L'INCHIESTA

Calcioscommesse, Gattuso: «se dimostrano mio coinvolgimento mi ammazzo»

Ringhio e quei 13 sms ricevuti, io arrabbiato e offeso

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Calcioscommesse, Gattuso: «se dimostrano mio coinvolgimento mi ammazzo»




ROMA. «Rino, cosa è successo?».
Quando ieri mattina poco prima delle 7 gli agenti inviati dal pm De Martino hanno suonato al campanello di casa Gattuso, a Gallarate, ad aprire la porta c'era la moglie. A riportarlo a casa la sua telefonata che lo avvertiva: sei indagato nell'inchiesta calcioscommesse di Cremona. Lui, 'Ringhio', campione del mondo, era a Napoli per un corso allenatori. Doveva andare a lezione da Benitez.
«Ora voglio capire anche io, cosa è successo?», la reazione immediata, prima dello scatto improvviso come neanche in campo gli riuscivano, dall'albergo sul lungomare napoletano verso la stazione del treno. Era successo che il gip nella sua ordinanza della nuova operazione citava 13 contatti telefonici - ovvero sms - inviati da Francesco Bazzani, mister X, a Gattuso. Mentre la polizia portava via il computer e l'ipad consegnato dalla signora Gattuso, Rino - chilometro dopo chilometro - era informato degli sviluppi dal suo procuratore Andrea D'Amico, pronto ad assicurare in mattinata che il suo assistito cadeva letteralmente dalle nuvole. Poi, all'arrivo alla stazione di Milano, la reazione forte e in prima persona davanti alle telecamere, in linea col personaggio Gattuso, sempre pronto a metterci la faccia: «Sono arrabbiato e offeso: non voglio macchie sulla mia carriera. Non ho mai scommesso e non so neanche come si trucca una partita: non saprei da dove cominciare...», il grido dell'ex giocatore che si spinge oltre: «se venisse dimostrato che ho truccato una partita sono disposto ad andare in piazza, so di dire una cosa forte, e ammazzarmi. Chi mi conosce sa che non ci sto a perdere neanche una partitella, neanche a scopa con gli amici».
Per anni è stato un simbolo: del Milan, della nazionale, della sua Calabria, della gente nata povera e però ricca della voglia di arrivare fino al traguardo. Ora l'ombra del mostro scommesse. L'incrocio con mister Y, il tramite tra il clan di Singapore e i calciatori coinvolti nell'inchiesta di Cremona, l'uomo al quale il pm De Martino ha dato la caccia per più di un anno. E poi l'amicizia fraterna con Salvatore Pipieri, socio calabrese a Corigliano, spesso al seguito di Rino e ora nelle carte dell'ordinanza del gip per alcuni contatti con Bazzani, nome e volto del signor Y. Impossibile negare che per Gattuso sia stato uno dei giorni più brutti. «Anche perché - ricordava a metà giornata D'Amico - sappiamo che quando certi nomi eclatanti vengono coinvolti l'eco è enorme, quando poi sono prosciolti l'eco è sommessa...».
Un altro suo assistito, Domenico Criscito, lo aveva vissuto sulle proprie spalle con le foto che lo ritraevano a pranzo con gli 'slavi', l'iscrizione nel registro degli indagati, l'esclusione dalla nazionale per l'Europeo e poi il proscioglimento. «La storia di Gattuso e la mia? Lasciamo perdere, non voglio più parlare di certe cose...», sibila Criscito, in Italia per la pausa del campionato russo del suo Zenit. Analoga certezza di uscirne la nutre oggi Gattuso. «E' una roba assurda e incredibile perché non so cosa vogliano da me»: e in quell'assurdo risuona l'eco dei "13 contatti del Bazzani con l'utenza in uso al giocatore", citati nell'ordinanza. Sms inviati nell'arco di più di un anno, uno addirittura da dentro Milanello, e ai quali mancano riscontri di riposte da parte di Gattuso almeno nelle carte: eccola la prima considerazione al vaglio del suo staff, e che ora dovrà trasformarsi in tesi degli avvocati. Gattuso li ha subito individuati con D'Amico. Sono Guadalupi e Rosso, gli stessi di Criscito, mentre al 'fratello' Pipieri è stato affiancato Salvatore Mannino, figlio dell'ex ministro Calogero. Le carte dell'indagine sono in viaggio per Firenze, sede forense dei due legali. Gattuso intanto ha già fatto sapere che chiederà di essere ascoltato quanto prima.