GIUSTIZIA AGLI SGOCCIOLI

Taglio tribunali: Consulta boccia referendum. «Pronti a rivolgerci all’Europa»

Grande delusione in Abruzzo per la decisione dei giudici

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Taglio tribunali: Consulta boccia referendum. «Pronti a rivolgerci all’Europa»






ABRUZZO. Il ministro della Giustizia e l'ex premier Monti tirano un sospiro di sollievo; le Regioni scalpitano e fanno sapere che la battaglia non è finita e anche gli avvocati minacciano proteste.
Fa rumore la sentenza con la quale ieri la Consulta ha bocciato il referendum abrogativo della riforma della geografia giudiziaria che era stato chiesto da nove Consigli regionali, tra i quali anche quello dell’Abruzzo: è «inammissibile», hanno decretato i giudici costituzionali.
Per ora non si conoscono le motivazioni della decisione, né quanto bisognerà aspettare per poterle leggere: «la sentenza sarà depositata entro i termini previsti dalla legge», si limita a dire uno scarno comunicato della Corte. Ma intanto la polemica è già scoppiata. In prima fila ci sono le Regioni.
La delusione è tanta, soprattutto tra le nove di esse - Abruzzo, Piemonte, Marche, Puglia, Friuli Venezia Giulia, Campania, Liguria, Basilicata e Calabria - che avevano promosso il referendum. Ma è forte anche la determinazione a proseguire la lotta contro una riforma vista come il fumo negli occhi, perché con il taglio di circa 1.000 uffici giudiziari, tra tribunali, procure e sedi di giudici di pace - è la loro tesi - non ci saranno risparmi e più efficienza ma al contrario maggiori disservizi a tutto danno dei cittadini.
A metterlo in chiaro è per primo il governatore del Veneto Luca Zaia: «non si creda che la bocciatura da parte della Consulta del referendum contro la chiusura dei piccoli tribunali blocchi la nostra battaglia per la sopravvivenza di quello di Bassano. Anzi, la sentenza avrà come effetto quella di renderla ancora più dura». Alza il tiro il presidente del Consiglio regionale della Puglia Onofrio Introna, prospettando la possibilità di far uscire la protesta dai confini nazionali: «valuteremo con le altre Regioni l'opportunità di ricorrere alla Corte di Giustizia Europea».

ASSEMBLEA AVVOCATI E SINDACI A VASTO
«La chiusura dei tribunali come Vasto, Lanciano, Avezzano e Sulmona - ha detto il presidente dell'Ordine forense vastese, Nicola Artese - equivale al ridurre e al venir meno la sicurezza oltre a far lievitare i costi di chi chiede giustizia. Da Vasto, come per gli altri centri, ci saranno maggiori costi per noi e per i nostri assistiti per recarsi a Chieti o a L'Aquila». Condivisa la proposta, da parte degli avvocati presenti, di costituire un comitato in difesa del tribunale assieme ai colleghi di Lanciano.
«Siamo dispiaciuti e offesi dal pronunciamento della Corte Costituzionale», commenta invece il presidente del comitato civico per la difesa dei tribunali locali di Avezzano, l'avvocato Fabiana Contestabile, nonché coordinatrice nazionale dei comitati. «La consulta - valuta Contestabile - aveva tutti gli strumenti giuridici necessari a dichiarare l'ammissibilità del quesito referendario. Questa decisione - aggiunge - di fatto svuota i contenuti dell'articolo 75 della Costituzione (quello relativo ai referendum ndr) e ciò renderà più difficile la possibilità di presentare un'altra consultazione popolare in futuro».
La presidente, ieri a Roma per il verdetto della Consulta, si dice sorpresa di aver appreso la notizia solo dalla stampa: «posso dire già da ora che proporremo azioni suppletive in sede Europea. Ci sono 23 milioni di italiani che, rappresentati dai nove consigli regionali, hanno chiesto invano di essere ascoltati».
«C'è un senso di delusione e di forte rammarico per una decisione che nega la consultazione referendaria su un problema molto sentito dalla popolazione», ha detto invece il sindaco di Sulmona Peppino Ranalli. «Puntavamo molto sulla possibilità del voto popolare - prosegue Ranalli - ora la battaglia diventa più difficile ma non impossibile. L'importante è non abbassare la guardia e studiare da subito altre strade, tra cui quella della proroga, per evitare che il territorio del Centro Abruzzo perda un presidio importante di legalità e di giustizia come il Tribunale».