IN SENATO

Provvedimento «urgente» sulla Banca d’Italia: mega regalo ai banchieri in arrivo

Il profitto per i soci passerà da 70mln a 450 mln

Redazione Pdn

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Banca d'Italia

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ROMA. Allarme rosso per una operazione dai contorni tutti da chiarire e che si prospetta come l’affaire delle slot machine. In questo caso, però, ad essere avvantaggiati non sono le lobbies del gioco d’azzardo ma quelle molto più potenti delle banche.
Mercoledì prossimo è calendarizzato in Senato un provvedimento «urgente» che riguarda la banca d’Italia e che ha delle ricadute certe e immediate.
Non tutti sanno che la “Banca d’Italia” non è un ente pubblico ma privato a tutti gli effetti, il capitale infatti è in larga parte in mano a due grandi gruppi bancari Banca Intesa e Unicredit.
Ora nel provvedimento in discussione in Senato si chiede di rivalutare questo capitale che ad oggi è di 156.000 euro per farlo passare a ben 7,5 miliardi, mediante l’utilizzo di parte delle riserve statutarie.
Il Movimento 5 Stelle sta già alzando le barricate e promette battaglia perché dietro tale provvedimento si celerebbero i «soliti regali ai banchieri» tra l’altro a danno dei cittadini perché di fatto i profitti derivano dalla gestione in monopolio della emissione della moneta affidata dallo Stato (dunque i cittadini) alla Banca d’Italia (privata). Giuseppe Vacciano, senatore M5S-VI Commissione spiega di essere contrario perché «vogliono forzare la mano inserendo in un provvedimento urgente una serie di disposizioni che per la loro delicatezza meriterebbero un esame approfondito e sereno, certamente non durante il breve periodo prefestivo. La BDI ha questo assetto dal 1936, perché improvvisamente diventa urgentissimo e deve essere inserito in un decreto? Perché e' un doppio regalo alle banche! Il capitale della BDI aumenta tramite l'uso delle riserve statutarie e che cosa sono queste ultime? Sono parte degli utili accantonati dalla Banca nel corso degli anni. E gli utili della Banca Centrale derivano da un'attività che gli viene assegnata in regime di monopolio dallo Stato, quindi dai cittadini. Quindi i risultati di un attività pubblica, andranno a ingrassare i bilanci di soggetti privati».
Il secondo ‘regalo’ deriverebbe dal fatto che mentre fino ad oggi gli utili distribuiti ai privati si sono aggirati intorno ai 70 milioni di euro all’anno, ora con il nuovo sistema di determinazione arriveranno intorno ai 450 milioni all’anno.
«Meno soldi nelle casse dello Stato da oggi in poi», dice Vacciano, «perchè in assenza di un reale “mercato delle quote” la stessa Bankitalia ricomprerà con i propri fondi le quote in eccesso dai soggetti che ne detengono più del 3%: Intesa e Unicredit in primis!!!».
Si potrebbe dunque configurare «un finanziamento della banca centrale alle banche private, maldestramente camuffato indicando che il riacquisto avviene “temporaneamente”».
«E’ un palese regalo su regalo….», aggiunge il “cittadino” a 5 stelle, «Perché rappresenta una completa inversione di rotta rispetto alla legge 262 del 2005 che prevedeva il ritorno delle quote Bankitalia in mano allo Stato per sanare definitivamente l’anomalia di una banca “vigilante” posseduta dai soggetti vigilati. Si è inteso persino escludere la possibilità di compartecipazione di soggetti pubblici al capitale: la Banca d’Italia dovrà essere solo privata! Perché allo stato attuale non c’è alcuna garanzia che il possesso delle quote della nostra banca centrale nazionale resti a soli soggetti italiani o perlomeno europei. Potremmo domani trovarci con una BCN proprietà di banche private cinesi, americane, o comunque di soggetti residenti in paese con interessi contrastanti quelli italiani. La “clausola di italianità” prevista dal Governo è acqua fresca e non tiene in alcun conto le possibili (e probabili) modifiche alla assetto proprietario delle banche».
Nei mesi scorsi i parlamentari di Grillo avevano proposto con emendamenti una serie di varianti sul tema della proprietà della banca d’Italia: da un totale possesso pubblico tramite riacquisto di tutte quote da parte del Tesoro, sino alla semplice possibilità di compartecipazione pubblica e privata, mettendo tutti i potenziali soci sullo stesso piano.

La decisione della maggioranza è stata: solo soci privati.
Sulla questione del valore delle quote sempre il M5s aveva previsto una rivalutazione tra gli 1,3 e 1,5 miliardi di euro. Da un lato sarebbe stata una valutazione vicina a quanto prospettato da diversi economisti (Es. Tito Boeri) escludendo quindi che il valore delle quote fosse calcolato come proiezione del valore futuro dei dividendi (Metodo DDM) anche perché secondo Vacciano «soggetti privati non possono vantare diritti su utili derivanti da attività “pubbliche” come quelle svolte dalla banca centrale».
Sulla questione utili e mercato delle quote Il M5s aveva chiesto un abbassamento della percentuale di utile massimo distribuito che si allineasse a quanto oggi viene effettivamente erogato ai soci privati (50 - 70 milioni di euro).
«Avevamo inoltre escluso che la Banca potesse ricomprare le proprie quote (cosa che probabilmente sarà contestata anche a livello europeo)», spiega Vacciano, «si preoccupassero i soci privati di trovare acquirenti e creare il mercato».
E poi c’è la ciliegina della torta perché sono stati bocciati emendamenti in commissione che avrebbero in qualche modo tamponato gli effetti di un ipotetico cambio di proprietà dei proprietari della Banca d’Italia che così dunque potrebbe divenire paradossalmente anche … straniera se i maggiori azionisti fossero acquisiti da società estere.
«Sulla questione “italianità”», conclude il senatore, «avevamo previsto una clausola di salvaguardia: laddove il controllo societario di uno dei partecipanti al capitale fosse passato in mano extra-comunitaria, il diritto di voto delle relative quote sarebbe stato sospeso e le stesse avrebbero dovuto essere cedute ad un soggetto avente i requisiti “territoriali” previsti dalla legge stessa. Paradossalmente il Governo, pur riconoscendo il problema, non ha accolto l’emendamento chiedendo (con velato ricatto) la trasformazione in un inutile Ordine del Giorno e non ha proposto una soluzione propria che pure avremmo valutato».

PROPRIETARI DELLA BANCA D'ITALIA