L'INCHIESTA

Calcioscommese, l’inchiesta non è finita: ecco i nuovi orizzonti dell’indagine

Da Cremona altre due rogatorie a Singapore e in Svizzera

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Calcioscommese, l’inchiesta non è finita: ecco i nuovi orizzonti dell’indagine





CREMONA. Passare al setaccio i computer, smartphone, tablet e altro con cui gli indagati del calcioscommesse chattavano per truccare le partite ed eseguire due nuove rogatorie: una a Singapore e una in Svizzera.
Questi i nuovi orizzonti dell'inchiesta sul calcioscommesse della Procura di Cremona che da oltre due anni inquieta, e sembra destinata a continuare a farlo, il mondo del calcio professionista.
 La prima rogatoria servirà per avere tutto il materiale riguardante il boss Tan Seet Eng, detto 'Den', ritenuto "capo e organizzatore" dell'associazione che truccava i match a livello internazionale, arrestato a Singapore anche sulla scorta della documentazione italiana.
La seconda rogatoria ha anche il fine di chiarire la provenienza del denaro trovato su un conto riconducibile al laziale Stefano Mauri, dopo che dalla Svizzera è venuto un primo rifiuto a fornire le carte perché non esisterebbe quella che nella Confederazione elvetica è chiamata «organizzazione criminale», la quale agisce con metodi violenti e minacce, cosa che non sempre accade con la nostra associazione a delinquere.
Un'organizzazione criminale che, invece, il procuratore di Cremona, Roberto di Martino, crede di poter provare, dal momento che spesso gli scommettitori singaporiani, quelli che finanziavano il 'giro', nelle intercettazioni sono definiti "trafficanti d'armi" e alcuni indagati riferiscono di pesanti minacce perché non si sottraessero alle combine. 

Per quanto riguarda l'incidente probatorio, i periti del gip Guido Salvini dovranno analizzare «200 apparecchiature di tipo informatico (computer, smartphone, tablet e così via) che potrebbero contenere elementi di rilievo per le indagini, in particolare documentanti i rapporti tra gli indagati diretti a concludere accordi per la manipolazione delle partite di calcio o finalizzati a movimentare le somme destinate alla corruzione o costituenti il risultato della vincita delle scommesse». Accertamenti, scrive il giudice, il cui esito «potrebbe fornire nuovi spunti il cui approfondimento ha come sede naturale le indagini preliminari».
 Magari potrebbero servire per avvicinarsi a quel Mister X (o a quei Mister X) di cui avevano parlato alcuni indagati: coloro che dall'hotel Una Tocq di Milano, avrebbero diretto il traffico delle partite truccate, in contatto, a loro dire, con dirigenti sportivi di livello.
 I periti, che si ritroveranno in aula il 22 maggio, dovranno setacciare tra i file, anche quelli nascosti o cancellati, «nominativi di calciatori e altri soggetti indagati; società di calcio Serie A, Serie B e Lega Pro di prima e seconda divisione; nominativi di dirigenti di società di calcio e file contenenti alcune keywords, ad esempio Over, Vittoria, Pareggi, Bolognesi Zingari».
 Venerdì prossimo - quasi fosse un riscorso storico - saranno interrogati in procura due delle persone coinvolte nelle prime fasi dell'inchiesta: il commercialista Francesco Giannone e l'ex calciatore Gigi Sartor: anche loro appartenevano al gruppo di scommettitori chiamato dei "Bolognesi", al quale, secondo l'accusa, partecipava l'ex bomber della Nazionale Beppe Signori, e che erano in contatto con i singaporiani e avevano creato società svizzere per riciclare i soldi delle scommesse truccate.