà ancora sorprese.
La linea predominante però è quella del “fatto privato”: quello che è successo nella stanza 114 (con una donna che due mesi dopo ha ricevuto un incarico quadriennale) non è penalmente rilevante dunque non deve interessare né la politica né i cittadini. Più o meno è questo il concetto espresso dal presidente Nazario Pagano (coordinatore regionale di Forza Italia, anche lui indagato nell’inchiesta Rimborsopoli), che riconferma come “suo” candidato Chiodi. Questa la linea maestra del centrodestra che non ravvisa altre componenti per decidere l’uomo simbolo da portare alle elezioni .
Oggi Chiodi, invece, ha voluto essere lapidario e chiarire: «la verità è: non ho causato alcun danno alla Regione Abruzzo. Questo deve essere chiaro. Anzi, in questi anni Giunta e Consiglio hanno fatto un lavoro straordinario in condizioni difficilissime».
Per quanto riguarda invece «le questioni legate alla mia sfera personale privata, che ho voluto ammettere per lealtà, non mi hanno condizionato in alcun modo nelle scelte di governo e dunque non un solo euro e' stato distratto per fini personali e presto sarà dimostrato. Oggi sono in grado di dire che restituisco agli abruzzesi una regione migliore». 

Alcuni lo definiscono demoralizzato e fiaccato ma il presidente si dice più forte di prima: «i giudizi a volte severi, le disapprovazioni ma anche le tante e sentite manifestazioni d’affetto e di vicinanza che mi hanno sommerso in questi giorni, alcune anche inaspettate, mi danno ancora più forza e più determinazione per condurre una campagna elettorale che, se queste sono le premesse, sarà una vera battaglia che condurrò con tutte le mie energie e con a fianco tutto il popolo di centrodestra».
Le frizioni all’interno del centrodestra a detta di alcuni sarebbero acute.
Persino il Nuovo centro destra pare spaccato al suo interno se è vero che da una parte si tenta di spingere Testa (la senatrice Federica Chiavaroli è grande sostenitrice del presidente uscente) lo stesso Paolo Tancredi, senatore ex Pdl oggi con Alfano, assicura che il patto con Chiodi è più che saldo.
I risultati sono molti ed evidenti – dice Tancredi- e «non si possono utilizzare come parametro di valutazione del suo operato politico ed amministrativo vicende personali e fatti bagattellari che sono sicuro, peraltro, verranno chiariti al più presto e nelle sedi opportune».

A richiedere le dimissioni di Chiodi però sono in molti tra cui il Movimento 5 stelle, la presidente della commissione pari opportunità che assicura tra i suoi componenti eletti dal Consiglio regionale non vi è “la donna di Chiodi” e parti del Pd.
Maurizio Acerbo non commenta «le sue performances amorose» ma chiede «un gesto di ravvedimento operoso e di risarcimento non solo morale per gli abruzzesi».
«Ormai è evidente», dice Acerbo, «dopo un ventennio di scandali più o meno gravi che il livello retributivo privilegiato degli eletti in Regione non costituisce un baluardo contro la corruzione né rispetto a tentazioni di vario genere. Anzi si è verificato che a troppi eletti i privilegi abbiano dato alla testa. Si conferma la necessità, da me sempre sostenuta, che si restituisca alla politica la dimensione di servizio e che si affermi un costume di sobrietà a partire dal trattamento economico degli eletti. Il modo migliore per rispondere all'ondata di sconcerto e rabbia che attraversa la cittadinanza abruzzese è mostrare nei fatti la volontà di cambiare collocando la nostra Regione all'avanguardia sul piano del taglio dei costi impropri della politica».
Intanto si attendono gli interrogatori che costituiranno un momento di svolta nell’inchiesta della procura di Pescara.
Al momento gli accertamenti del filone conosciuto sono agli goccioli e dovranno essere intrecciati con quelli che gli indagati forniranno. Rimane comunque il filone principale sui rimborsi dei gruppi consiliari che pure potrebbe riservare altre sorprese.
Per quanto riguarda le amanti al momento non ci sarebbe un interessamento concreto della procura per valutare eventuali altre ipotesi di reato (si era parlato di favorire la candidata-amante poi nominata effettivamente dal ministero e indicata dalla giunta).