Stadi: niente nuove case e modello inglese, la A dice no

Emendamento governo boccia complessi edilizi

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Stadi: niente nuove case e modello inglese, la A dice no





ROMA. Stadi italiani sul modello inglese: sarebbe questa la quadratura del cerchio trovata dal governo per la nuova impiantistica sportiva.
L'emendamento alla legge di stabilità, presentato oggi dall'Esecutivo, poggia su tre cardini: prevede semplificazioni per la realizzazione di nuovi impianti, 'esclude' la costruzione di nuovi complessi di edilizia residenziale, stanzia 45 milioni nel prossimo triennio per il credito agevolato alla realizzazione di nuovi impianti sportivi, gestito dall'Istituto per il Credito sportivo. 


«L'impianto è interessante, ma sull'assenza delle compensazioni economiche c'è un'incongruenza incomprensibile: così rischiamo di peggiorare la legge esistente», è la bocciatura del presidente della Lega di serie A, Maurizio Beretta, che spera in novità last minute. Una soluzione intermedia quella verso cui si sarebbe indirizzato il governo, che bilancia le resistenze degli ambientalisti e le richieste dei costruttori (che puntavano sulla possibilità delle cosiddette cubature-premio, in parole povere la costruzione di nuovi complessi residenziali) e che, di fatto, apre la strada al modello anglosassone, con lo stadio non solo 'casa' dello sport, ma anche centro commerciale, con tanto di ristoranti, cinema e negozi. Ma evidentemente la soluzione non appare la quadratura del cerchio, per i club di A. L'emendamento appena depositato, che sarà discusso dalla commissione Bilancio della Camera nella seduta notturna (h. 23), introduce delle procedure per semplificare l'approvazione dei progetti per «l'ammodernamento o la costruzione di impianti sportivi, con particolare riguardo alla sicurezza degli impianti e degli spettatori».
L'emendamento precisa anche che gli interventi devono essere realizzati «prioritariamente mediante recupero di impianti esistenti o relativamente ad impianti localizzati in aree edificate». Per quanto riguarda le procedure, il costruttore che vuole proporre il nuovo impianto deve presentare al Comune uno studio di fattibilità che «non può prevedere altri tipi di intervento, salvo quelli strettamente funzionali alla fruibilità dell'impianto e al raggiungimento del complessivo equilibrio economico-finanziario dell'iniziativa e concorrenti alla valorizzazione in termini sociali, occupazionali ed economici del territorio e comunque con esclusione della realizzazione di nuovi complessi di edilizia residenziale». 


Il termine 'fruibilità' (funzionale appunto alla perseguibilità dell'efficienza dell'impianto sportivo) potrebbe essere il grimaldello per consentire ai club e ai costruttori di raggiungere quell'equilibrio finanziario, consentendo loro di ottimizzare gli spazi all'interno degli stadi, nuovi o ristrutturati che siano. L'emendamento dà al Comune la possibilità di chiedere modifiche al progetto, ma impone ad esso ed alla Regione, ove anch'essa abbia competenza, di dare una risposta in tempi certi. Qualora non dovesse arrivare la risposta interviene il presidente del Consiglio con due percorsi a seconda della grandezza degli impianti: per quelli più piccoli (500 posti al coperto e 2.000 allo scoperto) assegna al Comune 30 giorni per rispondere, trascorsi i quali il presidente della Regione nomina un commissario che entro 60 giorni «adotta i provvedimenti necessari». Per gli impianti più grandi (4.000 posti al coperto e 20.000 allo scoperto) il cdm si pronuncia entro 60 giorni avendo sentito il Consiglio superiore dei lavori pubblici e avendo inviato a partecipare il presidente della Regione interessata. La discussione, come detto, inizierà a tarda sera ed entro domani la commissione dovrà votare l'emendamento prima dell'approdo in Aula (martedì)