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Truffa allo Ior, quando Cuccarese scrisse a Gotti Tedeschi: «benefattori ci vogliono dare titoli milionari»

Il monsignore pescarese finito nella reta di una organizzazione criminale internazione

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Truffa allo Ior, quando Cuccarese scrisse a Gotti Tedeschi: «benefattori ci vogliono dare titoli milionari»

Monsignor Cuccarese




PESCARA. Una organizzazione criminale internazionale con base a Pescara è stata scoperta dalla Squadra Mobile che ha denunciato sette persone per associazione per delinquere finalizzata alla perpetrazione di truffe.
Il capo della banda, secondo quanto emerso nel corso dell’indagine coordinata dal pm Gennaro Varone, era un pescarese, S.A.E., 43enne nato in Argentina, ma residente nel capoluogo adriatico.
L’uomo è indagato a piede libero e nel suo curriculum ci sono già denunce per truffa e falso. Secondo la ricostruzione della polizia con lui avrebbero agito quattro messicani, un venezuelano e una commercialista barese, C.M. di 60 anni.
L’indagine, cominciata nel 2011, è ormai alle battute finali. Vittima di questa banda è monsignor Francesco Cuccarese (non indagato), già arcivescovo di Pescara e Penne, quale legale rappresentante della Fondazione Ivec (“In Veritate Et Charitate”), di cui è presidente del Consiglio Direttivo. Cuccarese fino a questo momento non è stato ancora ascoltato.

PROCEDIMENTO DA ALTA FINANZA
Il meccanismo truffaldino ideato dai sette indagati si basava su un procedimento utilizzato nell'alta finanza, che porta il nome di Private Placement Program. Sono i cosiddetti “programmi ad alto rendimento”, sinteticamente descrivibili come forme d’investimento che consentono a chi sia in possesso di patrimoni milionari di ottenere in brevissimo tempo rendite bancarie elevatissime. Gli investitori sono chiamati a cedere o comunque vincolare in favore di un istituto di credito certificati di deposito o altri titoli attestanti le disponibilità finanziarie, a garanzia del buon esito della transazione. Solitamente a fungere da intermediario per simili affari è un trader, un professionista dei mercati finanziari, al quale l'investitore si affida per la buona riuscita dell’operazione, contando sulla professionalità, sull'esperienza, sul senso degli affari, sulla riservatezza e non da ultimo sulla onestà del trader.
Il gruppo scoperto dalla Mobile aveva intenzione di realizzare truffe per lo più ai danni di istituti di credito internazionali, con l'obiettivo di accedere a programmi di investimento ad alto rendimento utilizzando però titoli di stato esteri che avevano solo all'apparenza un valore milionario.

A SETTEMBRE 2010 LA DONAZIONE
Uno dei soggetti a cui S.A.E. ha consegnato dei titoli dal presunto ingentissimo valore è stato proprio monsignor Cuccarese.
Infatti, il 1° aprile del 2010 S.A.E. ha donato, con atto notarile, alla Fondazione Ivec di Cuccarese venti titoli messicani della Deuda Bancaria Publica de la Tesoreria de la Federacion Mexicana, emessi nel 1930. Questi titoli risultavano in precedenza donati a S.A.E., davanti ad un notaio di Città del Messico, dal munifico V.G.F., un 53enne messicano, che li aveva ricevuti a sua volta in eredità dal nonno.
Nell'atto pubblico di donazione alla Fondazione, completo di documenti di provenienza sui titoli, le parti dichiaravano ai fini fiscali che il valore dei titoli stessi era pressoché numismatico, non superiore a 20mila euro.
La singolarità sta nel fatto che, passato poco più di un anno, a quegli stessi venti titoli era attribuito un valore straordinariamente superiore.
A novembre del 2011, infatti, la Ivec, tramite monsignor Cuccarese, con atto pubblico notarile, ha conferito una procura speciale ad un soggetto residente nel napoletano (non indagato, ma con diversi precedenti di polizia per altri reati) affinché potesse negoziare e condurre trattative per conto della Fondazione in ordine ai venti titoli messicani ricevuti da S.A.E..
Nella procura si affermava che i titoli in questione avevano un valore di oltre 45 milioni di dollari americani ciascuno, per un valore di oltre 900 milioni di dollari americani.

LA LETTERA A GOTTI DETESCHI
Le indagini della Mobile sono cominciate proprio dopo aver studiato gli atti relativi a questi titoli, acquisiti dai poliziotti della 2° Sezione presso un noto studio notarile della città, sul finire del novembre del 2011, mentre era in corso una attività di indagine su altro.
Tra le carte esaminate c'era anche una missiva, datata 23 marzo 2010, con cui monsignor Cuccarese, in qualità di presidente della Fondazione Ivec, informava il presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi ed il direttore Paolo Cipriani, anche loro del tutto estranei all’indagine, che alcuni amici benefattori avevano donato alla Fondazione dei titoli del tesoro messicani, del valore di alcune decine di milioni di dollari, per promuovere opere umanitarie, tra cui la costruzione di un ospedale pediatrico in Palestina.
In realtà l’atto di donazione è stato stipulato presso il notaio solo otto giorni dopo, esattamente il 1° aprile 2010 Con quella lettera l’alto prelato chiedeva allo I.O.R. di poter depositare i titoli su un conto da aprire per l’occasione, a garanzia di un finanziamento in favore della Fondazione I.V.E.C..

L’OPERAZIONE NON VA IN PORTO
Ma l’operazione proposta non è andata a buon fine perché nel corso delle indagini i titoli sono stati sequestrati dalla Mobile.
Infatti il 14 gennaio 2012, i venti buoni della Deuda Bancaria Publica de la Tesoreria de la Federacion Mexicana datati 1930, di cui gli investigatori erano venuti a conoscenza dopo l'acquisizione di carte nello studio notarile, sono stati trovati a Roma in possesso di uno stretto collaboratore (anch’egli non indagato) di monsignor Cuccarese, il pescarese C.L. di 67 anni, insieme ad altra documentazione, che si è rivelata falsa, atta a comprovarne l’ingentissimo valore.
In particolare è stato rinvenuto un documento in lingua spagnola datato aprile 2010, ad apparente firma del direttore generale della Secretarìa de Hacienda y Crédito Publico (la S.H.C.P., ossia il Ministero delle Finanze e del Credito Pubblico messicano), in cui si attestava, su richiesta di monsignor Cuccarese, che la tipologia dei buoni del 1930 aveva un valore di 45 milioni di dollari statunitensi per titolo.
Le verifiche condotte anche tramite Interpol hanno evidenziato la falsità del documento della S.H.C.P.. La vera Secretarìa de Hacienda y Crédito Publico attestava, invece, che i vecchi titoli di debito, emessi dallo Stato Messicano fra gli anni 1850 e 1951, oggigiorno non assicurano alcun diritto a chi li possiede per cui il valore dei titoli donati alla Fondazione (pur essendo effettivamente documenti d'epoca) era puramente di natura numismatica o collezionistica. Nell’ipotesi più ottimistica si è stimato, con il parere di esperti, che essi valessero fra i 300 ed i 500 euro ciascuno.

ALTRI CASI DI TRUFFA
Nel corso dell’attività d’indagine si è appurato che questo era solo uno dei casi di cui il gruppo si era occupato.
Secondo gli inquirenti i truffatori che ruotavano intorno a S.A.E. erano in grado di procurarsi svariate tipologie di certificati di deposito apparentemente di valore elevatissimo attorno a cui “costruire” storie fantasiose - corredate da tanto di documentazione (fasulla anch’essa) - finalizzate a rendere credibile il valore milionario dei titoli.
«Solo un navigato scripofilo, così si chiamano gli esperti del settore», ha spiegato in conferenza stampa Piefrancesco Muriana, dirigente della Mobile, «avrebbe potuto capire che si trattava di titoli storici ormai fuori corso. I truffatori, spacciandosi per trader professionisti, cercavano di piazzare questo materiale presso istituti finanziari oltre confine in modo da ottenere immediate aperture di linee di credito».

LE TRACCE PORTANO IN SVIZZERA E IN MESSICO
E infatti le indagini hanno documentato come si sia tentato di negoziare i falsi titoli milionari in Svizzera, dove alcuni indagati si sono recati per i necessari contatti con le banche del posto, e in Messico, dove alcuni certificati di credito andavano venduti a acquirenti di origine panamense. Anche in questi casi, come nella tentata truffa allo I.O.R., l’operazione non è andata a buon fine grazie ad altri due interventi dalla Polizia.
Il 22 gennaio 2012, a Pescara sono stati sequestrati 5 titoli dello stesso tipo di quelli donati alla IVEC ad un emissario di S.A.E., mentre il 14 febbraio 2012, sono stati sequestrati due titoli diversi, un “Pink Lady” del 1899 ed un “Napoleon” risalente al 1913. In quest’ultimo caso la Mobile ha fatto irruzione in un hotel di Pescara, dove quattro degli indagati (tre messicani e un venezuelano) erano arrivati per incontrare S.A.E.. Infine, nel mese di agosto di quest’anno, nel corso di una perquisizione operata nei confronti di S.A.E., sono stati sequestrati altri 21 titoli americani, argentini e russi.

RAGGIURI A DANNO DEI PRIVATI
Se con i quattro sequestri dei titoli le truffe pianificate dal gruppo criminale non si sono concretizzate, tuttavia sono stati scoperti due casi di raggiri consumati ai danni di privati, documentati nelle indagini. Si tratta di un pescarese e di un chietino che, allettati dalla prospettiva di facili guadagni, sono stati indotti da S.A.E. a consegnare dei soldi, il primo 5.000 euro e il secondo 2.600 euro, nella convinzione di poter partecipare ad un investimento redditizio. Soldi che, ovviamente, sono poi spariti.
Nell’organizzazione criminale S.A.E. aveva prevalentemente il compito di procurare i titoli e la falsa documentazione a corredo, di individuare le banche cui proporre le operazioni e di scegliere anche i soggetti che avrebbero materialmente dovuto portare a conclusione tali operazioni.
Nell’indagine è stata interessata anche l'Interpol e sono state ascoltate a lungo le conversazioni degli indagati, che sembravano esperti di finanza.
S.A.E. all'atto del controllo era pronto a partire per Tokyo

a.l.

ABRUZZO. TRUFFA ALLO IOR TITOLI DI STATO: LE DUE LETTERE