SANITA' E POLITICA

La ricerca della Bocconi: «La sanità che fa quadrare solo i conti è un fallimento»

Lo dice oggi il Rapporto Oasi 2013 Cergas della Bocconi

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La ricerca della Bocconi: «La sanità che fa quadrare solo i conti è un fallimento»




ABRUZZO. Una gestione solo economica della sanità è un fallimento. Lo dice l’atteso “Rapporto Oasi 2013” del Cergas (centro di ricerca sull’assistenza sanitaria e sociale) che fa capo alla Bocconi e che oggi viene presentato a Milano con il titolo: “La sfida della sostenibilità, la gestione del cambiamento”.
 Le anticipazioni giornalistiche filtrate in questi giorni spiegano che la tesi di fondo è semplice: la stretta sui conti ha certamente ottenuto risultati positivi, soprattutto nelle Regioni sotto Piano di rientro come l’Abruzzo ma questo è avvenuto a spese dei servizi al cittadino - che sono stati tagliati o che sono comunque peggiorati – e con un aumento eccessivo delle tasse (dal ticket alle maggiorazioni Irpef ed Irap).
Ma sono soprattutto i tagli lineari ad essere sul banco degli accusati.
E a questo proposito sorprende non poco che a criticarli sia proprio il Cergas della Bocconi, da dove proviene Francesco Zavattaro – manager della Asl di Chieti – che nell’ultimo periodo si è distinto per le sue circolari interne in cui obbliga medici, infermieri e amministrativi ad effettuare tagli lineari del 20% sulle spese preventivate. C’è da dire – a sua scusante - che questi tagli gli sono stati imposti dal Commissario Gianni Chiodi, pressato dal Tavolo romano di monitoraggio. Ma se il Cergas della Bocconi è stato così importante nel curriculum di Zavattaro, tanto da fargli meritare la nomina a manager, non si capisce come mai oggi la Bocconi - non solo in Abruzzo, ma anche a Roma - non sia più molto seguita e valutata in queste proposte.
In sostanza, se sono vere le anticipazioni su questo Rapporto, gli economisti del Cergas criticano l’approccio economicistico alla sanità che ha portato al pareggio di bilancio perché non ha prodotto una riorganizzazione effettiva dei servizi e dell’assistenza sanitaria. Tanto che la soddisfazione misurata nei pazienti sarebbe peggiorata rispetto agli anni passati.

CRITICHE INASCOLTATE ALLA GESTIONE SOLO ECONOMICA DELLA SANITÀ
In realtà le critiche alla gestione solo economica della sanità sono iniziate almeno dai due precedenti Rapporti del 2011 e del 2012, dove a proposito dell’aziendalizzazione della sanità in Italia, già si parlava di “sanità povera” nelle regioni in Piano di rientro a differenza di quella nelle regioni più ricche.
E così mentre l’Abruzzo arrancava sotto l’aumento del ticket e per i tagli lineari, tramontava definitivamente l’idea di erogare gli stessi servizi con risorse calanti, come se tutto dipendesse magicamente dal taglio degli sprechi e dell’inappropriatezza, necessari, ma non sufficienti perché di corto respiro. In effetti ad essere messa sotto accusa – allora come oggi - è l’idea che i processi di riforma della sanità possano essere solo di taglio economico e che si possano attuare dal centro (vedi il Tavolo romano di monitoraggio) senza la partecipazione del territorio e degli addetti ai lavori.
Tutte cose dette e ripetute (non solo dal Cergas), che però il Commissario Chiodi non ha mai gradito ritenendole solo frutto di propaganda politica.
Ora invece arriva la conferma della Bocconi. Che magari non produrrà nomine a manager per chi ha sempre sostenuto queste tesi, ma che potrebbe far registrare un effetto collaterale inevitabile e destinato a terremotare l’assessorato regionale alla sanità.
Se le proposte di riforma debbono venire dall’Abruzzo, tocca infatti alla direzione della salute dell’assessorato regionale scendere in campo come regista e finalizzare le richieste del territorio. Da qui dovrebbe partire infatti l’iniziativa di innovare il “prodotto sanitario” abruzzese, coinvolgendo la politica e la società, i sindacati e le associazioni di categoria, i medici, gli infermieri, i sindaci ed i cittadini. Il tutto mixato e shakerato da un direttore-manager, selezionato con il metodo delle prove psico-attitudinali e del colloquio motivazionale, oltre che con il curriculum scientifico e professionale.
Finora invece le cronache delle riunioni in assessorato raccontano così l’attribuzione di questa o quella indicazione del Tavolo romano: “tu fai questo, tu fai quello”, attingendo ad un foglio di lavoro tipo “excel”. E mai una volta la responsabilità di assumersi l’onere di una proposta. Come dire che forse la Regione non sarebbe stata sanzionata per l’immobilismo e le inadempienze sui Lea se ci fosse stata la maggiore capacità gestionale e propositiva di qualche direttore-manager.

Sebastiano Calella