L'INCHIESTA

Maxitruffa false granaglie biologiche: 9 arresti di Gdf

Indagati anche in Abruzzo

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2179

Maxitruffa false granaglie biologiche: 9 arresti di Gdf





PESARO. Per anni, almeno dal 2007 al 2013, hanno immesso sul mercato della Ue tonnellate e tonnellate (in tutto 350 mila) di granaglie, provenienti da Moldavia, Ucraina e India e destinate al comparto zootecnico ma anche all'alimentazione umana, spacciate per bio e fornite di tutta la certificazione necessaria che venivano vendute a ignare aziende della Ue.
In realtà quel fiume di soia, mais, grano tenero e lino, del valore complessivo di circa 120 milioni di euro, non solo non aveva i requisiti per essere classificato come biologico (compresa la coltivazione interamente senza sostanze chimiche o ogm), ma in qualche caso neppure quelli per essere consumato: c'erano tracce di organismi geneticamente modificati ma anche di diserbante come il glyphosate e brachizzanti (regolatori della crescita) come il clormequat.
Dopo due anni di indagini, la Guardia di Finanza di Pesaro e l'Ispettorato Repressione Frodi, insieme al Corpo Forestale dello Stato, hanno chiuso il cerchio intorno ad un'organizzazione dedita all'importazione delle granaglie e alla loro falsa certificazione come biologiche.

INDAGATI ANCHE IN ABRUZZO
Arrestate nove persone, ma gli indagati sono in tutto oltre 30, sparsi in varie regioni: Marche, Abruzzo, Sardegna, Emilia Romagna, Molise. Tra loro importatori, imprenditori agricoli dei Paesi terzi e rappresentanti di organismi incaricati della certificazione, ma legati ai primi da contratti di collaborazione. Un caso evidente di conflitto di interessi possibile comunque nelle maglie della legge, fanno notare le Fiamme Gialle pesaresi, che auspicano modifiche della normativa. Per tutti l'accusa è di associazione per delinquere per frode in commercio nel settore agroalimentare biologico, aggravata dalla transnazionalità. Al vertice dell'organizzazione un ultrasettantenne della zona di Comacchio (Ferrara), chiamato con il nome in codice di "maestro Joda". Oltre 150 uomini hanno lavorato all'operazione "Vertical Bio", l'attività di indagine, coordinata dalla Procura di Pesaro ha utilizzato intercettazioni telefoniche, analisi chimico-fisiche dei prodotti, ricostruzioni documentali. Oltre ai nove arresti ai domiciliari, sono state notificate quattro misure interdittive con il divieto di esercitare attività d'impresa. Eseguiti anche sequestri preventivi su beni mobili, immobili, partecipazioni societarie e conti correnti riconducibili a una ventina di indagati, nonché sui beni aziendali di sei società, per un valore di 35 milioni di euro.