LA GUERRA DEI MALATI

Stamina, inchieste e informazione tra «fango» e verità

Secondo la commissione ministeriale nessun miglioramento; secondo i parenti dei malati sì

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ROMA. In Italia è una costante: quando un argomento è spinoso e c’è da capire si scatena una tale bagarre da creare un frastuono che disorienta e stordisce.
Cosa sta succedendo sul caso Stamina? Chi ha capito qualcosa? Chi sono i buoni e chi i cattivi? Da quando le Iene hanno deciso di affrontare le cose di petto è passata molta acqua sotto i ponti. Ora a scatenare le cronache ci sono due blocchi ben distinti: i familiari dei malati che parlano di macchina del fango, di miglioramenti e di cura che fa bene ai loro cari e dall’altra i magistrati di Torino che hanno terminato una inchiesta che vede al centro quello che fino a qualche settimana prima sembrava un santone avversato dalla medicina ufficiale: Davide Vannoni.
Per i magistrati non c’è prova dei miglioramenti mentre ci sarebbero le prove di condotte molto dubbie da parte di chi promette un futuro con il metodo delle staminali.
Ma il caos come detto è totale e la verità chissà qual è.
Oggi intanto è giunta la conferma che la Procura di Torino non chiederà ulteriori proroghe per l'inchiesta sulla Stamina Foundation, i cui termini stanno per scadere.
Il pm Raffaele Guariniello, che ha chiuso il fascicolo nel 2012 per poi riaprirlo quasi subito, potrebbe inviare gli avvisi di conclusione delle indagini agli indagati nei primi giorni del 2014, una volta ricevuta la consulenza conclusiva commissionata a un gruppo di medici farmacologi.
Secondo quanto ha diffuso l’agenzia Ansa dallo studio di una parte delle carte ancora secretate non ci sarebbe alcuna prova documentata di miglioramenti reali nei pazienti sottoposti al trattamento stamina.
Questo ci sarebbe nelle 36 schede di sintesi delle cartelle cliniche elaborate dagli Spedali Riuniti di Brescia e consegnate agli esperti del primo Comitato istituito dal ministero della Salute.

Gli esperti della Commissione hanno ricevuto da Brescia quindi solo una estrema sintesi delle già lacunose cartelle cliniche a disposizione.
Nel materiale secondo l’Ansa vengono riportati solo alcuni casi di miglioramento auto valutato dal paziente o dalla famiglia, ma non certificato dalle analisi. Nella maggior parte delle schede non vengono riportati effetti collaterali alle infusioni alle quali sono stati sottoposti i malati, ma negli aggiornamenti più recenti, fermi al 25 novembre, non si registrano miglioramenti.
Alla «macchina del fango» rispondono i genitori dei malati che promettono domani di far vedere certificati medici di neurologi, neuropsichiatri ed altri specialisti che attesterebbero miglioramenti ottenuti dai bambini che hanno effettuato le infusioni secondo il metodo Stamina a Brescia, oltre che la mancanza di effetti collaterali.
E poi le «cartelle di dimissioni dei piccoli, che lo stesso ospedale rilascia al termine di ogni infusione e dove vi è nero su bianco quanto fatto».
Saranno questi, secondo quanto spiega all'Ansa Guido De Barros, il papà della piccola Sofia, alcuni dei documenti che verranno mostrati domani ai giornalisti in una conferenza stampa a Roma organizzata dai genitori dei pazienti in cura con il metodo Stamina a Brescia. A presenziare alla conferenza stampa, durante la quale, sottolinea De Barros, «si metteranno in evidenza anche delle mancanze, come quella dell'ospedale, che non ha effettuato visite diagnostiche di follow up», oltre a una decina di genitori anche il dottor Marcello Villanova, neurologo dell'ospedale "Nigrisoli" di Bologna e la dottoressa Imma Florio, pediatra di Sofia. Non ci sarà invece il presidente di Stamina Foundation, Davide Vannoni perché, evidenzia il papà della piccola affetta da leucodistrofia metacromatica e che sta effettuando le infusioni secondo il metodo Stamina da un anno, «questa è un'iniziativa dei genitori».
«Annunceremo anche la costituzione di una Onlus dei genitori dei pazienti in cura a Brescia, indipendente e libera» conclude De Barros.