L'INCHIESTA

Banca Tercas, arrestato l'ex direttore per bancarotta fraudolenta

Perquisizioni in corso nell'istituto bancario

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Banca Tercas, arrestato l'ex direttore per bancarotta fraudolenta

ROMA. L'ex direttore generale della banca Tercas di Teramo, Antonio Di Matteo, e' stato arrestato dagli uomini del nucleo valutario della guardia di finanza con le accuse di bancarotta fraudolenta, ostacolo all'attivita' finanziaria di vigilanza e associazione per delinquere. Sono in corso perquisizioni nella sede dell'istituto e in altri uffici bancari. Banca Tercas rientra nell'elenco degli istituti finanziari commissariati dalla Bankitalia.

19 INDAGATI TRA CUI GIAMPIERO SAMORI’
Sono 19 le persone indagate insieme all'ex direttore generale della Banca Tercas di Teramo Antonio Di Matteo per associazione per delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta e ostacolo all'attivita' finanziaria di vigilanza. Le fiamme gialle del nucleo di Polizia Valutaria hanno effettuato decine di perquisizioni. Secondo l'accusa gli indagati avrebbero prosciugato i fondi della banca per favorire alcuni imprenditori e soci in affari.
Tra gli indagati dell'inchiesta sulla bancarotta della banca Tercas di Teramo vi e' anche l'avvocato-imprenditore di Modena Gianpiero Samori', che nelle ultime elezioni appoggio' il Pdl. Le perquisizioni della GdF sono in corso in varie citta' della penisola. 
Samorì è leader del Mir (Moderati in rivoluzione), formazione di centrodestra che alle ultime elezioni politiche era schierata con l'area politica di Silvio Berlusconi. Durante ala campagna elettorale da più parti Samorì era stato definito come "il nuovo Berlusconi"

Secondo quanto emerso dalle indagini con la compiacenza del direttore generale Antonio Di Matteo, un gruppo di spregiudicati imprenditori si erano di fatto impadroniti della Banca Tercas sostenendo fittiziamente l'istituto di credito e ottenendo finanziamenti al di fuori dei protocolli di garanzia e poi tali fidi non venivano  restituiti.E' quanto emerso nell'inchiesta della procura di Roma sfociata nell'arresto, ad Avezzano, di Di Matteo.

Nell'ordinanza di 80 pagine firmata dal gip Wilma Passamonti si sottolinea che, grazie «al potere assoluto di decisione di Di Matteo sulle pratiche di concessione di finanziamenti al di fuori del protocolli di garanzia» gli imprenditori ottenevano «cospicue somme di danaro (fino a 49 milioni di euro per Di Stefano, ndr) a titolo di finanziamento in carenza dei presupposti di merito creditizio a fronte della disponibilità ad effettuare operazioni di acquisto con patto di rivendita di azioni della banca (cosiddetto Portage)».
Un meccanismo, per gli inquirenti, che ha determinato una "sofferenza" per l'istituto di credito, attualmente commissariato da Bankitalia, per 220 milioni di euro.

I NOMI

Gli altri 18 indagati sono gli imprenditori Francescantonio Di Stefano, del settore televisivo, Raffaele Di Mario e Cosimo Di Rosa (Gruppo Dimafin), Giampiero Samorì (assicurazioni), Antonio Sarni (settore autogrill), Pancrazio Natali e Pierino Isoldi (immobiliaristi).

Tutti questi, insieme con Cinzia Ciampani, convivente di Di Matteo, sono accusati di associazione per delinquere finalizzata all'ostacolo delle funzioni di vigilanza, all'appropriazione indebita, alla bancarotta fraudolenta ed al riciclaggio.Gli altri indagati, per reati meno gravi, sono l'imprenditore Vittorio Casale (appropriazione indebita), Gabrio Caraffini, Lino Niisi, Gilberto Sacrati, Sergio Pellerey, Lucio Giulo Capasso, Saverio Signori, Paola Ronzio, Roberto Bertuzzo e Livio Filippi.

 PERQUISIZIONI NELE FILIALI

Sono 16 le perquisizioni eseguite dal nucleo di polizia valutaria della Guardia di Finanza presso abitazioni private, aziende e gli uffici della sede centrale dell'istituto di credito a Teramo e di tre sue filiali (Montorio Al Vomano, Roseto degli Abruzzi ed Avezzano) e della filiale di Porto San Giorgio (Fermo) della Banca Popolare di Spoleto.
 Questo perche', secondo i militari della Finanza, Di Matteo, pur essendo un ex dirigente da tempo di Banca Tercas, poteva avere accesso ai terminali e compromettere cosi' l'esito degli accertamenti investigativi. Nel corso delle perquisizioni sono stati sequestrati 200 milioni.
Il gip del tribunale di Roma, Wilma Passamonti, che ha disposto la misura cautelare del carcere per l'ex dg di Banca Tercas, Antonio Di Matteo, ha ordinato il sequestro preventivo per equivalente, fino a un limite massimo di 199 milioni di euro, di rapporti finanziari, partecipazioni societarie, beni immobili e mobili, frutto dei reati di associazione per delinquere transnazionale, riciclaggio, appropriazione indebita e bancarotta fraudolenta aggravata.

NEL 2011 L’ADDIO ALLA BANCA
Di Matteo si era dimesso dalla Tercas a settembre del 2011 dopo un incarico durato 6 anni.
Un allontanamento che sembrò un licenziamento «per incompatibilità ambientale» ma che- si è saputo solo dopo - era dovuto anche all’inchiesta penale in corso a Roma, sulla quale l’ex dg era stato ascoltato dalla Gdf di Teramo che agiva su delega.
Sulla stampa ha avuto una grossa eco il fallimento del costruttore romano Raffaele Di Mario destinatario di mutui e prestiti da parte di un pool di banche, Tercas compresa in una tranche da 100 milioni di mutuo. A dicembre 2012 Di Matteo ricevette l’avviso di garanzia con l’accusa di bancarotta fraudolenta. Stessa accusa anche per Lino Nisii, ex numero uno della banca, e Claudio Di Gennaro ex vicepresidente di Tercas.
Oltre alla banca teramana erano coinvolte altri istituti di credito: a Unicredit sono stati sequestrati 12,8 milioni di euro, a Factorit 2,6 milioni di euro, alla Banca Italease 7,9 milioni.
La procura di Roma sostiene che i quattro istituti abbiano concorso in bancarotta preferenziale e bancarotta patrimoniale e omesso il pagamento dell'Iva per soddisfare i propri crediti altrimenti difficilmente recuperabili.

E sempre la finanza, nel 2011, chiese l’acquisizione di tutta la documentazione che interessava il crac ed il fallimento di dieci società romane che lasciano un buco di oltre cento milioni e tasse non pagate per 50.
La seconda indagine della Gdf e dell’Agenzia delle entrate si è mossa invece su un altro versante, quando sempre a Di Matteo sono state chieste notizie degli investimenti di alcuni teramani nella Smi, la Banca di San Marino nella quale risultavano depositi di 40 abruzzesi, e molti appunto di Teramo. La saldatura delle due inchieste ha prodotto prima la sostituzione del dg e poi il commissariamento da parte di Bankitalia.
Di Matteo veniva definito un direttore molto “attivo”, che già un paio di mesi dopo il suo ingresso in Tercas fece erogare un finanziamento di 60 mln di euro (un quinto del capitale sociale di allora che era di 300 mln) per l’operazione caldeggiata da Giovanni Consorte - e che vedeva impegnata anche la Hopa del finanziere Emilio Gnutti - nell’acquisizione di Bnl.
Di Matteo fu anche l’ispiratore di una politica bocciata dalla società di revisione S&P’s: «A nostro giudizio, le rilevanti esposizioni della Tercas su singoli clienti, principalmente nel settore immobiliare lontano dal territorio di origine, pesano sulla qualità dell’attivo. La copertura dei crediti dubbi, pari a circa il 25% a fine 2011, è più debole rispetto alle banche comparabili e, secondo noi, continuano ad esporre la Banca ad ulteriori possibili perdite su crediti nei prossimi anni».
La Banca Tercas da novembre scorso ha sottoscritto un accordo funzionale al rilancio del gruppo Tercas con la Banca Popolare di Bari.