LA DECISIONE

Inchiesta Bussi. Cassazione a sorpresa: il processo resta a Chieti

Rigettato il ricorso di alcuni imputati

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Inchiesta Bussi. Cassazione a sorpresa: il processo resta a Chieti




CHIETI. La Cassazione ha rigettato il ricorso degli imputati nel processo per la discarica dei veleni di Bussi e, di conseguenza, il procedimento resta in Corte D'Assise a Chieti.
Da quanto si è appreso gli imputati che avevano chiesto la ricusazione di Chieti sono stati condannati anche alla pena accessoria di mille euro ciascuno. Il processo riprenderà quindi a Chieti il prossimo 13 gennaio.
Nei mesi scorsi, in sede di rinvio a giudizio, il gup Gianluca Sarandrea aveva “sentenziato” con ordinanza che la richiesta avanzata da alcuni indagati di aderire al rito abbreviato era «intempestiva» dunque niente rito alternativo ma processo normale per tutti. Differenza non di poco conto: gli imputati così non possono godere dello sconto previsto per legge sulla eventuale condanna.
Quella ordinanza è stata appellata da molti avvocati degli imputati e bollata come «illegittima». Il procuratore della Cassazione ha dato parere positivo al ricorso dei 19 imputati e la decisione di ieri è arrivata a gran sorpresa. 

Il pm della Cassazione (cioè colui che sostiene l’accusa), Pietro Gaeta, nella sua requisitoria aveva scritto che «si condivide la premessa» e cioè che «l’inadempimento da parte del giudice della doverosa prenuncia dell’ordinanza ammissiva al rito abbreviato costituisce un atto abnorme, cioè non inquadrabile tra gli atti previsti dal codice». Insomma una decisione che travalica i poteri del giudice e crea un atto illegittimo che viola principi costituzionali.
Secondo la Cassazione, infatti, la scelta del rito abbreviato è un diritto dell’imputato che il gip non può contestare, valutare né tantomeno negare.

Eppure ieri è arrivata la promozione del giudizio di Sarandrea.

L’avvocato Tommaso Navarra, legale di fiducia del Wwf Italia in questo processo ha detto: «Anche l'ultimo ostacolo è stato superato. La discarica dei veleni di Bussi vedrà finalmente ricostruite le gravissime responsabilità di chi ha amministrato negli anni il sito dinanzi a una giuria popolare. In questi lunghi anni abbiamo sempre creduto nella possibilità che il giudizio arrivasse ad una sentenza. Oggi ne siamo definitivamente convinti. Con questa certezza continueremo a dare il nostro contributo per la verità e la giustizia in un processo epocale in materia di ambiente e per il nostro territorio».
«È importante – aggiunge il presidente del WWF Abruzzo Luciano Di Tizio- che il processo resti in Assise per la gravità dei reati in esame e perché sarebbe stata una vera beffa fare un passo indietro dopo una fase preliminare che si è protratta per oltre 30 udienze, conclusa con il rinvio a giudizio di tutti gli imputati».

Gli imputati sono 19 tutti accusati di «avvelenamento di acque e disastro ambientale di immani proporzioni». Si tratta di Camillo Di Paolo, 69 anni, residente a Sulmona ( L'Aquila); Maurilio Aguggia, 79 anni, originario della provincia di Vercelli; Vincenzo Santamato, 62 anni, residente a Milano; Guido Angiolini, 81 anni, residente a Milano; Carlo Cogliati, 75 anni, di Milano; Nicola Sabatini, 87 anni, residente a Chieti; Domenico Angelo Alleva, 75 anni, di Bussi; Nazzareno Santini, 79 anni, originario di Roma; Luigi Guarracino, 57 anni, nato a Silvi ( Teramo); Giancarlo Morelli, 64 anni, nato a Pescara; Giuseppe Quaglia, 68 anni, originario dell'aquilano; Carlo Vassallo, 65 anni, residente a Pescara; Luigi Furlani, 65 anni, originario della provincia di Treviso; Alessandro Masotti, 74 anni, nato a Bologna; Bruno Parodi, 70 anni, di Alessandria; Mauro Molinari, 63 anni, nato a Genova; Leonardo Capogrosso, 74 anni, residente nella provincia di Alessandria; Maurizio Piazzardi, 42 anni, nato a Milano; Salvatore Boncoraglio, 70 anni, residente a Milano.