SANITA' E MERITI

Abruzzo. Tutte le incongruenze della riforma sanitaria dell’eterno commissario Chiodi

Tra le carte la “realtà virtuale” della sanità abruzzese voluta dai burocrati

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Abruzzo. Tutte le incongruenze della riforma sanitaria dell’eterno commissario Chiodi

Chiodi




CHIETI. Come farà il pensionato che percepisce 500 euro a pagare il ticket da 1000 euro per il suo ricovero in una Casa di riposo?
 E’ questo uno dei misteri che il nuovo Programma operativo del 30 dicembre scorso risolverà entro maggio prossimo.
Così almeno si legge nell’allegato al Programma operativo che rischia di far vincere all’Abruzzo il premio Nobel per la pubblica amministrazione: infatti non siamo ancora alla moltiplicazione dei pani e dei pesci, ma poco ci manca.
Ma ci sono altre perle nel documento licenziato a fine dicembre: ad esempio le modifiche alla rete ospedaliera ed ai posti letto che «saranno attuate entro il 31 dicembre» (cioè entro un giorno dalla pubblicazione del documento), oppure i costi del personale e della formazione messi a caso (cioè senza una preventiva contrattazione sindacale), o l’istituzione di un posto letto per l’Hospice pediatrico di Pescara, Chieti e L’Aquila solo perché lo chiedono al Ministero.
Non c’è stata mai, infatti, la convinzione che questo unico posto letto per bambini in una struttura che ospita i malati terminali sia veramente ciò di cui ha bisogno un piccolo paziente oncologico.
 In pratica questi esempi servono a capire i limiti e le caratteristiche di questa ennesima performance della struttura commissariale che sforna decreti e provvedimenti senza un reale aggancio alla realtà. Che le tabelle con cifre e numeri di questa modifica in corso d’opera siano da considerare solo “obblighi burocratici” è evidente: il P.O. vale quanto un bilancio di previsione, cioè quasi nulla.

Vale come un libro dei sogni, come un obiettivo che se poi non si raggiunge «non è colpa nostra».
 E questo forse è il difetto di cui il commissario Chiodi non riesce a liberarsi: il voler fare tutto da solo, quando sa bene che alle spalle – eccetto il suo vice Zuccatelli – non ha una struttura con ai vertici personaggi in grado di fare la differenza. I manager sono riottosi e spesso troppo autonomi, la direzione regionale della salute segue sue strategie e non sempre è in sintonia con i sub commissari (la Baraldi è stata costretta alle dimissioni, l’attuale sub commissario deve lottare anche per avere il personale del suo ufficio), il territorio è ostile perché i sindaci – esclusi dalle scelte – non condividono una sanità calata dall’alto.
Allora è tutta colpa di Chiodi? Non proprio. Chiunque fosse al posto suo, al Tavolo romano di monitoraggio prenderebbe gli stessi rimproveri se alle sua spalle non ci fosse una maggioranza politica a sostenere che in Abruzzo una centrale unica del 118 non può funzionare, oppure che le Guardie mediche – meglio note come servizio di «continuità assistenziale – non possono essere cancellate (come nell’alto Vastese) dove la continuità assistenziale non c’è proprio, perché il medico manca anche di giorno».
 Ecco allora che riprende quota la necessità che dietro le scelte tecniche del commissario ci sia un’elaborazione politica che spieghi a tutti un principio di base.
In Abruzzo si può fare buona sanità se si riesce a spendere dove serve: con i soldi che ci sono si riuscirebbe a fare addirittura sanità di eccellenza.
Però il “dove” spendere non può essere lasciato alle azioni di questa o quella lobby, ma ad una seria programmazione politica dove i territori abbiano un loro peso specifico importante.
Come dire ancora una volta che non si può fare una riforma solo dall’alto e a dispetto di chi lavora in sanità e conosce dall’interno i problemi: vale per  le liste di attesa, di cui si parla nelle modifiche, anche se non cambia nulla, vale per il Corecup regionale, che pure è stato sospeso in attesa delle decisioni del Tar, vale per i posti letto accreditati nelle Case di cura private o per i contratti che alcuni operatori non hanno ancora firmato, vale per la spesa farmaceutica senza un coinvolgimento dei farmacisti o delle farmacie ospedaliere.
Il che significa che “le carte” sono a posto, ma il cittadino fa la fila al Cup, prenota visite ad un anno e più di distanza, non riceve le medicine all’atto delle dimissioni ospedaliere, non trova servizi sul territorio e va ad incrementare la mobilità passiva. E questo alla fine è forse il vero risultato di tutta la giostra: deprimere l’Abruzzo e rafforzare altre regioni.

Sebastiano Calella